9.11.2008

Liturgia - Prediche del Don
Stampa

Domenica 9 novembre 2008

Dedicazione della Basilica Lateranense
S. Oreste
Letture:
Ez 47, 1-2.8-9.12
Sal 45:
«Un fiume rallegra la città di Dio.»
ICor 3, 9c-11.16-17
Gv 2, 13-22

Chiesa di Mandriolo. Messa parrocchiale, ore 10.30.

San Giovanni in Laterano

« Celebriamo quest’oggi, come abbiam detto all’inizio, la festa della dedicazione, cioè della consacrazione, della Basilica Lateranense che è stata in Occidente la prima chiesa costruita; costruita da Costantino (il Grande) nel luogo, in quell’altura del Laterano, dove egli aveva costruito il suo palazzo. Cedette il suo palazzo al papa e vi costruì la basilica che anche oggi è la cattedrale di Roma. Non è cattedrale di Roma San Pietro, è San Giovanni in Laterano. Di fatto, penso, con un pizzico d’orgoglio, qualcuno aveva fatto scrivere di fianco all’entrata principale: «Omnium ecclesiarum urbis et orbis mater et caput»: la madre e quella che presiede a tutte le chiese della città – l’urbe per eccellenza è Roma – e del mondo.

Come festeggiamo in ogni diocesi la festa della propria cattedrale (quella di Reggio, ad esempio, la festeggeremo il diciotto di novembre) celebriamo tutti nel mondo anche la dedicazione della cattedrale dove risiede il papa, perché il papa in qualche modo è anche vescovo dei vescovi, come ha usato affermarsi tante volte il papa in questi duemila anni.

Le letture che noi abbiamo fatto ci vogliono portare, però, a una coscienza più profonda della nostra relazione di Chiesa, di riunione, di assemblea dei discepoli di Cristo, con Cristo e, attraverso Cristo, con Dio. Gesù e la sacra scrittura e gli Apostoli hanno trovato alcune immagini, alcune metafore che possono esprimere un po’ questa relazione. Quest’oggi, quella presentataci da San Paolo nella seconda lettura, nel breve brano della seconda lettura che è riportata qui, è quella del tempio: la Chiesa – cioè tutti noi – siamo il tempio di Dio, o meglio qui dice “Voi siete l’edificio di Dio” (l’edificio di Dio è appunto il tempio, poi dopo arriverà a dire così: “Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui. Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi”).

Usano altre immagini. Quelle più frequenti sono del corpo di Cristo, quasi la pienezza di Lui, e quella della sposa, la Chiesa è la sposa di Cristo. Questa immagine ultima vuole significare l’affetto grande che esiste tra Cristo e la sua Chiesa, la Chiesa e Cristo. Quella del corpo indica la comunione di vita, la stessa vita di Cristo, che scorre in tutte le membra della Chiesa, che sono il corpo di Cristo. Come il corpo ha molte membra, ma tutte sono uno perché unico è lo Spirito, così Cristo: Lui è il capo, noi siamo le sue membra; da Lui a noi deriva quella grazia che ci fa figli di Dio. Dalla sua grazia noi tutti abbiamo ricevuto, dice San Giovanni nel prologo del suo vangelo.

Quest’immagine del tempio di Dio ci attira meno, penso, perché è qualcosa di inanimato, un tempio, una casa, sebbene dice qui che noi siamo costruiti come pietre vive su di Lui. E comunque l’immagine del tempio si unisce ad altre due immagini che troviamo specialmente nel capitolo II° della prima lettera di San Pietro: Voi siete pietre vive del tempio di Dio, voi siete il sacerdozio regale destinato ad offrire offerte spirituali a Dio. Così dice Pietro ai primi cristiani, e quindi lo dice anche a noi; e nomina qui le tre caratteristiche della sacralità, della liturgia intesa, appunto, come azione sacra; quelle tre cose che noi riscontriamo in ogni religione del mondo. Ci sono i templi, ci sono luoghi sacri, sono casa di Dio; ci sono i sacerdoti, che sono persone sacre, che, come dice il nome stesso, danno cose sacre (sacer–dote); e vi sono azioni sacre, le offerte, i cosiddetti sacrifici, eccetera.

Questi tre elementi noi li troviamo anche qui. Quindi noi non siamo solo tempio di Dio ma siamo anche sacerdozio... prolunga in noi, Gesù Cristo, il suo sacerdozio affinché siamo capaci di offrire la nostra vita come un atto di culto continuo a Dio.
San Paolo, scrivendo ai Filippesi, li ringrazia dei beni che gli hanno mandato perché sopravvivesse (era in carcere) e dice: questa è un sacrificio di soave odore che voi avete offerto a Dio. Hanno mandato dei beni materiali a lui che è in carcere, è un sacrificio, è un sacrificio nel senso che ogni cosa buona che noi facciamo in qualche modo viene a essere un atto di culto, un atto di amore a Dio.

Noi dobbiamo stare attenti soprattutto a una cosa che ci raccomanda San Paolo qui. Dice: “Io ho posto come un sapiente architetto (sì, elogia la sua opera ma è anche giusto, è quello che ha fatto), ho posto il fondamento; un altro poi vi costruisce sopra. Ma ciascuno stia attento a come costruisce. Infatti nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo”. E’ un pericolo che corriamo anche noi.

In ogni società un pochino allargata è facile che nascano dei movimenti, delle associazioni, dei gruppi che si impegnano con la loro vita a mettere in risalto un aspetto particolare dei fini che si prefigge quell’associazione, quella società: è l’élite che si distingue dalla massa. Le élite sono cose buone, è una cosa buona che nascano delle élite. Debbono però stare attenti a una cosa: che l’élite è per la massa e non viceversa. Cioè, l’élite deve lavorare per fare fermentare tutta la massa con quello spirito che essi hanno. Se si chiude e guarda con aria di disprezzo quegli altri, quasi che non fossero neppure degni di appartenere a quella società, allora quella è la morte dell’élite ed è superbia (Infatti nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo).

Quando nel cristianesimo, nella Chiesa, son nati dei movimenti, questi hanno avuto il loro effetto salutare in quanto hanno guardato al bene della Chiesa. Quando non hanno guardato al bene della Chiesa, allora Gesù Cristo è stato messo in secondo ordine, ed è stato esaltato il fondatore di quel movimento, persona eccezionale, ma abbiamo sostituito il fondamento, che è Cristo, con altre persone. E abbiamo sbagliato. Ecco quindi quello che ci suggerisce San Paolo quest’oggi.

Aggiungo che la stessa frase ultima, mi sembra, che dice il testo paolino quest’oggi – “Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui. Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi” – ecco, questa frase è stata usata, ricordo quando io ero ragazzetto, adolescente, in seminario, eccetera, è stata usata per dire: Siate ben puri! Casti! Perché sennò profanate il tempio di Dio! Questo però non è il senso primo della frase. Il senso primo della frase è che se uno sostituisce Cristo con se stesso, allora deturpa il tempio di Dio, e avrà da Dio il castigo.
Quindi è soprattutto la superbia che è condannata qui, più ancora che l’impurità.

Abbiamo meditato alcune cose (se ne potevano meditare altre). Che il Signore ci aiuti a capirle e a metterle in pratica in modo che dalla nostra vita, dalle nostre parole, dai nostri ragionamenti, dai nostri giudizi che diamo sulla storia, sui fatti e soprattutto dall’esempio nostro, anche gli altri siano edificati come tempio di Dio. Così sia.

Sia lodato Gesù Cristo. »