Domenica 15 agosto 2004
| XX domenica del tempo ordinario (C) – P |
| Assunzione della Beata Vergine Maria |
| Letture: |
| Ap 11,19; 12,1-6.10 |
| Salmo 44: «Risplende la Regina, Signore, alla tua destra.» |
| 1 Cor 15,20-26 |
| Lc 1,39-56 |
Domenica 15 agosto 2004 (messa parrocchiale ore 10.30)
« Desidero quest’oggi fare alcune annotazioni sulle letture che abbiamo fatto, sulle tre letture di questa solennità dell’Assunta.
La prima lettura è tratta dal libro dell’Apocalisse. La festa dell’Assunta e quella di Tutti i Santi, 1° novembre, ha come prima lettura un brano dell’Apocalisse perché si tratta di realtà e delle persone che sono già nello stato finale e di gloria presso Dio e, quindi, una lettura viene presa dall’Apocalisse anziché dal Vecchio Testamento come normalmente è la prima lettura. Soltanto nel periodo pasquale si prende dal libro Atti degli Apostoli. Poi ci sono queste due solennità in cui si prende un brano dell’Apocalisse.
Il brano che noi abbiamo letto oggi parla di una grande visione. Già il libro, il nome "Apocalisse" vuol dire rivelazione e quindi è tutta una rivelazione sul mondo futuro, sul giorno del Signore, sul giudizio universale e, soprattutto sul Paradiso, il cielo.
Ebbene che cosa apparve in cielo? Una donna vestita di sole con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle, era incinta e gridava per le doglie e il travaglio, il parto. Guardando a questa visione e agli elementi che vengono messi in luce dopo, nel seguito del racconto, l’interpretazione data è molteplice, cioè gli esegeti, coloro che studiano la sacra scrittura non sono d’accordo sull’interpretazione di questa visione.
Qualcuno dice che questa donna rappresenta Eva. Eva è la madre di tutti i viventi, come dice il libro della Genesi, e che apparirà alla fine nella luce di Dio perché da lei è nato il Salvatore, perché tutta l’umanità discende da lei. C’è infatti tutto un seguito di persone che nascono da questa donna, non c’è solo il Figlio destinato a reggere il mondo intero con scettro di ferro, c’è tutt’una generazione di cui si parla subito dopo il brano che noi abbiamo letto.
Di fatto tra la donna e il drago – del drago, si dice nei versetti che mancano anche qui, nella lettura fatta, che è il serpente antico, colui che chiamiamo il Diavolo e Satana – ora tra Eva e il serpente antico, il Diavolo, c’è stata questa lotta, anzi, Dio stesso, dopo il peccato originale, dice al serpente: "Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua discendenza e la sua discendenza". Quindi questa lotta significherebbe una lotta che è continuata per tutto il tempo della storia tra l’umanità discendente da Eva il Demonio e il suoi seguaci.
Non mi convince del tutto questa interpretazione.
Qualcun altro applica questa visione a Israele. Israele, forse si capisce anche meglio pensando che nella lingua ebraica Israele è un nome femminile, non maschile e, ad esempio, nel libro di Isaia profeta, Dio dice: "Come un giovane sposa una vergine così io ti sposerò, ti sposerà il tuo Redentore", e nel libro di Osea dice: "Ti farò mia sposa per sempre, ti farò mia sposa nella giustizia e nel diritto, nella benevolenza e nell’amore". Nell’ultimo capitolo, poi, del libro di Isaia si dice con chiarezza parlando non più di una donna ma della Gerusalemme celeste, della Gerusalemme finale, come se ne parla del resto nel libro dell’Apocalisse, che da Lei nascerà colui che governerà il mondo e, insieme a Lui, tutta una grande discendenza composta dal resto di Israele che è rimasto fedele a Dio e da uomini di tutte le tribù e le nazioni della terra.
Gesù, come nascita, è un ebreo quindi nasce dal popolo di Israele. Questa è già un’interpretazione migliore. Quella corona di dodici stelle significherebbe le dodici tribù di Israele.
