Mandriolo nella rete

Unità pastorale di Mandrio, Mandriolo e San Martino (Vicariato III - Correggio, RE)

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2.5.2010

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Domenica 2 maggio 2010

V Pasqua (C) – I
S. Atanasio
Letture:
At 14,21b-27
Salmo 144:
«Benedirò il tuo nome per sempre, Signore.»
Ap 21,1-5a
Gv 13,31-33a.34-35

Chiesa di Mandriolo. Messa parrocchiale, ore 10.30.

Predica del parroco don Wojciech

« Dopo la resurrezione di Gesù, per diverse domeniche, i vangeli ci raccontavano come Gesù è apparso ai suoi discepoli. Così fu fino all’ultima domenica che abbiamo celebrato, quella del Buon Pastore, e oggi pare che il vangelo che abbiamo appena ascoltato ci voglia riportare indietro. Infatti comincia con queste parole: "Quando Giuda uscì dal cenacolo".

Il cenacolo di Leonardo Il cenacolo di Leonardo

Non è più che siamo nel tempo pasquale ma abbiamo fatto un passo indietro, a quando Gesù vuole celebrare l’ultima pasqua, l’ultima cena con i suoi discepoli. L’evangelista Giovanni non racconta l’istituzione dell’Eucaristia ma [Gesù che] compie un gesto di carità: la lavanda dei piedi. E prima che lo faccia, ecco, Giuda lo tradisce. Esce, non vuole partecipare a questo rito. Subito dopo, quando Gesù si troverà nel cortile del palazzo di Pilato, un altro discepolo rinnegherà Gesù.

Guardate, tre anni Gesù non aveva fatto altro che istruire i suoi discepoli, a prepararli a quella missione che dovranno continuare quando lui non sarà più con loro. Hanno visto dei miracoli, hanno ascoltato la sua parola, i suoi insegnamenti, ma pare che di tutto ciò non abbiano capito niente; hanno dato un torto al proprio maestro. E allora nasce la domanda: di fronte a questi atteggiamenti, Gesù come si comporterà? Cosa farà Gesù? ... Li eliminerà, li sgriderà, li rimprovererà? Niente di questo: Gesù a loro lascia un’ultima raccomandazione.

Mi viene in mente che quando ero ragazzino io e andavo ancora a scuola, ogni volta quando stavo per andare a scuola mamma mi diceva: – Mi raccomando, fa’ il bravo.
Gesù dice: – Ancora per poco sono con voi. Fin qui ho fatto quello che ho potuto, ma adesso dovete arrangiarvi da soli, quindi vi lascio... non delle raccomandazioni, ma vi lascio un comandamento, un comandamento – come dice il testo – addirittura nuovo. Uno potrebbe allora domandarsi: ma dove sta questa novità del comandamento? Anche nell’Antico Testamento si parlava che... gli uomini devono volersi bene, che gli uni amino gli altri; però c’è una piccola differenza: se nell’Antico Testamento si diceva "ama chi ti ama" (e c’è anche la seconda parte "odia chi ti odia"), adesso, con la venuta di Gesù, con il suo insegnamento, il comandamento diventa veramente nuovo. Nuovo perché non più io ti do quanto mi dai tu, ma un amore senza fare i calcoli, un amore gratuito.

Provate a pensare: Giuda ha calpestato i piedi di Gesù; ha fatto altrettanto anche Pietro. Allora Gesù se rimaneva nell’Antico Testamento avrebbe dovuto fare questo: siccome mi avete fatto questo, allora anch’io vi amerò nella stessa maniera. Invece Gesù... no, dice: io vi ho amati prima con questo amore, e adesso continuo a volervi bene nella stessa maniera.

Noi siamo un po’ gli uomini dell’Antico Testamento, perché se è vero che l’amore è la cosa più bella, quella che coinvolge di più ogni uomo, però lo viviamo un po’ a modo nostro. Perché così ci piace... perché questa è la nostra abitudine... perché così c’è un tornaconto... allora noi amiamo perché gli altri ci hanno amato, facciamo fatica a partire per primi. Allora Gesù dice: vi lascio, vi do un comandamento nuovo. Come? Dice: amatevi come io vi ho amati.

Ecco, qui abbiamo la spiegazione vera e propria in che cosa consiste questa novità, non dobbiamo inventare nulla, ma davanti ai nostri occhi abbiamo un modello: è Gesù, che per noi diventa il maestro per eccellenza. Ci lascia come si fa ad amare in questa maniera nuova. E’ vero che noi diremo: ma è una cosa impossibile! Chi di noi riesce ad amare come ha amato Gesù?
Nel Vangelo leggiamo anche queste parole: – Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete; se fate del bene a coloro che vi fanno del bene, che merito ne avrete? Anche i pagani fanno così. Ma dal momento in cui noi siamo i discepoli di Gesù, ecco, le cose devono andare in modo nuovo, diverso: noi dovremo amare senza aspettarci nulla in cambio.

