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| 15.3.2009 |
| Preghiere dei fedeli |
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Domenica 15 marzo 2009
| III Quaresima (B) – III |
| S. Luisa |
| Letture: |
| Es 20,1-17 |
| Salmo 18: «Signore, tu hai parole di vita eterna.» |
| 1Cor 1,22-25 |
| Gv 2,13-25 |
Chiesa di Mandriolo. Messa parrocchiale, ore 10.30.
« Abbiamo letto dalle lettere di San Paolo, quest’oggi, alcuni versetti che si trovano all’inizio della prima lettera ai Corinzi. È un passo molto bello, molto significativo... ed è corto. Dice: “I Greci cercano la sapienza, i Giudei chiedono miracoli, noi, invece, annunciamo Cristo crocifisso, scandalo per gli Ebrei e stoltezza per i pagani”.
Quando noi diciamo “Dio è onnipotente” cosa intendiamo? Possono rispondere i bimbi e anche i grandi... È vero che noi, quando pensiamo all’onnipotenza di Dio, guardiamo questo universo, così grande, immenso, fatto bene! Dove ogni cosa, anche la più piccola, ha il suo perché e compie la sua funzione per l’armonia di tutto l’universo, che è chiamato cosmo, dai Greci, e vuol dire “bello”.
Quando cercavano Gesù, in Palestina, al tempo in cui è vissuto in Palestina, la gente cosa andava a chiedere a Gesù? La guarigione dei malati, tante volte, mi sembra; comunque che Gesù, con la sua onnipotenza, rendesse serena e piena di risultati la nostra vita.
San Paolo, che era stato istruito a Gerusalemme da Gamaliele, forse il principale, comunque uno dei principali maestri e dottori della legge di Gerusalemme al tempo di Gesù, allora pensava anche lui – anche San Paolo – che il regno di Dio sarebbe stato un regno... potente, che avrebbe debellato anche il grande e potente e prepotente impero romano, che avrebbe vinto tutti i regni e tutti i re della terra; pensava a un trionfo di Dio sulla sua natura. Ma quando gli è stato rivelato Gesù Cristo, quando ha capito l’opera di Gesù Cristo, si è innamorato di lui a tal punto da poter dire: “Per me vivere è Cristo e morire un guadagno”, un guadagno perché sarebbe andato subito a vedere Gesù e a godere con lui. “Questa vita che io vivo nella carne, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me”. “Quando ho conosciuto Gesù queste cose non mi sono più interessate, son diventate ‘sterco’ per me, pur di avere Cristo”.
E anche i versetti che scrive qui, Paolo, dicono quanto è grande Cristo per lui. Perché, mentre gli Ebrei chiedono miracoli, mentre i Greci, e quando dice i Greci vuol dire quelli che hanno una cultura ellenica e che vivono ancora con le grandi rivelazioni, chiamiamole pure, che hanno fatto i grandi filosofi greci, e allora... cercano sapienza, e in Gesù non c’è una razionalità da dire che possa essere predicata come l’autore di un nuovo filone filosofico. No, Cristo – come dice lui – è potenza di Dio e sapienza di Dio.
È potenza di Dio, perché, diversamente da quello che noi saremmo portati a pensare (almeno io, parlo di me stesso, penso anche voi), Iddio ci ha manifestato quello che è proprio con la debolezza del Figlio suo venuto sulla terra. Pensate ad alcune cose: nasce in una grotta adibita a stalla, un rifugio per gli animali; vive del suo lavoro; quando predica non ha una casa sua dove posare il capo alla sera quando è stanco; accetta le umiliazioni che lo fanno soffrire, e ci pensano per questo quelli del Gran Sinedrio.
Quindi la sofferenza fisica, ma anche la sofferenza psichica: è dileggiato come un re da burla dalla soldataglia romana, e anche dai membri del Gran Sinedrio che, sotto la croce, gli possono dire: “Se sei figlio di Dio, dì a tuo padre che ti venga a liberare. Allora noi gli crederemo...”. Se l’avesse fatto, per me faceva la cosa più logica che poteva fare, e dava una prova certa, certissima di quello che Lui era. Invece Egli ha continuato a stare sulla croce, ed è morto sulla croce, dicendo semplicemente: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”.
