Domenica 18 gennaio 2009
| (B) – P |
| Ss. Faustina e Liberata |
| Letture: |
| 1Sam 3,3b-10.19 |
| Salmo 39: «Ecco, io vengo, Signore, per fare la tua volontà.» |
| 1Cor 6,13c-15a.17-20 |
| Gv 1,35-42 |
Chiesa di Mandriolo. Messa parrocchiale, ore 10.30.
« Ci sono molte cose che confluiscono tutte quest’oggi e... ed è difficile anche fare una cernita... Noi... indubbiamente celebriamo Sant’Antonio, quindi bisognerebbe parlare di Sant’Antonio; c’è la liturgia della parola che, specialmente nella prima lettura e nel Vangelo, vogliono offrirci una chiara meditazione sulla vocazione.
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Noi, però, abbiam detto che quest’anno, se Dio ci dà vita, vogliamo meditare soprattutto la seconda lettura delle messe perché è nella seconda lettura che incontriamo più facilmente San Paolo, di cui si celebra il bimillenario della nascita. E anche oggi noi abbiamo letto un brano di una lettera di San Paolo, e precisamente della prima lettera ai Corinzi.
Come voi avete notato – io comunque lo rilevai anche altri anni – la prima lettera ai Corinzi, nella liturgia è suddivisa in tre parti (sono 16 capitoli): la parte iniziale si legge nell’anno “A”, la parte mediana nell’anno “B” (quest’oggi) e la parte ultima della lettera nell’anno “C”.
Perché la Chiesa ha voluto mettere così per estesa tutta la lettera di San Paolo ai Corinzi, la prima? Perché, anche a mio povero parere personale, è quella che più di tutte le altre lettere parla delle varie questioni che possono nascere e nell’animo di un individuo che vuole essere cristiano e nella società, cioè nelle parrocchie, nei movimenti cristiani. San Paolo affronta in questa lettera un po’ tutte le questioni più importanti riguardanti la nostra fede cristiana e la nostra pratica.
Ora, la parte mediana della lettera parte da un fatto: un incesto, un uomo che conviveva con sua madre. Mentre i pagani della città di Corinto erano scandalizzati di questo fatto, perché è un fatto contro natura, i cristiani, invece, molti, si gloriavano di questo: – E’ la libertà che ci ha portato Cristo!
San Paolo dirà ... che la libertà non è data perché noi facciamo le opere della carne, ma perché noi viviamo nello spirito (questo lo dice nella lettera ai Galati). Qui dice altre cose, ma io vorrei approfittare, comunque, di questo fatto per parlare un pochino della castità, o fare alcuni appunti sulla castità.
San Paolo, nel brano che noi abbiamo letto, dice tre motivi perché noi non usiamo male del nostro corpo e siamo casti. Due motivi sono di fede e uno invece è di natura, razionale. Noi partiamo da questo.
Qualsiasi peccato l’uomo commetta è fuori del suo corpo, ma chi si dà all’impurità pecca contro il proprio corpo. Questo è il motivo di ordine naturale. Ed ha ragione: se uno ammazza un altro, se uno si arrabbia, se uno ruba, se uno bestemmia, e dite tutto quello che volete dei peccati, son sempre azioni o parole che escono da noi e hanno come oggetto qualcosa che è fuori di noi. Non così per l’impurità. Nell’impurità c’è il coito, cioè la unione tra un uomo e una donna (normalmente è così, adesso sembra che vada di moda anche di andare con persone dello stesso sesso...), comunque è sempre una comunione di un corpo con un altro corpo. Ma non dobbiamo troppo distinguere troppo corpo e anima, perché noi non è che abbiamo il corpo e l’anima, uno abita da una parte e l’altra da un’altra, son due coinquilini che abitano nello stesso piano... No. Noi, siamo corpi animati, siamo tutto corpo e tutta anima, e quando uno fa un’azione del genere, praticamente dà se stesso all’altro o all’altra, e il dono della propria vita, del proprio essere, è un dono che deve essere soppesato, soppesato bene, che non ci tutela che pecchiamo contro noi stessi. Noi abbiamo un motivo valido per questo, per essere puri.
Le due ragioni di fede che ci porta sono queste.
“Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? Chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito. State lontani dall’impurità!”. Cioè noi diventiamo un membro del corpo di Cristo col battesimo, quindi dovremmo agire secondo quello Cristo ci comanda, perché Lui è il capo e, come in ognuno di noi il capo comanda tutte le membra, altrettanto nel Corpo di Cristo noi dovremmo agire secondo quello che Cristo ci ha insegnato con l’esempio e con la parola. Questo è il primo motivo di fede.
