25.3.2010

Liturgia - Prediche del parroco don Wojciech
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Giovedì 25 marzo 2010

V Quaresima (C) – P
Annunciazione del Signore
Letture:
Is 7,10-14; 8,10
Salmo 39:
«Ecco, Signore:
io vengo per fare la tua volontà.»
Eb 10,4-10
Lc 1,26-38

Chiesa di Mandriolo. SAGRA TITOLARE, ore 21.00.

Predica del nuovo parroco don Wojciech

« Ero già preoccupato, che devo parlare dall’alto, e non mi piace perché non c’è questo rapporto con la gente che si ha davanti, perché celebrare l’Eucaristia, parlare di Dio è sempre una comunicazione... scendere dall’alto e guardare dall’alto... ma stare alla pari.

Resurrezione Resurrezione

Stiamo vivendo la Quaresima che è il tempo che ci porta alla Pasqua. Però, durante questo cammino, ecco, abbiamo già la seconda sosta. Poche settimane fa abbiamo celebrato la solennità di San Giuseppe, sposo di Maria, e oggi la seconda sosta, quella dell’Annunciazione. Io credo che questo non è che interrompa questo cammino, piuttosto lo arricchisce. Io credo che... abbiamo un po’ di fortuna: che è proprio all’interno di questa festa che noi possiamo prepararci meglio alla festa che ci aspetta.

Credo che sia anche un fatto provvidenziale che proprio oggi io celebro questa messa con voi. Da alcune settimane, lo sapete che il vescovo ha istituita una unità pastorale nuova: Mandrio, Mandriolo e San Martino. Celebrare la festa dell’Annunciazione vuol dire tornare all’inizio della storia della nostra salvezza, ma per me celebrare stasera questa messa con voi vuol dire dare l’inizio di un cammino che costruiremo insieme.

E se questo non bastasse, aggiungiamo un’altra cosa. Io mi ricordo che quando sono arrivato a Mandrio e quando celebravo per la prima volta la sagra a Mandrio avevo detto alla mia gente: - Ma voi siete fortunati, perché... non avete un patrono qualsiasi. Abbiamo tanti santi che veneriamo, e sante, ma voi a Mandrio avete Santissimo Saltatore, nientemeno che Dio stesso, Gesù che è il nostro Salvatore. Ma mi viene da dire anche stasera che anche voi Mandriolesi non siete meno fortunati perché voi avete un’altra patrona che è nientemeno che Madre di Dio. È proprio bellissimo mettere insieme queste due feste, queste due sagre, se non per dire tre addirittura, perché ciò che è la vostra fortuna, ciò che è la vostra gioia, la vostra ricchezza, dei Mandriolesi, ora diventa anche la nostra, e viceversa. Cioè, noi oggi possiamo mettere insieme questi santi protettori che intercedano per noi, che ci accompagnano, che ci aiutano vivere questo momento proprio nel Signore.

E mentre facciamo questo, ecco, le letture che abbiamo appena ascoltato vogliono un po’ darci una mano, vogliono un po’ guidarci in questo cammino che sta per cominciare. So che voi a questa festa vi siete preparati con un triduo. Ho letto che si doveva pregare con le meditazioni di don Tonino Bello, e proprio lì ho trovato una bellissima espressione che spiega un po’ il significato di questa festa che celebriamo stasera: l’Annunciazione. Il vescovo Tonino Bello chiama Maria "la donna del sì".

Provate a ripensare alle letture che abbiamo appena ascoltato, se lì non si parla proprio di questo. Tre volte abbiamo sentito il "sì", un sì che si intreccia, un sì che si sostiene a vicenda. Proviamo a partire con il primo, quello che abbiamo sentito nel Vangelo. Maria che pronuncia il suo sì: "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto". È la conclusione del brano del Vangelo. Potremmo dire è la conclusione della vocazione che viene affidata a Maria.

Mi spiego. Dio ha un bellissimo progetto per l’umanità. Ci ha pensati, ci ha amati, ci vuole un sacco di bene, e per portare il suo progetto a compimento, cosa fa? Ha bisogno anche dei collaboratori, chiede una collaborazione a Maria Santissima, senza di lei non avrebbe potuto portare a compimento quello che ha pensato, quello che ha programmato per tutta l’umanità, quindi anche per noi. E a me piace proprio che questo Dio onnipotente che si inchina, che chiede a una donna semplice una collaborazione. E Maria sarà sequestrata dalla volontà di Dio: non farà più quello che a lei piaceva, quello che pensava, desiderava di fare, ma da quel momento in poi sarà lo strumento nelle mani di Dio; i suoi sentimenti, i suoi progetti... non saranno più i suoi ma entreranno a far parte di questo grande progetto di Dio. Qui abbiamo il primo sì.

Passiamo ora al secondo, quello detto da Gesù. Questo sì di Maria si intreccia con quello di Gesù Cristo: due cose che devono andare insieme. E abbiamo sentito proprio nella seconda lettura queste parole: "Entrando le mondo Cristo dice: Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato, allora ho detto: Ecco io vengo poiché di me sta scritto nel rotolo del libro: per compiere, o Dio, la tua volontà".