Ma dire è una cosa, ma vivere è un’altra. Penso che alcuni di voi forse conoscono questa commedia "Piccola Città", di Thornton Wilder, nella quale c’è una storia che un po’ riassume questo vangelo che abbiamo appena ascoltato, dice come la gente vive questo amore nella vita di ogni giorno.

C’è questa donna che muore prematuramente, e mentre la portano al cimitero gli viene fatta questa proposta, viene offerta questa opportunità: – Vuoi rivivere uno dei tuoi giorni più belli?
Emily risponde: – Eccome! E’ il mio desiderio. Se c’è questa possibilità la voglio proprio sfruttare.
– Bene, che cosa desideri?
– Io vorrei tornare al mio compleanno, quando ho compiuto dodici anni.
E sente subito delle voci: – Ma non farlo, rimarrai male! Non è da fare questa cosa.
Emily insiste, dicendo: – Ma io voglio vedere ancora una volta mia mamma, io voglio ancora una volta vedere mio papà.

Bene, cambia la scena. Emily torna bambina, piccola, vestita a festa, sta scendendo dalle scale e la prima cosa che dice... chiama sua mamma, dicendo: – Mamma, guardami. ... E non sente la risposta. Sua mamma è già in cucina, le sta preparando la torta. Quando Emily entra in cucina, dice: – Mamma, guardami.
E la mamma: – Non vedi che sto facendo la torta?
– Ma oggi è la mia festa, sono io la festeggiata.
– E’ vero, mia cara festeggiata, siediti e fa la colazione perché te l’ho preparata.
Emily comincia a mangiare. Entra il suo papà e anche a lui rivolge le stesse parole: – Papà, guardami.
E il papà dice: – Non adesso, non vedi che ti sto preparando il regalo? Stava trafficando nel portafoglio per preparare i soldi.
Il suo fratello, seduto davanti a lei, sta leggendo un giornalino. Anche lui [...] non guarda la sua sorella.

Allora Emily, con una certa grinta, si rivolge a tutti: – Per favore, guardatemi! ... E nessuno la guarda. Allora lei dice: – A me non interessa la torta, a me non interessano i soldi: a me interessa l’amore. Conclude questa scena con queste parole: – Allora, conducetemi via. Ho dimenticato come erano le creature umane. Nessuno guarda gli altri, nessuno se ne cura più. Vero?
Io aggiungo: forse anche, in questa maniera vogliamo amare gli altri come ci torna comodo, come ci piace, come ci interessa. Ma veramente è questo l’amore che Gesù richiede a tutti noi?

Qualcuno diceva che per tanto tempo c’erano cinque prove per dire che Dio c’è. Ma oggi qualcuno ha detto: bisognerebbe aggiungerne un’altra, la sesta. Qual è questa prova dell’esistenza di Dio? E spiega: ci vorrebbe l’amore degli uomini, uomini che sanno testimoniare che Dio è presente in mezzo a noi, che è risorto.
Non era così descritto da San Luca negli Atti degli apostoli? Che quando le prime comunità cristiane si riunivano la gente diceva: – Ma guardate come si amano. E’ da lì che cominciava la crescita delle comunità; la gente diventava nuova; la gente diventava testimonianza viva di Cristo risorto in mezzo a noi.

A me pare che noi stiamo vivendo in tempi in cui tanta gente vuole dire proprio questo. Ogni giorno la gente esce di casa, mettendosi dei profumi, vestendosi bene, e va in cerca dell’amore... Ma lo trova?

Chiediamo allora al Signore che questo comandamento nuovo, impegnativo ma bello e indispensabile, non rimanga sulla carta ma diventi una realtà, diventi la nostra vita. Stiamo per cominciare il mese che è dedicato alla Madonna, il mese in cui pregheremo con il Santo Rosario. Se uno vuole imparare l’amore di Gesù, che guardi anche come amava Maria. E da questi due esempi imparerà in che cosa consiste questo vero amore.

Permettetemi che concluda questa riflessione con una canzone inglese, tradotta un po’ alla buona, come cono riuscito, ma mi pare che possa essere un messaggio per tutti noi, perché possiamo uscire da questa chiesa con un impegno nuovo, con una forza che viene da Cristo risorto, perché questo comandamento nuovo viva, continui ad espandersi anche nella nostra vita. Suona così: – C’è chi dice che l’amore è un fiume che piega la canna sulla riva. C’è chi dice che è un rasoio e ciò che tocca fa sanguinare. C’è chi dice che l’amore è fame, bisogna che duole e mai si appaga. Io dico che l’amore è un fiore e tu sei il suo solo seme.

Chiediamo al Signore che questo seme, che siamo tutti noi, porti tanti frutti d’amore vero. »



 

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