13.4.2008

Liturgia - Prediche del Don
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Domenica 13 aprile 2008

IV di Pasqua (A) - IV
San Ermenegildo
Letture:
At 2,14a.36-41
Sal 22: «Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla»
1 Pt 2,20b-25
Gv 10,1-10

Chiesa di Mandriolo. Messa parrocchiale, ore 10.30.

Il Buon Pastore Il Buon Pastore

« Questa domenica, che è la IV domenica di Pasqua, è chiamata la “Domenica del Buon Pastore” ed è diventata, ormai da vari anni, la domenica per le vocazioni, di speciale consacrazione a Dio.
Perché è la Domenica del Buon Pastore? Perché in questa domenica, sia nel ciclo A, B o C, viene riportato un brano del capitolo X del Vangelo di Giovanni, che parla, appunto, del Buon Pastore. Allora, la prima parte, quella iniziale, è oggi che siamo nel ciclo A; quella centrale del capitolo è nel ciclo B; la finale del capitolo è nel ciclo C.

Gesù ha parlato agli scribi, ai rappresentanti dei sacerdoti, ai farisei e, oltre la metafora del gregge e del buon pastore, ci sono altre immagini nel Vangelo. Voi avete sentito: c’è la porta, c’è il recinto, c’è il guardiano, ci sono i ladri, ci sono i briganti...
Gli ascoltatori non hanno capito: “Questa similitudine disse loro Gesù, ma essi non capirono che cosa significava ciò che diceva loro”.

Bisogna... per capire un po’ meglio, bisogna che ci riportiamo alla vita dei pastori in Palestina a quel tempo. Alla sera, quando venivano a casa dal pascolo, che avevano fatto normalmente sopra ai monti, le pecore venivano messe in un recinto e, normalmente, erano vari i pastori che mettevano le pecore dentro al recinto. Poi uno di loro rimaneva per vigilare durante la notte. Il recinto era un muretto che c’era attorno e sopra al muretto delle fasce di spine in modo che una bestia selvatica, o un ladro, potesse non entrare. L’apertura del recinto verso l’esterno era la porta, ma normalmente poi era un assito sgangherato che c’era lì... E lì si sdraiava, durante la notte, il guardiano, col bastone in mano, in modo da far paura a ladri o bestie che arrivavano per depredare il gregge.
Dalla porta passavano non solo i pastori, che portavano i loro greggi ad essere custoditi nel recinto o che portavano fuori le pecore al pascolo, ma passavano anche le pecore.

Precisato questo, cerchiamo di capire qualcosina.
Gesù, in realtà, nel brano che noi abbiamo letto, non si definisce il “buon pastore”, come farà l’anno prossimo, si definisce “la porta”. Egli è come la porta. E dice: “Io sono la porta, se uno entra attraverso di me sarà salvo, entrerà e uscirà e troverà pascolo”. Cioè, mentre il ladro va per “rubare, uccidere, distruggere” – come dice Gesù – Egli si mette come “porta”, in modo che le pecore possono passare attraverso Lui. Attraversare Lui vuol dire penetrare sempre più nella sua mentalità, nella sua spiritualità, nella sua capacità di amare, nella sua santità. E dice, come avete sentito, “entrerà e uscirà e troverà pascolo”.

Noi dobbiamo anzitutto “entrare” in Gesù: dobbiamo capire Gesù, dobbiamo trovare Gesù, dobbiamo amare Gesù. Gesù deve diventare il modello di vita per noi. Se noi entriamo così in Gesù, allora, anche uscendo dal recinto, per dire anche fuori, nella vita normale che faremo, certamente risplenderemo della luce del Cristo; certamente testimonieremo la nostra fede cristiana; certamente noi portiamo il profumo di Cristo in noi, come dice San Paolo. Ecco cosa significa, a mio parere, questo “entrare e uscire” attraverso il Cristo, attraverso Gesù.

Indubbiamente non sempre è chiara, limpida, la voce del pastore, però le sue pecore lo riconoscono: quando entra un pastore nel recinto, già il suo camminare, e ancora il tono della sua voce, il timbro della sua voce, è riconosciuto immediatamente dalle sue pecore, che seguono il pastore. Cioè seguono il proprio pastore. Poi arriverà un altro pastore e vanno dietro a loro. Ecco.
Faccio notare, a proposito di questo, che anche Gesù risorto non è riconosciuto tanto dagli occhi: c’è chi lo scambia per un fantasma, chi per il giardiniere, chi per un viandante, chi per un pescatore..., ma non avvertono immediatamente la presenza di Gesù in quell’uomo. Ma il timbro della voce lo capiscono subito: “e dalla sua voce...” ha fede, comincia la fede nel Risorto.

E... noi siamo in queste condizioni: che abbiamo molti messaggi che ci arrivano da tante parti, e normalmente non sono messaggi cristiani. Però la vocazione è una... una voce interiore che uno sente, e allora segue Cristo.

Noi dobbiamo pregare per le vocazioni, quest’oggi.

Ma io voglio concludere questa chiacchierata con voi con una preghiera di Paolo VI, molto bella, secondo me: “Tu hai messo nelle nostre mani, o Signore, la costruzione del mondo e l’edificazione della Chiesa. Tu ci hai affidato l’annuncio del tuo Vangelo di salvezza e ci attendi sempre nei poveri, nei sofferenti, in tutti i fratelli. Di fronte a noi si aprono molte strade e ci stordiscono tante voci discordanti. Tra queste la tua chiamata è un invito forte e dolce. Non permettere che persone, idee o avvenimenti impediscano o strumentalizzino la nostra scelta e le nostre decisioni. Rendi più grande la nostra generosità e libera la nostra libertà, perché ognuno di noi, al suo posto, voglia donarsi con amore fino alla fine. Amen”.

Sia lodato Gesù Cristo. »