1994. E la parola

Teatro - Gruppo Teatrale Mandriolo (GTM)
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E la parola

Recital per voci e musica. Gruppo Teatrale Mandriolo (1994).

E la parola (recital per voci e musica). Gruppo Teatrale Mandriolo, 1994. E la parola (recital per voci e musica). Gruppo Teatrale Mandriolo, 1994.
E la parola (recital per voci e musica). Gruppo Teatrale Mandriolo, 1994. E la parola (recital per voci e musica). Gruppo Teatrale Mandriolo, 1994.
E la parola (recital per voci e musica). Gruppo Teatrale Mandriolo, 1994. E la parola (recital per voci e musica). Gruppo Teatrale Mandriolo, 1994.
articolo di Gianna Menozzi
pubblicato sul bollettino parrocchiale
“2 parole in famiglia” - n. 8 - marzo 1994.
 
« Nella chiesa di Mandriolo, domenica sera, 13 Febbraio. C’è penombra. Alcuni fari puntano là ove sono tre legii. Inizia la musica. Si alzano le voci degli attori nella corsia della navata. Prende avvio “...E LA PAROLA”, recital per voci e musica, proposto dal GRUPPO TEATRALE di Mandriolo.
Il depliant dice:

Il diavolo tentato     di Giovanni Papini
Il pianto della Madonna     di Jacopone da Todi
A Gregorio XI, papa     di Caterina da Siena
Il cantico di Frate Sole     di Francesco d’Assisi.

Quale legame terrà insieme questi quattro momenti che attraversano la storia della cultura italiana e della spiritualità. E poi, ... al giorno d’oggi!?...

Si alzano voci intense, vibranti: rivelano le intenzioni del regista e il senso della proposta: “(...) Rifiutiamo la parola inutile, la parola ubriaca, la parola che ripete il nulla, la parola pilotata. Rifiutiamo la parola che deride ed insulta, la parola che mortifica e inganna, la parola falsa, logorata, violentata, compromessa. Interpretiamo (...) la parola come spazio vitale, come respiro dell’anima”.
Questa introduzione comunica un brivido; entra nell’anima con la forza di un risveglio a lungo atteso, come cenno di primavera tra il gelo ed il buio di una modernità che rovescia i fiumi di parole mutandone continuamente i significati imbastardendole, poiché è la menzogna che attraversa, oggi, la babele dei linguaggi.

A poco a poco, ti senti avvolto in un clima di intensa spiritualità: rugiada su terra assetata. E allora ti prende un incanto, il fascino di qualcosa di alto.
L’ascolto dei presenti è intenso, mentre si snoda un dramma, un’agonia, una speranza, un lieve, umile inno di fede e di gratitudine.
La musica.
L’intensità dello sguardo.
Le voci.
La voce: scalpello, singhiozzo, grido, sussurro, cenno, groppo, silenzio e domanda, lamento e dolcezza... E poi, levità, coralità, armonia.

Un grazie al regista, Prof. Arrigo Vezzani; agli attori Donatella Zini, Paolo Bernardelli, Adolfo Ghidoni, che attraverso un itinerario poetico che percorre il dramma del Male, il dolore innocente, la speranza, la accoglienza di Dio, hanno offerto parole vive per parlare all’uomo dell’uomo nella sua tensione verso l’Alto e la Verità. Avrebbe dovuto esserci anche Gloria Messori, ma, ammalata, è stata sostituita, nelle parti di Virgia e di Caterina, da Donatella, che ha operato con duttilità e maestrìa.
Accanto alla parola, ha parlato la musica, con la sua dolcezza, con la sua forza. Ora sommessa, ora intensa, è stata essa stessa poesia.

Le musiche sono state eseguite dal vivo da Francesca Bassi (flauto) e da Francesca Torelli (liuto).
Alle luci, hanno egregiamente operato Giorgio Grisendi e Gabriele Tesauri. »