Sabato 31 gennaio 2009
| IV tempo ordinario (B) – IV |
| S. Verdiana |
| Letture: |
| Dt 18,15–20 |
| Salmo 94: «Fa’ che ascoltiamo, Signore, la tua voce.» |
| 1Cor 7,32–35 |
| Mc 1,21–28 |
Chiesa di Mandriolo. Messa parrocchiale, ore 19.00.
« Mi sembra che si possa dire che nelle letture di oggi si parla di Gesù, specialmente nella prima e nel Vangelo. La prima parla di Gesù atteso dagli uomini, ed è Mosè che dice: – Il Signore susciterà un altro profeta simile a me, ascoltatelo, mettete in pratica quello che dice.
Il primo ad avere questa rivelazione sul Cristo è stato Abramo, vissuto circa quattrocentotrentanni prima di Mosè; poi abbiamo qui Mosè; poi dopo seguono tutti i profeti, non tutti parlano del Cristo, ma quasi tutti. È strana questa letteratura degli Ebrei che si differenzia da tutte le altre letterature, che esprimono la attesa di un uomo che metterà a posto il mondo, di un uomo che porterà la pace, la fraternità fra tutti. Quindi nella prima lettura noi abbiamo espressa questa attesa di Gesù.
Nel Vangelo vediamo Gesù all’opera, ammirato dagli abitanti di Cafarnao perché nella sinagoga aveva illustrato la parola di Dio con molta autorevolezza, non come i loro scribi, dicono. Gli scribi erano specialisti nel dare significato preciso a tutte le parole, però sembravano, appunto, dipendere dalla parola scritta. Gesù è più libero ma va più a fondo nelle sue cose. Quindi Gesù, il Cristo, il Salvatore è venuto, finalmente; e in questi duemila anni si continua a parlare di Lui perché da un lato adoriamo in Lui il Figlio di Dio, dall’altro lo attendiamo come il Redentore e il Signore dell’universo. Quindi l’attendiamo ancora.
Credo che sia un fatto più unico che raro che un personaggio, che una persona umana, che... se ne parla da quasi quattromila anni. È un caso raro.
Nella sinagoga – ci interessa anzitutto questo – Gesù dice... dice delle cose che riempiono di stupore gli abitanti di Cafarnao. Cioè, questa autorevolezza di Gesù è messa in risalto dagli ascoltatori, e quindi, anzitutto ci dice di ascoltare la sua parola. Questo impegno, sul quale io ritorno spesso, è di tutti noi. Una cosa che mi turba è quando vedo in televisione certe discussioni o certe... gare, quando si fa una domanda riguardante Gesù o la sacra scrittura, i cristiani che sono là dimostrano una ignoranza quasi totale della sacra scrittura.
Io sono certo che, ad esempio, il Codice da Vinci è stato letto anche da molti di noi che siamo cattolici. Abbiamo letto il Codice da Vinci che bistratta nostro Signore: anche se è un romanzo, però lo tratta veramente male, come un uomo da poco, un donnaiolo, eccetera; magari non abbiamo ancora letto i vangeli. Ma cosa aspettiamo a leggerli? Ma noi dobbiamo conoscere la nostra fede! La dobbiamo approfondire. Quindi c’è questo fatto.
Voi... abbiate fame di questa parola di Dio; concedete a voi stessi almeno cinque–dieci minuti al giorno di lettura vera, di meditazione su questa parola di Dio.
Ma Gesù non si accontenta di parlare nella sinagoga, una cosa che potevano fare tutti, perché c’era, sì, in genere un rabbino, qualcuno più competente che dava la prima spiegazione, ma poi dopo intervenivano un po’ tutti: la mattinata del sabato era dedicata a quello. Nel pomeriggio era sufficiente che non rompessero il riposo sabbatico, e avevano contato – non so come abbian fatto – i passi che uno poteva fare, tant’è che gli Ebrei credenti, tuttora, a Gerusalemme, Israele, tengono i bambini chiusi in casa per paura che facciano più passi di quelli che sono consentiti il sabato.
Gesù, nella sinagoga di Cafarnao, comanda a un indemoniato, comanda al demonio che possiede l’indemoniato di tacere e di andare via. Questo ci insegna anzitutto una cosa: che se anche nel tempio, se anche nella casa di preghiera ci può essere un indemoniato, vuol dire che Satana è dappertutto. Non illudiamoci perché noi frequentiamo la chiesa, allora saremo i puri, i santi, i giusti, nostro Signore ci prenderà ben volentieri nella sua casa... No, anche noi possiamo avere il demonio.
