1.10.2006

Liturgia - Prediche del Don
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Domenica 1° ottobre 2006

XXVI sett. del tempo ord. (B) – II
S. Teresa del Bambin Gesù
Letture:
Nm 11,25-29
Salmo 18:
«I precetti del Signore danno gioia.»
Gc 5,1-6
Mc 9,38-43.45.47-48

Domenica 1° ottobre 2006 (messa parrocchiale, ore 10.30)

« Nel brano evangelico odierno Gesù dà ai suoi discepoli – quindi oggi li dà anche a noi – una serie di massime di vita. E comincia ricordando (è Giovanni che lo fa, l’apostolo Giovanni) che un tale ha cacciato i demoni nel nome di Gesù; Giovanni gliel’ha proibito “perché non era dei nostri”, cioè lui non apparteneva al gruppo dei dodici Apostoli.

Quando è vissuto Gesù in Palestina era abbastanza facile trovare degli esorcisti che cacciavano i demoni. Anche Gesù molte volte sentiamo nel Vangelo che caccia i demoni. Anche oggi c’è gente che si presenta agli esorcisti e ci sono degli indemoniati. Oggi magari succede meno questo, anche perché siamo meno superstiziosi di quello che non erano una volta; una volta attribuivano spesso alle forze del male quello che succedeva nella vita: credevano al malocchio e in tante... magie, in tante cose nelle quali noi, normalmente, oggi non crediamo (anche se qualcuno ha ripreso a crederci).

Nel fare gli esorcismi, gli esorcisti invocavano il nome di qualche saggio antico, specialmente Salomone che era il re saggio per eccellenza, vissuto mille anni circa prima di Cristo. Ma cominciavano ad usare allora anche il nome di Gesù di Nazaret, perché avevano visto, appunto, che ha cacciato molti demoni, che faceva dei prodigi, che aveva cioè dei poteri taumaturgici straordinari, e quindi invocavano anche il nome di Gesù, e nel nome di Gesù cacciavano i demoni.

Cosa risponde Gesù a Giovanni, che dice che l’ha proibito perché non apparteneva al gruppo dei discepoli di Gesù? Dice: “Non glielo proibite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito dopo possa parlare male di me. Chi non è contro di noi, è per noi”.
Allora, io mi fermo su due punti del Vangelo. Questo è il primo: la tolleranza verso chi pensa diversamente da noi, da chi non appartiene alla struttura religiosa a cui apparteniamo noi.

C’è anzitutto un problema gnoseologico, cioè un problema di conoscenza. Noi sappiamo che Dio si è rivelato agli uomini e che la rivelazione divina ha raggiunto il culmine, il massimo, in Gesù Cristo. Gesù Cristo, infatti, è il Figlio di Dio fatto carne, fatto uomo; e come la legge era stata data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità sono state date a noi per mezzo di Gesù Cristo. La verità tutta intera, in Cristo, anche se questa verità tutta intera la scopriremo pian pianino, lungo il corso dei secoli, dei millenni, per opera dello Spirito Santo che opera in noi. Però la verità è questa.

Quando parliamo di verità noi parliamo di qualcosa che è oggettivo. Così ad esempio noi crediamo che Gesù è il Figlio di Dio. Chi non è cristiano non crede questo, non crede che Gesù sia il Figlio di Dio incarnato. Ora non può essere che abbiamo ragione noi e loro: necessariamente qualcuno ha torto, perché la verità è qualcosa di oggettivo, è qualcosa che è così e basta.

Allora la verità è qualcosa che esiste, in certo senso, fuori di noi, qualcosa di oggettivo. Però oltre la verità c’è anche la certezza. La certezza, invece, è qualcosa di soggettivo. Allora noi possiamo avere della gente che è certa di alcuni... fatti, alcuni personaggi, alcune dottrine... è certa come se fossero la verità. Non sono pienamente la verità, però è certa in questo: nella sua coscienza, quel tale vive come se la verità fosse quella.
Ora, ciascuno di noi sarà giudicato un giorno dal Signore Iddio secondo la sua coscienza. Ecco perché noi dobbiamo essere tolleranti: perché ci sono persone che non aderiscono alla verità oggettiva rivelata a noi in Gesù Cristo, però, nella loro coscienza, sono certi di quelle verità religiose, di quelle pratiche religiose, di quegli atteggiamenti, morali, concreti, a cui sono stati educati nella loro religione.

