Domenica 30 gennaio 2011
| IV Tempo ordinario (C) – IV |
| S. Martina |
| Letture: |
| Sof 2,3; 3,12-13 |
| Salmo 145: «Beati i poveri in spirito.» |
| 1Cor 1,26-31 |
| Mt 5,1-12 |
Chiesa di Mandriolo. Messa parrocchiale, ore 10.30.
Predica del parroco don Wojciech

« E’ già da diversi giorni che sono in giro per Mandriolo: ho cominciato a fare le benedizioni pasquali. Finora, usando il linguaggio di Giobbe, potrei dire che vi ho conosciuti per sentito dire; adesso comincio a conoscervi perché vi vedo, perché parlo con voi, perché vi incontro nelle vostre case. E’ un tempo molto impegnativo ma molto bello, perché conoscendosi ci si può mettere insieme in un cammino; si può imparare a rispettarsi, aiutarsi e crescere insieme.
Un giorno, mentre facevo le benedizioni... succede spesso così, che quando suono al campanello passa un po’ di tempo prima che qualcuno risponda, poi che scenda giù, che apra; allora tanto tempo sto davanti al cancello; delle volte prego un po’, ma quel giorno ho visto uno spettacolo: nel recinto c’erano, a me sembravano, quattro cuccioli, quasi tutti uguali, non vedevo nessuna differenza tra l’uno e l’altro (poi ho scoperto che non erano dei cuccioli ma erano già cani grandi); però quello che mi ha colpito è il loro comportamento...
Due, in continuazione, che si correvano uno dietro l’altro, giocavano, si mordevano, abbaiavano un po’; il terzo sembrava il capo di tutti, li guardava un po’ con l’aria... dall’alto, osservava quello che succedeva, quando ne aveva voglia correva con loro, ma poi si metteva da parte, ma guai se questi due si avvicinavano per prendere qualche cosa per mangiare: non lasciava a nessuno avvicinarsi al cibo, abbaiava e faceva vedere i suoi dentini così piccoli ma... belli; il quarto stava sempre lì, sui bordi del cortile, correva un po’ ma si vedeva che era un po’ isolato, quasi assonnato.
E guardando a loro, a me è venuta questa idea, ho detto: ma, non è così la nostra società? Scusate, permettetemi questo paragone, che questi cagnolini ci assomigliano tantissimo, perché a guardare certa gente... cosa noto? Cosa "notiamo", perché credo che questa sia l’esperienza di tutti noi.
C’è chi passa le giornate lavorando e divertendosi; c’è chi ha una bella lingua – non dico i denti, ma la lingua –, i gomiti forti, che fa tutto per non perdere quello che ha già guadagnato, o per guadagnare ancora di più, quindi vorrebbe comandare a tutti; e c’è anche una parte della gente, nella nostra società, che sta un po’ ai margini, si accontenta, vivacchia... gli va bene così. Guardando a questi cagnolini, pensando alla nostra società, alla mia Unità pastorale di Mandrio, Mandriolo e di San Martino, mi domandavo: ma, noi cristiani, la gente di chiesa, coloro che pregano, che partecipano alla santa messa, quale ruolo dovrebbero avere? Com’è che dovrebbero comportarsi? Quale testimonianza dovrebbero dare? Perché, se i cristiani assomigliano un po’ alla società e, ancora peggio, a questi cagnolini, allora c’è qualche cosa che non ha funzionato.
Allora, facendomi queste domande, dicevo: ma, cosa fare? Da che parte dovrei stare? Con quelli che si danno da fare, che usano la forza, prepotenza, che hanno tutti i mezzi...? Oppure accontentarmi: tutto sommato del male non ne faccio, lavoro, mi riposo, faccio quello che posso...? Oppure rimango indifferente. La parola di Dio che abbiamo ascoltato oggi ci offre qualche suggerimento, e che suggerimento!
Vorrei partire con la seconda lettura, quella di San Paolo che scrisse ai Corinzi. Cominciava con queste parole: "Considerate la vostra chiamata". Il cristiano è colui che è chiamato. Ma chiamato a che cosa? A ognuno di noi, personalmente, singolarmente, per il bene di una comunità, il Signore ha affidato una missione; ci ha chiamati ad esercitarla: nella casa, nella scuola per i ragazzi, nel posto di lavoro, dappertutto. E in che modo? Continua San Paolo dicendo: "non ci sono fra voi molti sapienti da un punto di vista umano, né molti potenti, né molti nobili. Ma quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti, intelligenti".
A me pare che ciò che vorrebbe dire San Paolo a noi, oggi, non è tanto qual è il nostro posto, che cosa fare, ma ci invita ad entrare nel cuore e, meglio ancora, nella mente, nella... testa di Dio, come la pensa Lui. Qual è la logica di Dio? San Paolo dice così era la comunità di Corinto, ma vuole dire: così sono gli Apostoli, così sono gli inviati, così sono i discepoli di Gesù Cristo. Non possano pensare, agire come pensa e agisce il mondo, la società.