L’altro, molto simile: “Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi? Lo avete ricevuto da Dio e voi non appartenete a voi stessi”. Poi aggiunge una cosa che non riguarda tanto lo Spirito Santo quanto Gesù Cristo: “Infatti siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo!”. Ecco, il fatto di essere comprati, di essere di qualcun altro, perché siamo come degli schiavi che siamo comprati, non ci piace molto, almeno a me non piace molto, non so a voi, però sono vere le ragioni che porta San Paolo: noi siamo corpo di Cristo, noi siamo tempio dello Spirito Santo.
Ecco i motivi principali. Abbiateli sempre presenti perché è andata a finire così, nel mondo attuale: che normalmente quelli che sentono forte i motivi di fede per non peccare contro la castità, contro la purezza, sono capaci di... di essere padroni di se stessi; quelli che non hanno motivi di fede... ma sì... qualche volta la convenienza, la furbizia, ci dice di fare così anziché fare colà, ma poi, prima o poi cedono. Sulla castità comunque io vorrei fare altri appunti.
La castità non è la virtù principale del cristianesimo: la virtù principale è la carità. Se volessimo paragonare la vita cristiana a un palazzo, la castità è l’atrio, le fondamenta sono la fede, la sala più grande e più bella è la carità. Perché allora è importante la castità? Perché calpestando la castità, non essendo puri nell’animo e nel corpo, noi non arriveremo mai alla carità, ci fermeremo presto. E’ tanto vero questo che se voi guardate i vari popoli – guardiamo il nostro, ma è così in tutti i popoli – la libertà nel campo della sessualità è la prima cosa che si chiede, perché avuta la libertà, la licenziosità degli atti impuri, contro la castità, dopo tutte le altre libertà vengono dietro. Dove si pratica, si esalta la libertà del corpo, necessariamente si accettano anche tutte le altre libertà, perché se c’è la libertà del corpo, perché non ci deve essere la libertà di amare, la libertà di pensare... solitamente tutte le altre libertà vengono dopo. Questa è quella che apre la via al peccato, all’immoralità. Ecco perché è importante.
Da altra parte, quando noi pecchiamo contro la castità e vogliamo chiamare naturale questo peccato – come una forma... come potrebbe essere una golosità, non so: uno mangia un tortellino perché gli piace, ... è una forma di peccato molto blanda, molto... infima... non c’è bisogno di stupirsi tanto – ecco, quando uno arriva a questa concezione della libertà: la libertà di usare del proprio corpo e del corpo degli altri come si crede, noi ci siamo livellati al minimo comune denominatore; e quindi tutto quello che richiede più sforzo, più personalità, eccetera, viene dopo, cade tutto, perché ci siamo livellati al basso, ed essendoci livellati al basso tutto il resto passa.
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In questo cammino verso la santità, chi esclude la castità... Noi abbiamo i mass media, oggi, in Italia almeno, non so dalle altre parti, che non fanno altro che esaltare la sessualità ed esaltare la volgarità. E’ una cosa molto brutta quella che si vede e si sente alle volte per televisione (io dico la televisione, ma credo che sia così un po’ anche il resto: certe riviste, settimanali o mensili..., internet, eccetera). Credo che abbiamo capovolto le cose. Io ricordo quando fu canonizzata nel 1950 Santa Maria Goretti, una fanciulla, si potrebbe dire, di dodici anni che ha resistito a colui che voleva un rapporto sessuale con lei, ha preso ventidue pugnalate, è morta per difendere la propria purezza, la propria integrità. Adesso... altro che Maria Goretti! Adesso sono esaltate quelle che fanno con naturalezza del proprio corpo uno strumento di piacere, e basta.
Si è dimenticato che tutto quello che c’è in natura in questo campo porta indubbiamente all’unione dei corpi, ma all’unione dei corpi dettata dall’amore. E quindi o sono espressione di amore vero o sono una volgarità. Oggi noi dobbiamo assistere a delle cose talmente disgustose che ci dispiace che sia andato per aria, che sia andato a catafascio tutto quello che il cristianesimo aveva insegnato su questo punto. Forse nel passato si è tenuto non troppo in conto il fatto che gli istinti ci sono, si sentono e, accontentato l’istinto, si prova anche un certo piacere; però, a parte una certa rigidità da parte di qualcuno, cristiano – qualche confessore, qualche sacerdote, qualche genitore – si era cercato di insegnare come usare il proprio corpo.