Allora noi dobbiamo avere rispetto per questo. Cioè, mentre da un lato dobbiamo annunciare il Vangelo a tutti, con coraggio, e soprattutto testimoniare il Vangelo con la nostra vita, dall’altro dobbiamo anche essere tolleranti verso chi la pensa diversamente da noi ed è certo della sua tesi religiosa. Questo sul piano gnoseologico, sul piano teorico, sul piano della conoscenza.

Ma poi c’è il piano pratico, concreto, quello della vita, quello delle azioni, quello dell’etica, della morale.
Ecco, qui dobbiamo dire: dobbiamo stare attenti perché fuori del cristianesimo esistono molte persone più leali, più sincere, più generose, più rette di noi, di tanti di noi. E quello che conta, sarà quello davanti al tribunale di Gesù. Gesù ha detto che verrà a giudicare ciascuno di noi secondo le sue opere. Sono le opere quelle che contano. Pensiamoci bene, eh? Anche l’apostolo Giacomo, mi sembra, due domeniche fa, ci diceva che come il corpo, senza anima, è morto, così la fede senza le opere è morta. E ci può essere qualcuno che ci dice: – Mostrami la tua fede senza le opere, che io ti mostrerò, con le opere, la mia fede. Quello che conta sono le opere.
E dobbiamo dire che... allora, può succedere che uno si sbaglia, oggettivamente, anche se soggettivamente crede di essere nella verità, però se è coerente con quello in cui crede forse acquista più meriti davanti a Dio lui che non noi.

Supponiamo, facciamo un esempio. C’è qualcuno che crede – non tra i cristiani (anche tra i cristiani, purtroppo c’è qualcuno che crede questo perché... non è cristiano del tutto, ma se è cristiano non crede alla vendetta, invece fuori del cristianesimo c’è anche chi predica la vendetta come una cosa giusta – allora può darsi che uno, credendo di fare la cosa giusta, si vendica, ma poi... è uno sposo fedele, ma poi è stato generoso nel donare la vita, ha molti figli, cerca di educarli bene (secondo i propri proncìpi, s’intende)... allora, mettete a confronto di costui un cristiano il quale non vuole vendicarsi – anche perché gli costa molta fatica vendicarsi, e corre dei pericoli a vendicarsi – magari ha solo una sposa, però se la fa anche con altre donne; non mette al mondo dei figli perché sono... un impegno, una briga...
Chi è che vale di più davanti a Domine Dio? Vale di più quell’altro, anche se non ha aderito alla vera religione.

Noi abbiamo questa fortuna, di aderire alla vera religione, ma abbiamo la disgrazia di essere poco coerenti con la fede che professiamo, tante volte. Primo insegnamento su cui volevo insistere: la tolleranza.

C’è però un altro insegnamento molto importante, lo avete sentito: quello sullo scandalo (direi che è una cosa quanto mai attuale quello dello scandalo, eh?).
A riguardo dello scandalo vi faccio notare prima di tutto una cosa, che Gesù sembra quasi ammettere la pena di morte, per chi scandalizza: “Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono, sarebbe meglio per lui che gli passassero al collo una mola da asino e lo buttassero in mare”. Propriamente non dice che si debba buttare in mare chi scandalizza, dice che è meglio morire piuttosto che scandalizzare. Pensiamoci. Eh? Noi dobbiamo stare attenti a non scandalizzare (ci vengo sopra dopo).

