Domenica 22 agosto 2004
| XXI domenica del tempo ordinario (C) – I |
| Beata Maria Vergine Regina |
| Letture: |
| Is 66,18-21 |
| Salmo 116: «Ti adoreranno, Signore, tutti i popoli della terra.» |
| Eb 12,5-7.11-13 |
| Lc 13,22-30 |
Domenica 22 agosto 2004 (messa parrocchiale ore 10.30)
« Dice il Vangelo: "Gesù passava per città e villaggi insegnando mentre era in cammino per Gerusalemme".
Abbiamo letto varie domeniche fa che Gesù, con faccia dura, si diresse verso Gerusalemme. A Gerusalemme l’attendeva la cattura, il processo, la passione, la morte. Poi anche la resurrezione, ma la resurrezione veniva dopo questi avvenimenti incresciosi per Lui. Egli si diresse deciso verso Gerusalemme. Mentre però va verso Gerusalemme, come sentiamo dal Vangelo di oggi, Egli continua a fare l’opera di maestro e, passando per le città e i villaggi, dà degli insegnamenti. Noi ascolteremo questi insegnamenti che allora diede agli abitanti dei villaggi della Samaria e della Giudea ma che oggi dà a noi, qui. Il fondale, però, ricordate, è quello: la passione e morte del Signore.
Un tale, non sappiamo se un discepolo o uno degli abitanti dei villaggi nei quali è passato il Signore, gli chiese: "Signore sono pochi quelli che si salvano?". E’ una questione che i farisei si erano posti. Alcuni farisei dicevano: tutti gli Israeliti si salveranno perché tutti fanno parte del popolo eletto. La maggior parte però anche dei farisei che si ponevano queste questioni, e dei rabbini, diceva: no, il Signore ha creato tutti ma salverà pochi. La differenza è tra un fiume e una goccia d’acqua. Si direbbe che anche l’idea del Signore Gesù sia un po’ quella se pensiamo a certe espressioni del Signore: molti sono i chiamati, pochi gli eletti.
Qui, però, come avete sentito, il Signore non risponde direttamente alla domanda - come fa quasi sempre, poi, il Signore Gesù - ma risponde in altro modo. Risponde con delle parole che ci appaiono dure, inconsuete specialmente nel Vangelo di Luca. Guardiamo… (io invoco lo Spirito del Signore su di me perché riesca dare un’interpretazione adatta alle parole del Signore per me e per voi). Gesù risponde: "Sforzatevi di entrare per la porta stretta".
E’ stretta la porta che conduce alla vita eterna. Gesù lo aveva già detto nel discorso della montagna, un discorso fatto all’inizio della sua evangelizzazione. Aveva detto: "Entrate per la porta stretta perché larga è la porta è spaziosa la via che conduce alla perdizione e molti sono quelli che entrano per essa. Quanto stretta è invece la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano". Anche in questa occasione, come avete sentito, sembra che l’idea del Signore è che sono molti quelli che si perdono e pochi quelli che si salvano.
Cosa vuol dire la porta stretta? Quando una porta è piccola e stretta bisogna contorcersi, chinarsi, farsi piccoli. Ecco allora, secondo me, la prima cosa dalla quale ci mette in guardia il Signore Gesù: dalla superbia, dall’alterigia. Proprio nel Vangelo di ieri, del sabato, leggevamo quelle parole di Gesù sui farisei: "Tutte le opere che fanno le fanno per essere ammirati dagli uomini". Quando uno ha questa supponenza, fa leva sui propri meriti, sulle proprie opere buone, questi è altero e non riesce a passare per la porta piccola e stretta. Bisogna riconoscere che noi da soli non ci salviamo. Certo ci vuole anche la nostra cooperazione, ma la salvezza è soprattutto opera di Dio quindi noi dobbiamo essere umili davanti al Signore, riconoscerci peccatori, riconoscere che tante volte promettiamo e poi non manteniamo le promesse, riconoscere che non abbiamo ancora aderito pienamente al Signore, e che solo la sua misericordia ci può salvare. Ecco cosa significa secondo me: noi dobbiamo essere umili e far leva sulla misericordia di Dio e non sui nostri meriti.
Continuiamo (continuiamo perché continua il Signore). "Molti, vi dico, cercheranno di entrarvi ma non ci riusciranno". Peggio che peggio qui, eh? Cercheranno di entrarvi e Tu gli sbatti la porta in faccia? Nella parabola del re che prepara il banchetto di nozze per suo figlio, a cui ha paragonato il Regno di Dio il Signore, dice Gesù, e mi sembra contraddittorio con quello che sta dicendo nel Vangelo di oggi (sapete gli invitati non accettano l’invito, vanno per i propri affari, si dimostrano ingrati verso il re che li aveva invitati): "Il padrone allora disse al servo: ‘Esci per le strade e lungo le siepi, spingili a entrare perché la mia casa si riempia.’". Spingili a entrare, quasi costringili a entrare! Qui invece dice che cercheranno di entrare, sono loro che cercano di entrare, e Lui chiude la porta.