A parte le possessioni demoniache – anche queste non possono avvenire se noi non siamo d’accordo col diavolo – ci sono però suggestioni, emozioni, pensieri, desideri... che magari, complice il nostro corpo (che è un corpo sempre animale), possono appunto portarci al male.
Quindi, anzitutto mettiamo in chiaro questo: il demonio esiste. Perché in questi ultimi tempi, parlando di demoni, molti ritengono che era un modo per dire che esiste il male, quasi un principio di male. No: il demonio è una creatura di Dio che si è rivoltata a Dio e, quindi, è destinata alla pena eterna. Non c’è un purgatorio per loro, c’è soltanto o con Dio o contro Dio, e nonostante la loro intelligenza si vede che l’orgoglio li ha fatti deviare.
Molti teologi credono che questo sia derivato dal fatto della Incarnazione, dal mistero dell’Incarnazione: cioè Dio ha rivelato a loro che il suo Figlio si sarebbe fatto uomo, e poi l’avrebbero trattato male sulla terra, ma sarebbe risorto e asceso al cielo; Dio lo poneva alla sua destra, che era un modo di dire che erano di uguale dignità. Gli spiriti celesti, una parte almeno, si ribellano: – Come? Loro che sono spiriti hanno meno di un uomo (che è un animale in fondo)...? E devono adorare un animale? Non è possibile! Ecco il peccato [...]: quello di essere contro al piano di Dio. E sono esseri viventi, sono esseri personali.
Dire il diavolo non è un modo di dire il male che c’è nel mondo. No. Essi pensano e vogliono questo.
Gesù si dimostra Signore anche del demonio, perché Gesù dà ordine – un ordine severo – al demonio: – Taci, esci da lui! E lo spirito impuro, straziandolo (straziando l’indemoniato) e gridando forte uscì da lui. Perché [...] dice: lui è il santo, il Cristo, è l’aspettato da quel popolo? Penso che sia per il fatto che l’idea del Redentore, del Cristo, del Salvatore aveva preso connotazione nella mentalità degli Israeliti, una connotazione politica più che religiosa: aspettavano il Messia perché così li avrebbe liberati dal gioco dell’Impero romano. Questo è il concetto di Messia più generale al tempo di nostro Signore, fra gli Ebrei. E quindi un atto di ribellione a Dio [...].
Gesù non vuole che quest’idea venga convalidata [...]. Ecco perché fa trasparire piano piano quello che è fino ad andare in croce poi per questo, perché voi sapete che Caifa chiede a Gesù, nel processo:
– Dicci, sei tu il Cristo, il figlio del Dio vivente?
E Lui dice: – Sì, tu l’hai detto, io sono il Cristo, il figlio del Dio vivente.
– Avete sentito la bestemmia! Cosa dite... è reo di morte.
E quando dopo lo portano al tribunale di Pilato – perché l’Impero romano permetteva che avessero processi e poi anche pene, se erano pene minori, lì nel luogo, secondo le usanze, le leggi di ciascun popolo che sudditavano; solo la pena di morte non potevano darla, se non col permesso del governatore romano – ... e allora Pilato fa capire a loro... capisce benissimo che l’hanno portato lì per invidia, e dice:
– Ma non ha fatto niente di male, insomma... cosa volete che...
– Noi abbiamo la legge, e secondo la nostra legge deve morire perché si è fatto figlio di Dio.
Ed è per questo che Gesù è molto... lento nel far capire che egli è figlio di Dio e il progetto che è venuto a realizzare sulla terra.
Noi, quindi, dal vangelo di questa domenica, abbiamo la grande utilità della parola di Dio che noi dovremmo conoscere quasi a memoria, dobbiamo saperla bene, dobbiamo approfondirla, dobbiamo applicarla alla vita nostra e dei nostri famigliari. E abbiamo saputo che non è sufficiente, però, la fede nella parola di Dio: questa parola deve essere messa in pratica.
È la frase [...] con cui nostro Signore termina il discorso della montagna che è il discorso principale riportato dall’evangelista Matteo. Nel discorso della montagna Gesù dice il suo programma e termina proprio dicendo: – Chi ascolta queste mie parole e le mette in pratica è simile a uno che ha fondato la sua casa sulla roccia. Possono straripare i fiumi, cadere l’acqua dal cielo... [...] i venti, quella casa non cade perché è fondata sulla roccia. Ma se uno ascolta queste mie parole poi non le mette in pratica, è simile a uno che ha fondato la sua casa sulla sabbia. Allora straripano i fiumi, viene un terremoto, il vento imperversa... e la casa cade, e la sua rovina sarà grande.
Pensiamoci un momento.
Sia lodato Gesù Cristo. »
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