Mandriolo nella rete

Unità pastorale di Mandrio, Mandriolo e San Martino (Vicariato III - Correggio, RE)

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8.3.2009

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Domenica 8 marzo 2009

II Quaresima (B) – II
S. Giovanni di Dio
Letture:
Gen 22,1-2.9.10-13.15-18
Salmo 115:
«Camminerò davanti al Signore
nella terra dei viventi.»
Rm 8,31b-34
Mc 9,2-10

Chiesa di Mandriolo. Messa parrocchiale, ore 10.30.

« Abbiamo come seconda lettura quest’oggi pochissimi versetti presi dalla lettera ai Romani, e più precisamente dall’VIII° capitolo della lettera, che è il capitolo dello Spirito Santo, nel senso che è una delle pagine più belle, più convincenti sullo Spirito Santo che noi abbiamo nel Nuovo testamento.

Carità Carità

Nel brano che noi abbiamo letto – potevano anche aggiungere qualcosa, sempre di quel brano, comunque facciamo con quei versetti: c’è già lì tutto – ... in questo brano San Paolo parla della carità, e dice che se Dio Padre ci ha donato suo Figlio, cosa non ci darà oltre il Figlio? Era la cosa più preziosa, la persona più preziosa che possedeva il Padre. Ci ha dato il Figlio, certamente è disposto anche a dare tutto il resto!

Da altra parte, ci viene specificata una cosa: chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? Dio è colui che giustifica. Cioè, noi, nel Nuovo testamento – l’ho detto ancora – più che la parola “giustizia” troviamo la parola “giustificazione”, e il verbo è “giustificare”. Perché vuol dire: “fare giusti”, “rendere giusti”. Ecco la giustizia cristiana, ecco la santità cristiana: un dono di Dio, che è effetto dell’Incarnazione, come della passione, morte e resurrezione di Gesù.

Vi leggo altri due versetti di questo brano che è bellissimo: “Chi ci separerà, dunque, dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?”; e appena più avanti: “Io sono persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore”.
Cioè, Paolo, che è passato alla storia come colui che ha colto la grande importanza della fede – anche nella lettera ai Romani dice che vuole portare tutti all’obbedienza della fede – Paolo che è l’apostolo della fede ha esaltato, però, come il bene massimo o la virtù più preziosa la carità.

Sulla carità abbiamo questi due brani – ... sempre tutto parla di carità in San Paolo – ma soprattutto ricordo i due brani forse principali. Il primo l’abbiamo nel capitolo XIII della prima lettera ai Corinti, dove dice: “Se anche parlassi tutte le lingue degli angeli e degli uomini e non avessi la carità sono un bronzo che suona, un cembalo che tintinna” (qualcosa di inanimato); e poi abbiamo questo brano che voi avete sentito...
C’è una differenza tra i due: qui, nel nostro brano, si parla dell’amore di Dio per noi (“e nulla ci separerà da questo amore”, dice); invece nell’altro brano – voi ne converrete – si parla della carità che lo Spirito di Dio infonde in noi in modo che abbia tutte quelle espressioni che è scritto in quel brano (“la carità è paziente, benigna è la carità”, eccetera, “tutto crede, tutto sopporta, tutto spera... la carità non verrà mai meno”, dice).
Allora in quel brano, la I° ai Corinzi, si parla della carità come dono di Dio all’uomo, al cuore dell’uomo, all’animo dell’uomo, perché sappia amare come Dio ha amato noi.

Noi mi azzardo neanche a dire che siano i brani più belli... – certo tra i migliori – delle lettere, dell’epistolario di San Paolo, perché abbiamo altri brani importantissimi. Pensate, ad esempio, l’inno cristologico del capitolo II della lettera ai Filippesi, dove dice che Gesù non ritenne per se stesso come... una rapina, quasi, l’essere uguale a Dio, ma spogliò se stesso, divenne uomo, obbediente, obbediente fino alla morte; per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome. Oppure i prologhi della lettera agli Efesini e della lettera ai Colossesi...

Sono tutti brani che hanno una densità teologica notevolissima. E ci sono, nello stesso tempo, dei brani di una liricità tale... molto rara trovarla in altri testi. Cioè, San Paolo si dimostra anche un po’ un poeta: per lui, ormai, che ha conosciuto Cristo... vuole solo quello; tutto il resto lo considera escremento. “La vita che io vivo nel corpo la vivo nella fede nel Figlio di Dio che mi ha amato e ha dato se stesso per me, per cui ormai il mondo è crocifisso per me come io per il mondo”. Ecco l’animo di San Paolo così come l’abbiamo studiato, visto questa mattina in questi due o tre versetti della lettera ai Romani.

Quando noi diciamo così, quando noi... facciamo nostro, diciamo, il messaggio che San Paolo mette in questi brani vuol dire che anche Dio gradisce i regali. Lui ci ha fatto il regalo più grande perché ci ha dato suo Figlio, più di così non poteva fare. In terra abbiamo Abramo che fa altrettanto. E non guardate il fatto che dopo, all’ultimo momento, mentre sta per sacrificare suo figlio, l’angelo dal cielo lo chiama: “Abramo, Abramo! Non allungare la mano sopra il tuo figlio” “Ho visto che tu non me l’hai negato”. Voleva essere il primo Lui, Dio, che non il figlio. Un figlio tanto desiderato, tanto annunciato, per venticinque anni senza che avvenisse niente, poi finalmente quando arriva raggiunge i 13–14 anni: sacrificami il tuo figlio sul Moria.
Abramo dimostra di avere fede e amore a Dio, veramente.