Il proprio corpo quando si unisce a quello di un altro è la manifestazione più intima dell’amore per l’altro, e porta, almeno naturalmente, se non ci sono impedimenti di sorta, porta anche alla procreazione della vita. Allora questi sono i fini che intendeva la natura – Dio che ha fatto la natura – i fini della sessualità. Oggi, invece, si parla di tutto, anche, non so io di... meccanica... di... di... di... robe che non centrano per niente col nostro corpo, con la sessualità, oggi si parla di tutto attraverso la sessualità. Fanno una mostra di grandi macchine, macchine eccelse, molto belle, molto potenti... va là che lì vicino c’è una ragazza mezza vestita (e mezza non vestita: se si è mezza vestita, l’altra mezza no).
Quest’estate han dato tutte le sere quella trasmissione sulle “veline”, dove si insegnava... – io vi chiedo scusa se userò dei... dei termini volgari, ma... – dove si insegnava a queste ragazze a sculettare davanti agli altri. Questo era lo scopo. Fare delle ragazze, delle ragazze... disinibite, che non hanno paura di... di... mostrare se stesse... di... no, assolutamente.
Ecco allora che, pian piano, condendo tutto con questo marchio della sessualità, della sessualità peraltro intesa anche male, necessariamente noi siamo bombardati da tanti messaggi che va a finire che anche ci credeva nella castità prima, adesso ci crede meno. Perché dice: – forse sono io che sono particolarmente inibito, o pauroso, educato forse troppo rigidamente...
No: la castità rimane anche oggi una grande virtù, anzi una virtù chiave, perché, come ho detto con l’esempio di prima, è come l’atrio di un grande palazzo. Voi non potete godere le bellezze di quel palazzo se non attraverso la castità, se non passate dall’atrio della castità.
Beh, cosa c’entra Sant’Antonio con tutto questo? Beh, non centra, direttamente non c’entra. Se lo vogliamo fare entrare dobbiamo dire questo: che Sant’Antonio è stato soprattutto povero, perché aveva trecento campi, tutti fertili, vicino al Nilo, e li ha dati via tutti per dare tutto ai poveri. Tutto, non trattenendo per sé niente; si è ritirato nel deserto per avere più possibilità di esprimere a Dio il proprio amore, la propria dedizione, ma aveva fatto un orticello, lì attorno alla sua grotta, da cui traeva il necessario per vivere. Quindi, praticamente, uno che si accontentava molto nel mangiare. Eppure è campato fino a centosei anni.
Perché, allora, possiamo dire: c’entra la castita? C’entra nel senso che è stato un esempio per certe anime che più degli altri sentono invece il richiamo dello Spirito; sentono una grande voglia, un grande desiderio di Dio. E allora, ecco che attorno al suo eremo altri andarono a costruire la loro grotta, il loro ambiente, dove vivere, dove pregare, eccetera... è nata, in certo senso, con San Paolo primo (un eremita, non Paolo l’apostolo) e Sant’Antonio (e San Pacomio anche potremmo metterci) è nata la consacrazione a Dio, come una forma di vita, come una vocazione. Tutte le forme di vita consacrata a Dio che nascono in seguito, dal ’300, quando è vissuto Sant’Antonio, fino ad oggi, debbono la loro esistenza e la loro essenza all’esempio di questi primi padri che hanno optato per la preghiera, per la solitudine, per il silenzio, per la meditazione della parola di Dio. Pensate che Sant’Antonio conosceva a memoria tutto il Vangelo di Matteo e molte parti delle lettere di San Paolo. Ce lo riferisce Sant’Attanasio, perché, pur essendo un santo lontano da noi nel tempo, aveva il suo vescovo – Sant’Attanasio, vescovo di Alessandria – che ha immediatamente messo in iscritto la vita di questo grande santo. Quindi le nozioni che abbiamo, le conoscenze che abbiamo di lui ci vengono da un contemporaneo, ecco.
Preghiamo il Signore che ci dia l’anelito alla santità, che ci faccia capire che la vita e il corpo sono qualcosa di sacro. Perché se noi li manteniamo come..., li giudichiamo come cose sacre le useremo bene; ma se non li giudichiamo cose sacre, allora possono essere strumento di peccato e di volgarità.
Sia lodato Gesù Cristo. »
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