Ma se dobbiamo interpretarlo così, allora è meglio interpretarla come visione della Chiesa: la Chiesa è il nuovo popolo di Dio, dalla Chiesa è nato il Salvatore e quell’angoscia, quel turbamento che ha accompagnato la Chiesa nascente, il drappello dei discepoli durante la passione morte del Signore è rappresentata bene qui nella lotta tra il drago che vuole uccidere il figlio appena nato. Questo figlio, però, viene subito rapido verso Dio e verso il suo trono: la resurrezione e l’ascensione di Cristo al cielo. E la Chiesa diventerà davvero la famiglia di tutti i figli di Dio presi da tutte le nazioni della terra. Quella corona di dodici stelle può rappresentare la corona dei dodici apostoli di Cristo.
Allora, in questo senso, nell’orizzonte della Chiesa, ecco che la visione si applica benissimo e in modo ancora più proprio, secondo me, a Maria Santissima la quale è colei che veramente ha generato il Salvatore e ha viscere di madre, di maternità, nei riguardi di tutti gli uomini.
Se noi stiamo a quell’interpretazione che già i padri della Chiesa davano all’episodio avvenuto ai piedi della Croce quando Gesù dice a Maria: "Donna, ecco tuo figlio", additando Giovanni. In Giovanni era il discepolo, se volete i discepoli, di Gesù che diventavano figli di Maria. Maria, cioè, continuava la sua maternità estendendola a tutti gli uomini.
Nella "Marianus cultus" (Marialis cultus vuol dire il culto di Maria, è una lettera apostolica scritta trent’anni fa da Paolo VI°) il Papa dice che Maria continua anche adesso, in cielo, la sua opera di madre non solo verso i Cristiani, ma verso tutti gli uomini, cioè si dà da fare, è attenta verso le necessità di ciascuno per portare ciascun uomo ad essere come Dio lo vuole, per formare in loro il Cristo.
Quindi questa maternità divina di Maria noi la troviamo… si applica benissimo anche alla visione attuale, infatti, nella visione attuale, viene riportato, si dice che il drago, vedendo che non poteva più far niente né contro la donna, né contro il suo figlio, si è rivolto a tutti i discendenti della donna che… quelli che osservano la legge di Dio e offrono la testimonianza a Gesù.
Mi sembra che, applicato a Maria, sia applicato in un modo proprio… certamente la Chiesa avendo messo come prima lettura questo brano, almeno in senso accomodatizio, la applica a Maria Santissima.
E veniamo alla seconda lettura. Nella seconda lettura, tratta dal famoso quindicesimo capitolo della prima lettera ai Corinzi, dove si parla della resurrezione dei morti, come avete sentito San Paolo dice che ci sono come due genealogie: una che discende da Adamo, l’altra che discende da Cristo e, come tutti muoiono in Adamo, così tutti risorgeranno in Cristo.
"Come abbiamo portato", dice più avanti nel testo, "l’immagine dell’uomo terrestre, porteremo anche l’immagine dell’uomo celeste". Certo il nostro corpo non sarà più quello di prima. San Paolo cerca di descriverlo un po’: seminiamo un corpo corruttibile, sorgerà incorruttibile, un corpo passibile non sarà più soggetto alle sofferenze, un corpo mortale sarà immortale, un corpo ignominioso risorgerà glorioso e luminoso, … un corpo animale e sorgerà un corpo spirituale.
Sono tutti termini il cui significato preciso ci sfugge un po’ perché non abbiamo esperienza della resurrezione del corpo. Quello che riusciamo a capire un po’… che sarà un corpo diverso, un corpo che godrà anche nella materia della gloria di Dio.
Questa doppia genealogia – abbiamo portato l’immagine di Adamo, porteremo anche quella di Cristo, anzi già abbiamo iniziato a portarla col battesimo – avviene però in ordine.
Primo, dice San Paolo, Cristo che è la primizia. Qui dice è la primizia di coloro che sono morti. Nella lettera ai Colossesi dice il primogenito dei risorti. Allora, prima Cristo, poi coloro che sono di Cristo, quelli che sono stati battezzati che hanno creduto in Cristo. Poi ci sarà la fine, dopo che Egli avrà assoggettato ogni principato, ogni potestà, ogni potenza. E’ necessario, infatti, che Egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. Cioè, Cristo regnerà anche sulla terra, per un certo periodo (questo lo dice anche il libro dell’Apocalisse), e quando avrà assoggettato tutte le potenze nemiche, allora consegnerà il regno al Padre e risorgeranno tutti gli altri morti.