Che cosa vuole insegnarci il Signore con questo? Ci vuole insegnare a stare attenti alla pigrizia, all’ignavia per cui rimandiamo sempre la nostra definitiva, vera, autentica, totale, radicale conversione a Lui. La rimandiamo sempre. E magari addirittura ci illudiamo che poi, all’ultimo momento, chiameremo il sacerdote che ci dà l’assoluzione di tutti i nostri peccati, magari ci dà anche l’unzione degli infermi, e così abbiamo le carte in regola per entrare in paradiso. Ora noi non sappiamo se avremo il tempo di pentirci, ma, soprattutto, io vi faccio notare che quasi sempre, a parte qualche rara eccezione, quasi sempre uno muore come è vissuto. Credete voi che un vizioso aborrisca i suoi vizi in punto di morte? Credete che uno che ha cercato di accumulare denari e ha fatto del denaro lo scopo della vita, magari delle volte con atti ingiusti, quando è alla fine sia staccato dal denaro? E’ solo dispiaciuto per dovere lasciare i suoi denari, ma non certamente pentito!
Sentite cosa dice San Paolo nella lettera ai Galati: "Non vi fate illusioni, non ci si può prendere gioco di Dio. Ciascuno raccoglierà quello che avrà seminato. Chi semina nella sua carne dalla carne raccoglierà corruzione. Chi semina nello Spirito dallo Spirito raccoglierà vita eterna. E non stanchiamoci di fare il bene. Se infatti non desistiamo a suo tempo mieteremo. Poiché dunque ne abbiamo occasione in tempo, operiamo il bene verso tutti, soprattutto verso i fratelli nella fede". San Paolo ci dice di approfittare del tempo presente, perché il tempo passa presto e non possiamo prenderci gioco di Dio, e non possiamo irridere Dio.
Allora, il Signore ci insegna a stare attenti alla superbia, all’alterigia, ma anche a stare attenti alla pigrizia. Ancora: "Quando il padrone di casa di alzerà e chiuderà la porta, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta dicendo: ‘Signore aprici!’, ma egli vi risponderà: ‘Non vi conosco, non so di dove siete’. Allora comincerete a dire: ‘Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze’, ma egli dichiarerà: ‘Vi dico che non so di dove siete. Allontanatevi da me voi tutti operatori di iniquità’".
C’è una terza cosa dalla quale ci mette in guardia il Signore: la ipocrisia. Noi potremmo illuderci che il partecipare alla messa, come facciamo oggi noi, che l’avere ricevuto il battesimo, accostarci alla comunione, alla confessione, ai Santi Sacramenti, fare le cosiddette pratiche di pietà, sia un metterci a posto in coscienza. E’ più che mai rivolta a noi questa esortazione del Signore. Ma se noi non facciamo… non vediamo la comunione eucaristica, la partecipazione alla messa (guardate che qui dice: "Abbiamo mangiato il tuo pane… alla tua mensa… abbiamo ascoltato la tua parola…", sembra proprio che parli della messa), se noi non facciamo della messa un mezzo per arrivare a una comunione sempre intima, sempre più amorosa, sempre più vera con il Padre celeste e con Gesù; se noi non vediamo nell’eucaristia il mezzo per continuare questa comunione d’amore poi nella vita ma la vediamo soltanto come una pratica esterna da compiere, da fare, quasi una tassa da pagare, allora ci illudiamo. Se poi addirittura aggiungiamo vizi, corruzione, ingiustizia, allora più che mai non siamo degni del Regno di Dio. Vi ricordate quello che dice Gesù, a un certo punto, ai farisei? "Guai a voi farisei, ipocriti che pagate la decima della menta dell’anice e del cumino e non praticate la giustizia e la carità. Queste cose bisognava fare, senza omettere quelle". Notate la precisione, sempre, del Signore: "senza omettere quelle". Cioè, se anche il pagare la decima della menta, come sarebbe, non so, se uno di voi volesse pagare l’irpef sui frutti dell’orto, ecco, faccio per dire, se anche pagare la decima della menta è frutto di amore, è segno di amore, allora va bene anche quello. Certo, prima di quelle piccole cose lì, di quelle piccole soddisfazioni, diciamo così, della legge ci sono la giustizia e la carità. Bisogna innanzi tutti praticare la giustizia, la carità, e se noi veniamo a meno in quelle tutto il resto non conta niente.
