1973. Il lutto si addice ad Elettra

Teatro - Gruppo Teatrale Mandriolo (GTM)
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Il lutto si addice ad Elettra

IL LUTTO SI ADDICE AD ELETTRA deriva dall’“Orestiade” di Eschilo ed è scritta, sull’esempio del greco, in forma di trilogia: il Ritorno - l’Agguato - l’Incubo.
L’epoca è quella della guerra di secessione americana, l’ambiente è la casa dei Mannon.
La casa-tempio neoclassica dei Mannon, circondata da un giardino denso di ombre e di voci piene di presagi, diventa un luogo tragico, la sede infernale delle passioni.

Protagonisti:
     EZRA MANNON (Agamennone)
     CHRISTINE (Clitennestra)
     LAVINIA (Elettra)
     ORIN (Oreste)
     ADAM BRANT (Egisto)

GIORGIO RUSTICHELLI
SARA LIUZZO
RITA CASARINI
ADOLFO GHIDONI
PAOLO BERNARDELLI
Testimoni:
     PETER NILES
     HAZEL NILES
     SETH BECKWITH

GIANNI RUSTICHELLI
FULVIA RUSTICHELLI
CORRADO LUGLI
Coro:
     AMOS AMES
     MINNIE AMES
     FROG AMES
     JOSIAH BORDEN
     MR. HILLS
     MRS. HILLS
     LOUISA
     JOE SILVA
     ABNER SMALL

ERIO ROSSI
GRAZIELLA GRISENDI
ARMANDO CASARINI
GIORGIO RUSTICHELLI
FERNANDO FORONI
SIMONA LUGLI
FLORA IOTTI
GIORGIO RUSTICHELLI
CORRADO BASSOLI

regia: Arrigo Vezzani e Corrado Lugli
realizzazione scenografie: Adolfo Ghidoni & Gianni Rustichelli
tecnico luci: Giovanni Cerri
tecnico del suono: Uber Ligabue

IL RITORNO

Dopo un breve preludio del giardiniere Seth che introduce in modi realistici l’atmosfera ermetica di quel mondo, facciamo subito la conoscenza di Christine, donna quarantenne, ma in fiore, piena di “sottile grazia animalesca”. Sua figlia Lavinia è il ritratto irrigidito e sgraziato della madre, come se Christine avesse tenuto per sè tutta la femminilità. E il piccolo coro che circonda Seth fa i suoi commenti su di loro. Giunge la notizia della fine della guerra: Ezra Mannon torna a casa. Durante la sua assenza Christine è diventata l’amante di un capitano di mare, Adam Brant.

Il lutto si addice ad Elettra (Eugene O’Neill). Gruppo Teatrale Mandriolo, 1973. Il lutto si addice ad Elettra (Eugene O’Neill). Gruppo Teatrale Mandriolo, 1973.

Lavinia l’ha spiata, l’ha seguita e ha ottenuto da lei un’orgogliosa confessione del suo amore; ora sa che Christine e Brant hanno premeditato l’uccisione del generale Mannon. Vuole avvisarlo, ma il padre è come stordito dal piacere di tornare a casa ed è sempre più attratto dalla moglie. La sera stessa del suo ritorno Christine trova il modo di ferirlo, al momento opportuno, con la rivelazione del suo amore per Brant.
   Mannon ha un attacco di cuore e la medicina che Christine gli porge è il veleno che lo ucciderà. Lavinia si desta di soprassalto, nell’incubo premonitorio delle antiche eroine e, mentre Christine sviene, fa in tempo ad assistere alla morte del padre.

L’AGGUATO

Il piccolo coro della provincia commenta i funebri avvenimenti e scruta il volto impassibile di Lavinia. Ma questa è ormai tesa verso un altro obiettivo: il fratello Orin. Sia la madre che la sorella, al suo ritorno, l’influenzano, se lo contendono.
   A Christine il gioco sembra facile perchè il figlio le è morbosamente attaccato, ma proprio su questo sentimento Lavinia riesce a far leva destando in lui la gelosia per il capitano Brant. Il delitto ha luogo una notte sul molo del porto di Boston in un’atmosfera struggente sottolineata dalle nenie disperate dei negri e dei marinai.
   Alla notizia della morte di Brant - e anche qui Seth, il giardiniere, canta indolentemente il malinconico ritornello di Shenandoah - Christine ha ormai deciso il suicidio.

L’INCUBO

Il lutto si addice ad Elettra (Eugene O’Neill). Gruppo Teatrale Mandriolo, 1973. Il lutto si addice ad Elettra (Eugene O’Neill). Gruppo Teatrale Mandriolo, 1973.