Queste potenze nemiche, voglio precisare, non sono direttamente ed esplicitamente i poteri che sono sulla terra: sono le potenze diaboliche che hanno cercato di seminare il male, la morte, il peccato nel mondo, anche se delle volte queste potenze diaboliche possono avere agito attraverso i poteri militari, politici ed economici che si trovano nel mondo e che tante volte purtroppo, vediamo, schiacciano l’uomo, lo riducono in schiavitù e gli tolgono la libertà e la dignità. Cristo debellerà tutte queste potenze nemiche e allora ci sarà la resurrezione finale.
Allora prima c’è Cristo, poi coloro che sono di Cristo, poi tutti gli altri. In questo ordine dove mettiamo Maria? Non la mettiamo tra coloro che sono di Cristo, la mettiamo con Cristo direttamente, cioè Maria è un tutt’uno con Cristo. Maria, dice il teologo Vannucci, è come un frammento, un piccolo frammento dell’universo che si è staccato dalla routine normale, ordinaria dell’umanità, perché in Lei materia e spirito quasi si sono identificati. E’ stata tanto aderente al progetto di Dio su di Lei, l’ha osservato così alla perfezione che ha meritato di essere partecipe subito della gloria del Cristo risorto. Quindi come è risorto Cristo, così è risorta la Madonna.
E’ avvenuto per Lei quello che San Paolo dice di Cristo nella lettera ai Filippesi: "Ha umiliato se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio lo ha esaltato". Ecco per Maria è avvenuta la stessa cosa e, unica tra tutte le creature, pure creature, ha meritato di essere glorificata anche nel corpo.
Quando Maria si presenta ad Elisabetta, voi avete sentito che abbiamo letto il Vangelo della visitazione quest’oggi – perché nel Vangelo e nelle sacre scritture non è riportata l’assunzione della Madonna – abbiamo letto la visitazione. Perché?
Perché nella visitazione Elisabetta magnifica Maria. Dice: "Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo. A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Beata colei che ha creduto nella parola del Signore", quindi magnifica molto Maria e dice che anche il suo bimbo, Giovanni Battista, ha esultato nel suo grembo al suo arrivo e al suo saluto.
Maria come risponde? "Io invece magnifico il Signore e l’anima mia esulta in Dio mio Salvatore perché ha guardato l’umiltà della sua serva". Cioè, tu magnifichi me, il tuo bimbo esulta per me, invece io magnifico il Signore ed esulto in Dio che è il mio Salvatore, che ha guardato l’umiltà della sua serva. "Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente", cioè attribuisce a Dio questa sua grandezza.
Voi avete anche notato che nel Magnificat c’è un’alternanza continua tra il singolare e il plurale: ha guardato l’umiltà della sua serva, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore, ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili, ha guardato la pochezza della sua serva, ha soccorso Israele suo servo. Cioè, cosa vuol dire questo?
Che Maria non solo magnifica il Signore, ringrazia Dio di quello che è avvenuto in lei, ma dice che quello che è avvenuto in lei serve per portare la salvezza di Dio a tutti gli uomini che accettano il progetto di Dio.
Ecco allora quello che noi dobbiamo fare: accettare il progetto di Dio sopra di noi per essere partecipi, prima o poi, della gloria stessa di Maria. Anche perché la vittoria di Maria sulla morte, sul male, sul peccato, ci dice che questo è possibile. Ecco perché noi guardiamo a Maria non solo perché è nostra mamma, ma perché abbiamo fiducia che avvenga anche in noi quello che è avvenuto in Lei.
E termino con le parole della "Marialis cultus" di Pio (Paolo – ndr) VI°, vi leggo un brevissimo brano perché mi sembra quanto mai adatto al giorno d’oggi. "Attanagliati dall’angoscia, dalla solitudine e dalla previsione di un futuro apocalittico per l’umanità, Maria assunta offre una visione serena e una parola rassicurante: la vittoria della speranza sull’angoscia, della comunione sulla solitudine, della pace sul turbamento, della gioia e dell’accoglienza sul tedio e sulla nausea, delle prospettive eterne su quelle temporali, della vita sulla morte". Questo voglia il Signore Iddio anche per tutti noi.
Sia lodato Gesù Cristo. »
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