Vi leggo un’altra pagina di Isaia (quella che abbiamo letto come prima lettura quest’oggi è presa dall’ultimo capitolo del libro di Isaia. Quello che vi leggo adesso è dal primo capitolo, cioè Isaia comincia così, il grande Isaia): "Udite la parola del Signore voi capi di Sodoma, ascoltate la dottrina del nostro Dio, popolo di Gomorra". Non è che Isaia stia parlando a Sodoma e Gomorra che sono già state distrutte perlomeno mille anni prima dal Signore col fuoco che è sceso dal cielo al tempo di Abramo; parla a Gerusalemme e agli abitanti della Giudea, è a loro che parla. "Che mi importa dei vostri sacrifici senza numero, dice il Signore. Sono sazio degli olocausti di montone e del grasso di giovenchi; il sangue di tori e di agnelli e di capri io non lo gradisco. Quando venite a presentarvi da me, chi richiede da voi che veniate a calpestare i miei atri? Smettete di presentare offerte inutili, L’incenso è un abominio per me; noviluni, sabati, assemblee sacre, non posso sopportare delitto e solennità". "Non posso sopportare delitto e solennità". Delitto e la celebrazione di feste liturgiche. "I vostri noviluni, le vostre feste io detesto, sono per me un peso; sono stanco di sopportarli. Quando stendete le mani…", quando stendete le mani per pregare, eh? "… quando stendete le mani, io allontano gli occhi da voi. Anche se moltiplicate le preghiere, io non ascolto. Le vostre mani grondano sangue. Lavatevi, purificatevi, togliete il male delle vostre azioni dalla mia vista. Cessate di fare il male, imparate a fare il bene, ricercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova…" eccetera. Ecco quello che ci vuole insegnare, secondo me, il Signore: state attenti all’ipocrisia, a non mettere d’accordo le azioni sacre con le ingiustizie e la mancanza di amore.
"Là ci sarà pianto e stridore di denti quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio e voi cacciati fuori". Ci sarà il pianto perché abbiamo perso tempo e la rabbia, il digrignare i denti perché siamo dei falliti e il tempo e la vita che ci era stata data non l’abbiamo sfruttata. "Verranno", dice Gesù, "da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio". Questi che vengono da oriente, da occidente, da settentrione e da mezzogiorno dobbiamo pensare che non sono i Cristiani, i discepoli di Cristo. Magari sono persone che non hanno mai sentito dire che sia esistito Cristo e tantomeno hanno avuta fiducia in Lui, sono stati battezzati, hanno creduto… no, sono persone che, appartenendo pure ad altre religioni, ad altri popoli, hanno cercato di vivere secondo coscienza, hanno avuto fiducia in Dio, si sono affidati a Lui, hanno cercato di praticare la giustizia, la rettitudine, la solidarietà quando hanno potuto. Questi entreranno nel regno di Dio, mentre i figli del Regno, se stiamo all’edizione parallela di Matteo, saranno cacciati fuori.
Allora un pensiero che può sorgere a me e a voi e proprio questo: Beh, allora non conviene essere cristiani, credere in Gesù Cristo, ricevere i sacramenti, eccetera; se è più pericoloso essere cristiani che non esserlo era meglio che non fossimo neanche cristiani. La giustizia di Dio consiste in questo: nel retribuire a ciascuno secondo quello che Lui ha dato. A chi ha dato poco chiede poco, a chi ha dato molto chiede molto. Vi ricordate? L’abbiamo letto poche domeniche fa. A chi fu affidato molto sarà chiesto ancora di più. Il Signore ci ha dato molto, vogliamo disprezzare il suo dono? Se noi non riusciamo ad essere dei veri Cristiani pur avendo ricevuto tutto quello che abbiamo ricevuto, pensiamo se fossimo dei pagani, dei Confuciani, dei Buddisti, degli Animisti… forse sarebbe ancora… anzi, senz’altro sarebbe molto più difficile essere veramente credenti in Dio, onesti e retti. Quindi dobbiamo solo ringraziare Dio di quello che ci ha dato. Piuttosto dobbiamo corrispondere Dio, dobbiamo stare attenti, come ci ha messo in guardia il Signore, dalla superbia, dalla pigrizia, dall’ipocrisia.
Io vi consiglio di fare una preghiera quest’oggi: Signore, io sono una pezza da piedi, non so essere fedele a Dio. Non trattarmi per il poco amore che io ho per Te, ma trattami secondo il grande amore, infinito amore che Tu hai per me. E guarda al Tuo Figlio Crocifisso che ti dice: ‘Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno’".
Sia lodato Gesù Cristo. »
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