La terza parte è, come in Eschilo, la lunga avventura del rimorso di Orin. Lavinia è diventata del tutto uguale alla madre; Orin si fà ogni giorno più simile a Ezra. I due hanno trascorso qualche tempo in un’isola dei mari del Sud e un giorno Orin ha visto chiaro in se stesso, quando ha provato per Lavinia la stessa gelosia che provava per la madre, quando si accorge che è accaduto qualcosa che ha fatto di Lavinia una donna.
   Al ritorno Lavinia vuole dimenticare l’episodio; e un giovane, Peter Niles, vorrebbe sposarla; anche Orin ha una fidanzata, Hazel. Ma questi pallidi fantasmi della vita borghese non possono lottare contro i grandi fantasmi di Argo. Orin si chiude per ore nello studio paterno a scrivere la vera storia di tutte le nefandezze della famiglia. Lavinia è terrorizzata dalla lucida follia del fratello che minaccia di mandare a monte tutti i suoi piani di recupero sociale, di rispettabilità, di riscatto morale e cerca di convincere Orin a desistere dal proposito.
   Lo spirito della morte, però, è entrato troppo a fondo nella casa e sarà Orin ad avere ragione, trascinando tutto nella sua distruzione. Morto il fratello, allontanato il fidanzato con la spietata rivelazione del suo passato; Lavinia rimarrà a guardia del tempio in lutto. A parlare con i morti.


NOTE DI REGIA

Nel lutto tornano i temi di O’Neill: la violenza del sentimento e delle passioni, la ricerca ossessiva della felicità, la pazzia... Questi motivi l’autore li ha calati nel quadro di una famiglia puritana dell’alta borghesia del Nord America del secolo scorso e li ha trattati con forme che nascondono la violenza sotto accumulazioni di esasperata verbosità, tutto ciò fa della tragedia un’opera “dilatata” sul piano della durata e della stringatezza del linguaggio; per di più la cornice puritana che sottolinea i temi morali s’inserisce blandamente nell’America “Way of life” di oggi; e in settori sempre più limitati. “Sì” dunque alla violenta nevrosi dei personaggi, “no” alla prolissità e alla lentezza, “no” assolutamente “no” alla tentazione di assumere l’opera senza storicizzarla. La collocazione in prospettiva dell’opera vista come remota rispetto all’oggi è sottolineata dall’invenzione di “Seth moderno”; egli indroduce col fare dell’imbonitore un gruppo di turisti (quindi il pubblico) nel giardino deserto di casa Mannon, già tempio, in epoche trascorse, di violenti conflitti. La tragedia dei Mannon non è immediatamente vissuta, ma evocata dalle parole di Seth, custode di una cupa leggenda densa di struggimenti. In questa evocazione ad opera del pittoresco e fantasioso giullare, discendente non solo ideale del Seth della tragedia, in tale evocazione, dunque, operata da una mente irrazionale e mitizzante si stempera il lunguaggio “corretto” dell’opera a favore di quanto di mosso e violento tale linguaggio nasconde; in tale evocazione, infine, si esorcizza il senso stesso dell’azione riproposta.

ARRIGO VEZZANI


NOTE DI SCENOGRAFIA

Seguire rigorosamente le minuziose e precisissime didascalie di O’Neill nella ricostruzione dell’ambiente di questa mitica vicenda, è parsa un’impresa tanto ardua quanto inutile e insignificante sul piano del testo. “Questi personaggi - escluso ovviamente il coro che funge da cornice e da spettatore del dramma - parlano, soffrono, gioiscono, amano, odiano in uno spazio chiuso senza via d’uscita o di scampo, vittima di una sorta di nemesi perpetua, prigionieri del loro odio, di un passato che, anzichè dileguarsi, incombe sempre più cupo e mostruoso, fino a schiacciare anche l’ultima superstite Lavinia, che invano ha cercato di uscire dalla morsa”. Con l’ausilio di questa nota registica, l’impianto scenografico che ho progettato e che Adolfo Ghidoni e Gianni Rustichelli hanno realizzato, vuole non soltanto descrivere succintamente l’ambiente reale della vicenda ma soprattutto esprimere una situazione interiore permanente di rimorso e di oppressione. I costumi, qualche pezzo d’arredamento, unitamente all’eco di “Spirituals” sono gli unici elementi essenziali ad individuare il momento storico dell’azione.
   Come una maschera sul fondo nero, la classica facciata di casa Mannon si “apre” ogni volta per farvi “entrare” il pubblico, per farlo assistere al dramma, mentre una gabbia incombente sul palcoscenico e dalla prospettiva volutamente esasperata racchiude idealmente il luogo dell’azione in cui i personaggi “sbucano” da un minuscolo cancello. E alle sbarre di questa cella i protagonisti si aggrapperanno, contro di essa andranno a sbattere per sfuggire alla ferocia istintiva dei loro antagonisti; nell’illusione di raggiungere la luce, la libertà, finchè le grate, non stringeranno idealmente e per sempre Lavinia-Elettra.

GIORGIO GRISENDI


riproduzione del testo contenuto
nel programma di sala.