C’è però anche il pericolo di essere scandalizzati. Allora se l’occhio, la mano, il piede, ti portano a degli spettacoli, delle persone, a degli ambienti che in qualche modo ti inducono al male, Gesù, con un discorso indubbiamente paradossale, dice: taglia la mano, taglia il piede, cava l’occhio, ché è meglio piuttosto che essere scandalizzati, entrare nella vita monchi, o ciechi, eccetera. Cosa vuol dire Gesù con questo?
Ci vuole dire che la virtù richiede certamente anche delle rinunce. Se qualcuno vuole fare sempre quello che piace a lui, quello che gli dà piacere; se qualcuno non vuole rinunciare a nulla, certamente si danna, certamente sarà vittima di tutti gli scandali che si sono resi molto più frequenti oggi, nella mentalità attuale e secondo i mass–media che abbiamo noi oggi.
Se vogliamo parlare in senso positivo e vogliamo non parlare di rinuncia – che è una parola che ci urta, la mortificazione ci urta – allora parliamo di scelte: bisogna fare delle scelte nella vita. E se per fare la scelta del bene questo richiede da noi qualche rinuncia (a certi contatti, a certe persone, a certi ambienti...), bisogna che siamo capaci di quello.

Ecco, sotto questo aspetto dobbiamo dire che oggi è più meritorio essere virtuosi che non una volta: quando io ero ragazzo, quello che il Vangelo diceva era anche la mentalità comune di tutti, era stabilito dalle leggi, nelle scuole si insegnava così; oggi c’è una pluralità di idee tale per cui non si sa neanche più che cosa sia bene, che cosa sia male, perché anche il vizio lo esaltano come un fatto culturale. E allora, voi capite, oggi è molto più meritorio.
Però ci sono dei piccoli (“Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono...”)! Ci sono dei piccoli nel senso che ci sono delle persone sprovviste, culturalmente incapaci di capire bene quello che è bene e quello che è male. Tra questi piccoli io ci metterei soprattutto i bimbi e gli adolescenti, che ancora sono immaturi.
E allora qui i genitori e gli educatori devono stare attenti e insegnare a questi ragazzi a fare delle scelte, fin da piccoli, fin da piccoli, perché se li lasciamo fare, da grandi saranno poi incapaci di fare delle scelte.

Però non... non... limitiamo, diciamo così, lo scandalo alla sfera sessuale (come ho fatto io adesso). Ci sono altri scandali. Forse più scandali che non quello nella sfera sessuale.
Ci sono dei cristiani che sono stati offesi, forse ingiustamente, da qualcuno, da qualcun altro cristiano, che se la sono legata al dito, e dicono: – “Io gli perdono, però non voglio più avere a che fare con lui, non voglio più parlargli”.
Oh?! Ma che perdono è questo?! Non è perdono questo qui! E magari ti permetti di... parlare male, di denigrare, di malignare, di calunniare il tuo prossimo, solo perché ti ha offeso? No, no, non ci siamo, eh? E tenete presente che il protagonismo, l’antagonismo, le invidie, l’ambizione dei cristiani sono quelli che scandalizzano di più coloro che non sono cristiani, coloro che non sono praticanti, coloro che dicono di credere in un’altra religione ma non sono sicuri, anche, della loro religione; e aspettano da noi il buon esempio!
Quindi, ritorniamo all’insegnamento di prima: saranno le nostre opere, la nostra vita, quello che stabilisce che, veramente, siamo cristiani, e quello che edificherà e salverà gli altri.

Voglio terminare con le parole con cui San Paolo termina la lettera ai Colossesi [intendeva probabilmente dire ai Filippesi – n.d.r.].
“In conclusione, fratelli, tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri. ... E il Dio della pace sarà con voi”.
Se noi operiamo sempre il bene, avremo, anzi troveremo, anzitutto la pace interiore, per noi stessi, personalmente, che è quella che ci interessa di più, perché si comincia a vivere cominciando da sé stessi, ma saremo anche fautori di pace negli ambienti in cui noi viviamo; e se tutti i cristiani facessero così, noi saremmo capaci di cambiare il mondo e di creare anche una pace sociale e politica di cui si sente tanto il bisogno.
Così sia.

Sia lodato Gesù Cristo. »