Però, a parte... Abramo, è da noi che Egli desidera un dono, e il dono che noi dobbiamo fare è il dono di noi stessi. Non è una cosa, non è... un gingillo prezioso... o che so io. No: vuole noi, vuole la nostra vita, vuole il nostro essere. Questo ci chiede Dio, come lui l’ha donata a noi.

E allora tra questi doni, o meglio ad esprimere il dono di noi stessi a Dio, io vi ricordo ad esempio due espressioni. Cioè, perché vuol dire che avere Cristo, la fede in lui, i doni della grazia come lo scopo della vita. Quindi non possono esserci altri valori che non han niente a che fare con quelli del Vangelo e di Cristo. E tra questi valori, dicevo, ve ne ricordo due: la verità e il bene comune. Perché noi dobbiamo essere difensori e propagatori della verità.

Verità Verità

Non cediamo così facilmente all’idea moderna che poi ciascuno ha diritto di pensare quello che crede: insomma, in fin dei conti, se non vogliono credere, non c’è niente da fare... No: noi dobbiamo conficcarci nella testa che la verità è una. C’è la verità ed è una. E’ una cosa importante quella.
Ricordo che una volta... – credo di averlo raccontato ancora, ad ogni modo... – una volta mi trovavo lì al Bar Stadio e c’è stata una persona che si è avvicinata a me e ha detto: “Beh, Don, Gesù è risorto davvero? Non credo, insomma... è una cosa... che si intende così... spiritualmente... perché serve a noi...”. Allora mi son messo a discutere con questo uomo; a quell’uomo se ne sono aggiunti, pian piano, altri setto o otto, quindi abbiamo fatto un gruppetto, lì... E uno fa: “Beh, Don, s’al gha ragioun lò, quando muore... andrà in paradiso di sicuro... e per noi, invece, non ci sarà niente, perché... non ci crediamo...”. “Alt!” – dico – “La verità è una: o ho ragione io o avete ragione voi. Una delle due. Non è possibile che tutte e due siano vere”.

Cioè, se è vero che Cristo è risorto e che anche noi siamo chiamati alla resurrezione della carne, questa resurrezione c’è per tutti. Gesù dice, nel Vangelo, “Verrà il giorno in cui tutti quelli che sono scesi nel sepolcro risorgeranno, chi fece il bene per la vita eterna, chi fece il male per il supplizio eterno”. “Quindi, stiamo attenti” – ho detto – “perché (facciamo i due casi) se non ho ragione io, avete ragione voi. Io ho solo il bello che non avrò neppure un attimo per accorgermi che mi ero sbagliato durante la vita, e la mia vita l’ho vissuta... per una passione, per un ideale alto... sono contento così. Ma se ho ragione io, voi non avete ragione. Allora provate a pensare quando vi troverete davanti al tribunale di Dio... e dovrete dire: – Ma... anche don Nasi ci aveva insegnato così! Come mai, allora, ci siamo sbagliati? ... Ecco, provate a chiedervelo adesso fin che siete in tempo, perché se ho ragione io, davanti al tribunale di Dio di saremo tutti un giorno...”.

La verità è una.

Bene comune Bene comune

E un altro valore molto importante è quello del bene comune. Sono più di cento anni che la Chiesa predica questo nella sua dottrina sociale, fatta da tanti che si sono interessati di questo (studiosi), ma soprattutto dalle grandi lettere encicliche sociali che, a cominciare dalla “Rerum novarum” di Leone XIII°, nel 1891, la Chiesa l’ha sempre predicata; e adesso, in modo particolare, mi sembra che la crisi economica nella quale ci siamo venuti a trovare tutti al mondo possa far sì che, finalmente, non si guardi più al denaro, al lavoro, a queste cose qui, come... come socialisti, o come capitalisti: bisognerebbe che ci guardassimo come cristiani; bisogna che arriviamo ad avere una vita più morigerata; bisogna che... se c’è una discussione sappiamo prendere le parti dei più deboli.

L’impressione mia non è questa: se gli stati danno del denaro – e parlano di miliardi di dollari e di miliardi di euro, non son mica noccioline, eh? – li danno alle banche, a quelli che i soldi li hanno sempre avuti, e che adesso non han saputo amministrarli. No, dico, a quelli che han perso il lavoro, e se non avevano altra fonte per tirare avanti, e che devono mandare i figli a scuola, mantenerli, eccetera... sono i casi disperati...

Se ci troviamo in discussione su questi punti, prendiamo anche la difesa degli operai, degli artigiani, di coloro che con il loro lavoro, con il loro estro, han fatto anche la ricchezza dei nostri popoli. Dobbiam prendere... loro, e darli a loro, perché sta sicuro che solo in questo modo verranno usati bene, forse solo in questo modo. Non dico che tutti i lavoratori, artigiani, ... siano degli stinchi di santi, no, però, forse, così qualcosa viene difeso, se no... c’è pericolo che la crisi sia davvero una crisi grande, che non colpisce solo le nostre tasche ma anche il nostro cuore, il nostro animo, la nostra vita. Mentre Dio aspetta che ridoniamo a Lui quello che Egli ci ha dato, cioè la nostra vita e il suo Figlio. Così sia.

Sia lodato Gesù Cristo. »

 

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