Gesù, entrando nel mondo, entrando nella nostra storia umana, non viene qui per parlare delle sue cose; non viene qui per apparire che è uno che è diverso dagli altri, ma viene perché ha un’opera da compiere. La cosa fondamentale è proprio questa, è venuto per portare a compimento non la sua volontà ma quella del Padre. Provate a pensare, tutto quello che dirà, tutto quello che farà Gesù, la sua passione, il rifiuto, entrerà a far parte della volontà del Padre suo. Il suo sì è veramente radicale, è completo, totale, di più non poteva dare. Ha donato la sua vita perché la volontà del suo Padre si realizzi.

Bene, alla radice di questi due sì, del sì di Maria e quello del Figlio suo, ci sta un altro sì, il sì del Padre. Il Padre che sa dire anche all’umanità, a ognuno di noi, il suo sì. Abbiamo sentito questo bellissimo brano, che abbiamo ascoltato nella prima lettura, quando gli Israeliti, meglio, gli abitanti di Gerusalemme vivono nell’assedio, hanno perso la libertà, vivono tristi, non sanno che futuro aspetta loro. Sono tristi, rassegnati; per loro la vita praticamente è finita, perché gli Assiri hanno fatto la loro parte, non sono soltanto i nemici, ma sono coloro per distruggere il tempio di Dio, per distruggere Gerusalemme.

Questa è la promessa di Dio: questo popolo non verrà meno; e Dio lo dice attraverso il profeta che abbiamo sentito nella prima lettura: "La Vergine concepirà e partorirà un figlio che chiamerà Emmanuele, cioè Dio-con-noi". Vuole dire: se Dio ha fatto delle promesse all’umanità, a noi, Dio non può venire mai a meno a queste promesse. Quando lui dice che una donna partorirà un figlio, che significa Dio-con-noi, voleva dire: voi non siete soli ma avrete in aiuto la presenza di Dio, la sua consolazione, la sua benedizione, la sua forza; voi non agirete secondo le vostre capacità ma secondo questa presenza di Dio.

E guardate, questa è una promessa, lo dicono i profeti. Ma questa promessa si realizza in Maria Santissima, perché nel brano del Vangelo abbiamo sentito queste parole: "Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù; sarà grande e chiamato figlio dell’Altissimo e il Signore Dio gli darà il trono di Davide, suo padre, e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine". La parola di Dio, la sua promessa diventa una realtà.

Non sarebbe stato possibile il sì di Gesù, di Maria, di Dio stesso, se Maria non avesse risposto perché Dio potesse portare a compimento il suo progetto.

Ora noi potremmo farci questa domanda: Ma come questo "sì" si realizza nella nostra vita? Ha a che fare con noi? È giusto, è bello sapere che Dio ha fatto così, che qualcuno alla sua proposta, alle sue richieste, ha risposto di sì, ma credo che questo non è sufficiente, perché il Vangelo, ora, bisogna metterlo in pratica; ora deve diventare la nostra vita; quindi non può mancare a questa festa il quarto sì: di tutti noi che ora partecipiamo a questa santa messa. Come a Maria, come ai profeti Dio lasciava dei compiti, delle missioni da compiere, così oggi a ognuno di noi fa la stessa cosa: ci chiede la nostra collaborazione; ci chiede che anche noi, guardando a Maria, che per noi è un esempio, un modello, anche noi sappiamo dire il nostro "sì".

Sì alla volontà di Dio, prima di tutto. Quante volte lo ripetiamo nel Padre Nostro quando diciamo "Sia fatta la tua volontà": noi, perché questa volontà si compia, vogliamo essere tuoi collaboratori. Poche settimane fa il nostro vescovo - istituendo una nuova unità pastorale: Mandrio, Mandriolo e San Martino - ci ha chiesto di camminare insieme; ci chiede un’altra volta di dire sì a questo progetto che Dio, attraverso il nostro vescovo ha per queste tre comunità.

Ma possiamo anche calare più in basso, alla vita di ognuno di noi. Perché quando uno va a lavorare non lo fa solo per i soldi, ma prima di tutto è chiamato per portare a compimento quel progetto che Dio ha su di noi, quindi anche il lavoro per noi può diventare il posto della nostra santificazione, il luogo dove può risuonare il nostro "sì". I bambini quando fanno i compiti, se lo fanno con tutto l’impegno, con tutto il cuore, dicono "sì"; quando i ragazzi più grandi aiutano la mamma o il papà a fare diverse faccende di casa, se lo fanno con generosità, con bontà, ecco, non fanno altro che dire "sì".

Allora, chiediamo alla nostra patrona, Maria, perché ci aiuti nella vita di ogni giorno, rispondere sempre: Eccomi, ci sono, ci sto, senza: ma... perché... se ci riuscirò... se avrò voglia..., ma: ci voglio stare. Perché quello che ci chiede il Signore, non chiede mai quello che è impossibile ma quello che possiamo portare a compimento. E noi questo lo chiediamo per intercessione di Maria a Dio Padre, perché il mondo di cui facciamo parte diventi il mondo più bello, più giusto, più accogliente.

Dio ha fatto questa promessa, che la realizzerà. Però, dal momento che noi vogliamo questo mondo dobbiamo anche essere disponibili a sequestrarci dalla nostra volontà, a sottostare a quella di Dio. E questo, con tutto il cuore, con tutte le forze, chiediamo a Dio, per intercessione di Maria e del suo Figlio, perché ci aiutino a mettere in pratica questa parola che ora abbiamo ascoltato, che ora si mette in viaggio per diventare la vita di ogni giorno. »