Domenica 19 settembre 2004
| XXV domenica del tempo ordinario (C) – I |
| S. Gennaro |
| Letture: |
| Am 8,4-7 |
| Salmo 112: «Lo sguardo del Signore è sopra il povero.» |
| 1 Tm 2,1-8 |
| Mc 10,13-16 |
Domenica 19 settembre 2004 (messa parrocchiale ore 10.30)
« Avete sentito che abbiamo letto un vangelo diverso da quello della domenica perché, essendo una messa rituale, si può prendere una lettura dalle messe rituali: abbiamo scelto questo brano, i genitori hanno scelto questo brano, che è preso dal rituale delle messe per i battesimi. E’ un brano in cui Gesù ci dice: "Lasciate che i bambini vengano a me, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio.
La natura, infatti, è tutta bella e buona. Se noi guardiamo il firmamento del cielo; se noi consideriamo la danza di tutti i mondi, la perfetta regolarità con cui si muovono, la grande energia che espandono nell’universo; se noi guardiamo le pietre, le rocce, le montagne, i ghiacciai, i mari, gli oceani, le coste, rimaniamo incantati dalla bellezza e dall’ordine delle cose. E anche se noi guardiamo alla vita, la vita vegetale e la vita animale, come si sviluppa, con un ordine perfetto. Anche il bambino è un’immagine della bellezza di Dio. Noi tante volte diciamo: "E’ bello come un angelo… sembra un angelo…", e quante volte i nostri pittori hanno messo dei putti a rappresentare gli angeli. Perché nella loro pulizia interiore, nella loro bellezza, veramente ci incantano anche i bimbi.
Purtroppo, però, non possiamo accettare l’idea di Pelagio – un eretico del V° secolo – che diceva che la grazia di Dio è la natura stessa, per cui noi dobbiamo guardare la natura e vivere secondo natura. Ecco, c’è qualcosa della natura umana che non va: la natura umana è stata bacata dal peccato originale, e noi ce ne accorgiamo perché, se è vero che guardando i bimbi noi rimaniamo ammirati e dovremmo imparare da loro la semplicità, la sincerità, la facilità con cui si affidano ai genitori e sono sicuri della loro protezione, del loro amore, dall’altro, però, notiamo che se non sono educati bene, c’è pericolo che quelle forze latenti che si trovano in loro si sviluppino male.
Faccio un esempio: se l’egocentrismo, tipico dei bimbi piccoli, non è incanalato bene verso un’affermazione della propria personalità seria, solida, non è incanalato verso la scoperta dei propri doni, dei propri talenti, quindi della propria vocazione, nel mondo, facilmente, e purtroppo molto facilmente, l’egocentrismo diventa egoismo nella vita di tante persone; diventa disprezzo e noncuranza, perlomeno, degli altri; diventa, in qualche modo, un individualismo esasperato. Ecco allora che è necessario che, accanto al bimbo, ci siano dei genitori; dei genitori magari coadiuvati, appunto, dalle madrine, dai padrini, dai nonni, da altri adulti che in qualche modo aiutano i genitori a crescere bene questi bimbi.
E’ a voi affidato questo compito, cari genitori, in modo che il bimbo cresca bene. Vedete, il bimbo è come… è come un seme: se voi avete piantato una piantina nel vostro giardino, la curate, la amate, siete attenti, vigilate su di essa, la innaffiate, la concimate, la fate crescere bene perché domani sia qualcosa che soddisfa la vostra vista e la vostra esistenza in quel giardino. Così sono i bimbi.
Però il Signore ha provveduto a questo: ha provveduto attraverso i santi sacramenti, primo tra tutti il battesimo. Il battesimo è un dono di Dio! Il battesimo è il mistero di Dio innestato dentro di noi! Quindi, ancora più che fidarvi della vostra opera educativa, voi vi dovete fidare di Dio; perché sarà battezzato nell’acqua e nello Spirito Santo e sarà lo Spirito Santo il grande maestro della vostra Silvia che voi state per battezzare; sarà lui che plasmerà il suo animo. Ecco allora perché noi accettiamo di buon grado quell’invito, che è un comando: raramente San Paolo parla con quei termini: "Voglio dunque che tutti gli uomini preghino, dovunque si trovino, alzando al cielo mani pure senza ira e senza contesa".
Voi una cosa che dovete fare, prima di tutto, è quella di pregare per Silvia. Non solo, ma di educare alla preghiera Silvia. Ho parlato prima della natura e della bellezza della natura. Ecco, tenete presente che se voi fate notare ai vostri figli la bellezza, l’ordine della natura, oppure se sapete raccontare, con un vocabolario adatto a loro, qualche fatto della vita di Gesù, ed essi a bocca aperta, incantati, vi ascoltano, sappiate che questa è preghiera, è contemplazione, è preghiera veramente. E poi, quando sarà cresciuta, qualche preghierina, magari espressa spontaneamente da lei, può essere semplicemente un bacino dato alla mamma di Gesù, può essere… un "Gesù, ti ringrazio" al termine della giornata, però fatela pregare.
Poi, crescendo, insegnate a loro anche qualche formula di orazione, perché, vedete, noi adesso, ad esempio, siamo in chiesa; in chiesa, la preghiera comunitaria, dobbiamo essere d’accordo su certi canti, su certe orazioni, su certe preghiere che dobbiamo recitare o cantare insieme. Allora è necessario anche questo. E’ triste vedere che alle volte arrivano dei bimbi al corso di dottrina, a 6–7 anni, e non sanno neppure fare il segno della croce. No, voi dovete insegnare a pregare perché… perché è in questo modo che voi mettete la vostra bimba a contatto, appunto, col soprannaturale. Non capirà perfettamente chi è Dio; non capirà perfettamente cos’è la vita di figli di Dio, la Grazia santificante, non lo capirà, però capisce che si trova davanti al mistero e cresce con questa fede, nel mistero di Dio che è un Essere grande, onnipotente e che ci ama tanto. Voi l’educate così, soprattutto attraverso la preghiera.
Poi - dato che c’è stata anche la prima lettura che ha parlato dei poveri - ecco, educatela anche a questa… a sapersi commuovere davanti alle miserie che ci sono nel mondo. Un granché non lo potrà fare per vari anni, però educatela a sapersi commuovere. Magari a tavola, delle volte, quando sarà un po’ più grandicella, mettete il piatto anche per il bimbo che muore di fame, e se potete prendete in affido un bimbo, e mandate poi il corrispettivo a questo bimbo. Comunque, al di là di questo, direi che la forma di amore che più debbano imparare i bimbi è quella da esercitare in famiglia, verso i genitori stessi, verso la sorellina, verso i nonni, verso gli altri parenti che eventualmente vivono in casa. Saperla educare a fare, quanto prima, appena può, qualche piccolo servizio anche lei, in modo che si abitua ad essere generosa.
Si abitua che nella vita non si hanno solo dei diritti ma si hanno dei doveri, ed è questa un’educazione molto importante, specialmente oggi!
Ma la cosa più importante, ripeto, è quella che abbiamo detto prima, cioè il concepire il sacramento che stiamo per amministrare a Silvia come un dono grande che Dio fa a lei, perché l’adotta in questo momento come sua figlia. E che il Signore vi aiuti e vi benedica.
Sia lodato Gesù Cristo. »
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