Nella lettera a Diogneto, leggiamo queste parole: che i cristiani sono come tutti gli altri, vivono in campagna, nelle città, nelle case, nelle tende, ma ciò che li distingue non è questo ma il modo, la logica secondo la quale dovrebbero muoversi. Sempre nella lettera ai Corinzi, siamo nel capitolo quarto, quindi un po’ più avanti, sembra... leggo di quello che abbiamo sentito nel Vangelo, le parole di San Paolo che suonano: "Noi stolti a causa di Cristo, voi sapienti in Cristo; noi deboli, voi forti; voi onorati, noi disprezzati; fino a questo momento soffriamo la fame, la sete, la nudità, veniamo percossi, andiamo vagando di luogo in luogo, ci affatichiamo lavorando con le nostre mani, insultati..." – ecco la logica di uomini di Dio – "... insultati, benediciamo; perseguitati, sopportiamo; calunniati, confortiamo; siamo diventati come la spazzatura del mondo, il rifiuto di tutti fino ad oggi".
Come si fa a vivere secondo questa logica? Ecco, qui abbiamo il Vangelo, le beatitudini, la parola di Dio che conosciamo (alcuni) a memoria, ma un vangelo che ci interroga sempre, perché facciamo a vivere a viverlo; facciamo fatica a metterlo in pratica. Abbiamo già sentito da alcune domeniche, Gesù si è rivelato come un bambino piccolo; poi come una persona adulta, quando dal cielo si sentì la voce di Dio Padre che diceva: "Questi è il mio figlio prediletto, ascoltatelo". Domenica scorsa, Giovanni il Battista diceva: "Ecco l’Agnello di Dio", non è un re, non è uno strapotente, ma "Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo", ecco, colui che abbiamo atteso è venuto.
E guardate la reazione della gente. Chi l’aveva visto, chi l’aveva ascoltato, i discepoli di Giovanni Battista si sono messi a seguirlo. Ma dove abiti? "Venite e vedrete", fu la risposta. Domenica scorsa, passò lungo le rive del lago di Genesaret, li vide, li chiamò e loro lasciarono le loro reti, la barca, il padre e lo seguirono. Non pochi eletti. Ma oggi il Vangelo dice: – Vedendo le folle, Gesù sali sul monte, si è messo a sedere e cominciò ad annunciare: Vuoi essere felice? Beato te.
Beato chi? Chi, secondo la nostra ottica, secondo la nostra mentalità, è fortunato, è felice? I ragazzi che sono qui davanti mi direbbero: – Ah, chi ha un cellulare, magari ultimo modello, Ipod; i più grandi diranno: – Quando avrò quella casa che desideravo costruire... e l’ho finita; quella macchina che desideravo così tanto... Ecco cosa rende l’uomo felice: chi ha un potere, perché può esercitarlo sugli altri, conta; chi è arrivato ad avere un successo, perché appare. Ma Gesù dice: Queste cose, non è che bisogna cancellarle, non valgono, ma non ne parla. Dice: Beati i poveri.
Come si fa a dire che un povero è felice, fortunato, soddisfatto, realizzato? Finché si dice che Gesù diceva: Beati quelli che sono nel pianto, saranno consolati; beato chi ha fame e sete della giustizia, chi è mite, chi è umile... bene, queste cose ci stanno; ma come si può essere felici, fortunati con poco o con niente: da poveri? E ancora peggio quando dice: Beati voi perseguitati, insultati. Bisogna entrare nella logica di Dio, perché quando Gesù dice "beato il povero" non dice perché non ha niente, perché soffre la miseria, ma dice "beato il povero in spirito", che al posto delle cose materiali ha messo qualche cosa di più grande, più importante. Beato il povero in spirito, che è diventato povero, ma per scelta sua; che di questo che ha, di quello che è non si è fatto un idolo.
Nel libro dell’Esodo leggiamo che quando Mosè salì sul monte, quella volta era il Monte Sinai, ricevette le tavole dei comandamenti, potremmo dire le regole. Certo, sono i divieti, ma le regole che permettono all’uomo di camminare, non perdere la libertà, oggi possiamo aggiungere la felicità. Mentre lui parlava con Dio, cioè pregava, il popolo si è costruito un idolo, un toro d’oro, e cominciò a danzare, a lodarlo, adorarlo. Anche l’uomo moderno, anche l’uomo dei nostri tempi si crea questi idoli, fa fatica ad essere povero... proprio in spirito, perché tutto vale tranne quello che è veramente importante.
Non so a voi, ma a me capita tante volte, sento queste giustificazioni. Una signora dice: – Non sono venuta alla messa perché ho avuto dei figli a pranzo, ho dovuto preparare loro da mangiare. Tanti altri aggiungeranno: – Ma è tutta la settimana che ho corso, che ho lavorato... di domenica devo recuperare quello che non ho fatto durante la settimana. Guardate, sono i nostri idoli, che ci siamo costruiti, perché sembra che questo possa renderci più contenti, più felici, ma stranamente domenica sera ci ritroviamo di nuovo con le mani vuote e con la stanchezza addosso.
Chiediamo, allora, al Signore che questa sapienza, di cui ci ha parlato oggi, non sia solo da ammirare, da contemplare, ma che diventi la nostra vita. »
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