Allora Dio, come dice una preghiera–colletta delle domeniche ordinarie (adesso non mi ricordo quale domenica): “O Dio, che mostri la tua onnipotenza soprattutto nel perdono e nella misericordia...”, ecco: nel perdono e nella misericordia. Cioè, la onnipotenza di Dio non vuole essere una costrizione per gli uomini, per nessun uomo. Avete notato quanto rispettoso Dio della nostra libertà? [...] più Lui che noi, alla nostra libertà.
Quando è risorto, perlomeno in quell’occasione, poteva risorgere tra i cortili del tempio, come... come c’è stato secondo il vangelo di oggi: nel tempio c’è stato varie volte; poteva risorgere su una pubblica piazza, una via, farsi vedere da tutti, in modo che venisse smascherata l’ipocrisia del Gran Sinedrio... No. Si è rivelato a coloro che erano disposti a credere, cioè apostoli, le pie donne, certo... alcune centinaia, io penso varie centinaia, di persone che erano diventate suoi discepoli. A loro si fa vedere, agli altri no. Se agli altri non interessa, non vuole creare un regno di Dio dove qualcuno si senta costretto ad agire, a pensare, a sentire in un certo modo. No.
Egli è amore, come dice San Giovanni nella sua prima lettera, e cerca di vincere con l’amore. E il regno di Dio sarà un regno in cui tutti amano e sono amati.
Gesù, nel discorso, o nella chiacchierata, che fa con gli Apostoli nell’ultima cena, tra le ultime frasi dette da Lui c’è anche questa: “Padre, dammi il potere che avevo presso di te prima che il mondo fosse: il potere di guidare tutti gli uomini che mi hai affidato alla vita eterna”. Ecco, ecco il potere, non è per castigare, per mandare in prigione, per costringere... no, no, no: di portarli alla vita eterna. E agli Apostoli aggiunge: “Le cose che vi ho dette, ve le ho dette perché la vostra gioia sia piena”. Lui ha questi intenti, è la potenza di Dio in questo modo. E, se ci pensate, è una potenza ben più grande di quella che mostriamo noi con la prepotenza, con la costruzione, con la violenza.
Ed è anche la sapienza di Dio. È la sapienza nel senso che ci ha fatto conoscere Dio, il mistero della Trinità, così bello, per capire Dio. Questo Dio che, come diceva Giovanni Paolo II°, è un Dio–famiglia: è unico ma trino nello stesso tempo, quindi. Forse la nostra mente non riesce ad arrivare, anzi non riesce senz’altro, ad arrivare a capire questo mistero di Dio, ma il nostro cuore gioisce molto di aver conosciuto Dio che è Padre, che è Generato, che è Spirito: potenza d’amore.
Ci ha rivelato chi è Dio per noi, chi siamo noi per Lui, come dobbiamo comportarci tra di noi; ci ha fatto la rivelazione delle verità principali che debbono animare la vita di ogni uomo che viene al mondo. Perché il pensiero della morte, e aggiungiamo del peccato, della sofferenza, del male in genere, è... è una preoccupazione che hanno tutti, poco o tanto – c’è chi pensa di più, c’è chi pensa meno, però tutti abbiamo questa... – ed Egli ha risolto questi problemi.
Gesù veramente è il nostro tutto, e una volta conosciuto Gesù si è disposti a lasciare tutto, pur di avere Lui, pur di conquistare Lui.
A proposito di questa sapienza voglio leggervi alcune frasi del testamento spirituale del beato Giovanni XXIII°, un santo papa. Sono alcuni pensieri suoi.
“Soffro con dolore, ma con amore.
Chiedo perdono: a coloro che avessi inconsciamente offeso, a quanti non avessi recato edificazione.
Deplorare il male: sta bene; ma soprattutto è il bene che dobbiamo volere, compiere ed esaltare.
È La bontà che deve essere proclamata in faccia al mondo intero.
Dio non guarda alla molteplicità delle azioni ma al modo con cui si fanno. È il cuore che egli reclama e niente più.
Niente, nella stima del cristiano, deve essere collocato al di sopra della Messa.
Una giornata senza preghiera è come il cielo senza sole.
Nessuno presuma di essere perfetto, ma nessuno dubiti della divina Misericordia.”
Meditiamo un momento questi pensieri e rinnoviamo la nostra dedizione a Dio, per Cristo.
Sia lodato Gesù Cristo. »
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