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Home Teatro Gruppo Teatrale Mandriolo (GTM) 1977. Il discorso della montagna

1977. Il discorso della montagna

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Il discorso della montagna

azione scenica, ispirata al Nuovo Testamento, ideata e coordinata da Giorgio Grisendi

CHIESA DELLA COMUNITA` PARROCCHIALE DI MANDRIOLO
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DOMENICA 17 aprile 1977 - ORE 18.00

IL DISCORSO

DELLA MONTAGNA

azione scenica, ispirata al Nuovo Testamento,
ideata e coordinata da Giorgio Grisendi
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i Testimoni
(diretti da Arrigo Vezzani)
I donna Gianna Menozzi
II donna Sara Liuzzo
I uomo Paolo Bernardelli
II uomo Corrado Bassoli
gli interpreti delle Parabole
(diretti da Giorgio Grisendi)
classe III° elementare del corso catechistico parrocchiale:
Davide Boccaletti/Clara Carretti/Stefano Catellani/Stefano Dazzi/Alberto Gandolfi/Andrea Gozzi/Leonardo Lazzaretti/Roberto Levrini/Roberta Lotti/Rossana Lotti/Lorena Lugli/Silvia Menotti/Angela Morini/Cristiano Pallini/Alberto Salami/Virna Salvarani/Romano Scaltriti/Giancarlo Setti/Ortensia Veroni.
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Costumi a cura di Rita Pallini Liuzzo
Per il commento musicale collaborano:
Uberto Pieroni organo, chitarra, liuto
Maria Motti violino
Giorgio Rustichelli chitarra, flauto dolce, percussioni
Davide Fornaciari cembalo
Paola Catellani percussioni
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Tratto dal bollettino parrocchiale
«Due parole in famiglia», edizione Pasqua 1977.

NOTE PER L’ALLESTIMENTO SCENICO DA "IL DISCORSO della MONTAGNA"

Uno spettacolo...? Un’azione sacra...? Una preghiera comunitaria...? può essere tutto questo, senza che nessuna delle definizioni sia esaustiva del significato del lavoro. Ognuno, “attore” o “spettatore” che sia, vivrà l’esperienza come crederà. Certo l’ottica interpretativa è molteplice a seconda che si vorrà cogliere particolarmente la pur stilizzata ricostruzione storica di situazioni e personaggi, il meccanismo scenico e l’aspetto figurativo o l’occasione per una riflessione collettiva: il lavoro è tale che ognuno può scegliere la propria chiave di lettura a seconda della sua sensibilità. Il filo conduttore della rappresentazione sono “le beatitudini”, che del discorso pronunciato da Gesù sulla montagna, costituiscono il momento più alto e sconvolgente e racchiudono l’essenza della Buona Novella.

E subito viene alla mente l’immagine dell’umanità di ogni tempo idealmente raccolta su quel pendio che ascolta cose mai sentite, assurde secondo la “sapienza” del mondo. Da questo momento la regola del buon senso comune è capovolta. Poi quei laconici versetti all’apparenza così astratti e generici prendono corpo e vita, e allora ecco germinare figure e scene altrettanto note disegnate fin dall’eternità con amore dalla fantasia di Dio per gli uomini: il pianto dei pubblicani in fondo al tempio, il debitore ingrato, il samaritano...

Ora eccoli sulla scena questi personaggi ad esplicitare il senso delle Beatitudini. Giustamente non sempre e non tutte le parabole possono assolvere a questa funzione, perchè diverso è il contesto in cui di volta in volta si vengono a trovare, ma spesso basta “smontarle”, entrarvi dentro visitarle nel loro svolgersi per poter udire inaspettatamente di lontano: “beati coloro...”.

Indubbiamente in queste storie, proprio perchè eterne e universali, si ritroverebbero tanti problemi della nostra attuale realtà, ma acconsentire alla tentazione immediata di trasporle nello spazio e nel tempo per avvicinarle a noi vorrebbe anche dire rimpicciolirle e limitarle nel loro ampio e profondo significato. Meglio lasciarle intatte, evocarle nel loro linguaggio arcaico e meravigliosamente poetico, lasciando che suggeriscano ad ognuno ciò che devono suggerire. E a presentarle non possono essere altro che bambini, forse i soli in grado di trasmettere con proprietà l’evidenza del bene e del male, perchè posseggono la limpidezza di cuore indispensabile per testimoniarla. All’adulto spetta confrontarsi, commentare, tirare la somma, ma prima di tutto contemplare, immedesimarsi, rivivere!!

GIORGIO GRISENDI



 

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