Mandriolo nella rete

Unità pastorale di Mandrio, Mandriolo e San Martino (Vicariato III - Correggio, RE)

  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size

21.5.2006

E-mail Stampa

Domenica 21 maggio 2006

VI domenica di pasqua (B) – II
S. Vittorio
Letture:
At 10,25-27.34-35.44-48
Salmo 97:
«Il Signore ha rivelato ai popoli la sua giustizia.»
1Gv 4,7-10
Gv 15,9-17

Domenica 21 maggio 2006 (messa parrocchiale, ore 10.30)
È la messa di prima comunione

« Carissimi ragazzi, se voi prendete il foglio dove ci sono le letture, nella parte centrale, noi abbiamo la seconda lettura e il vangelo. Queste due letture, come avete sentito, e come vedete anche lì dalle figure, ci parlano di amore. L’amore che viene da Dio. Voi vedete, nella pagina di sinistra, in alto, le tre persone della Santissima Trinità: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo e tutti gli uomini riuniti insieme, in un cuore, come se l’amore fosse qualcosa che sgorga da Dio e poi si riversa nel mondo attraverso Gesù Cristo – è quella figura in fondo – e si espande in tutto il mondo, fino a fare di tutti gli uomini un’unica grande famiglia. Questo è il disegno di Dio, che ci è rivelato dalle due letture che noi abbiamo detto.

Quali sono le persone – rispondetemi se riuscite – quali sono le persone che per primi vi han dato la vita e l’amore? Persone umane, non parliamo di Dio (Dio è la fonte, è il primo di tutti). [un bambino risponde – n.d.r.] “I genitori.” ... [riprende il Don – n.d.r.] I genitori. Bravo, i genitori. Eh? Dai genitori voi avete avuto la vita e avete avuto anche... avete conosciuto l’amore. Le vostre famiglie peraltro sono famiglie molto sane, e non tutte le famiglie oggi sono così. L’amore l’avete imparato lì. Uno impara ad amare nella vita se è amato. La prima espressione di amore la riceve proprio in famiglia, dai genitori; da come si amano i genitori tra di loro, da come amano voi, i loro figli, voi avete imparato l’amore.

Però... avete cominciato subito a ricevere... qual è – diciamo così – il luogo, il momento, maggiore in cui la famiglia si dimostra unita? Una volta avveniva più facilmente perché la famiglia nelle ore dei pasti si trovava unita insieme; adesso ciascuno ha i propri orari e non sempre [...], però, se vogliamo celebrare un momento di festa, lo celebriamo con la tavola, stando a tavola... no? La tavola o... o dichiara... o rende uniti. Indubbiamente.

Avete cominciato subito voi ad andare a tavola a casa vostra? ... Appena nati vi hanno messi a tavola? [un bambino risponde – n.d.r.] “No, no...” [riprende il Don – n.d.r.] No. Per alcuni anni avete succhiato il latte dalle poppe della mamma, o dal biberon..., vi siete nutriti così. Poi, a un certo punto, è successo – almeno a me è successo così e penso che succeda a quasi tutti così – è successo che hanno preso un seggiolone e ci hanno avvicinato alla tavola. E poi dopo pochi anni il seggiolone è scomparso, è venuta la seggiola. Ecco, e noi ci troviamo uniti a tavola.

Quello che avviene nella famiglia umana, avviene anche nella parrocchia. La parrocchia è stata definita la famiglia di Dio o la famiglia di Gesù. Voi siete entrati a far parte di questa famiglia con il Santo Battesimo – no? – quando avete ricevuto la grazia di Dio che vi rendeva figli di Dio. Però finora, non siete venuti alla messa, o se siete venuti avete assistito alla messa, magari avete anche pregato, avete ascoltato quello che si diceva nella messa; avete partecipato ai canti e alle preghiere, però non avete ancora partecipato alla mensa. E’ questa mattina il giorno in cui, per la prima volta, vi sedete a tavola insieme agli altri. Anzi vi hanno preparato un posto per voi proprio perché è la prima volta che venite alla tavola del Signore.

Nella famiglia dei figli di Dio... succede qualcosa di più ancora che non in famiglia, cioè... mi spiego. In famiglia, quello che voi mangiate e bevete, indubbiamente è il frutto del lavoro, delle fatiche del vostro papà e del lavoro anche tante volte della vostra mamma, perlomeno della fantasia, dell’affetto e delle cure della vostra mamma che prepara dei manicaretti un po’ speciali perché vi piacciano. Nella mensa eucaristica, nella mensa della famiglia dei figli di Dio, Gesù, addirittura, dà sé stesso per noi in cibo. Quindi voi riceverete Gesù dentro di voi.

Quando Gesù ha scelto gli apostoli, dice il vangelo che li ha scelti perché fossero sempre con lui e andassero poi a predicare il vangelo. Fossero sempre con lui, cioè facessero famiglia insieme a lui. E’ tanto vero questo che una volta hanno detto a Gesù: – “Ci sono i tuoi famigliari qui fuori che ti attendono”. E lui ha detto: – “Ma chi è la mia famiglia?”, e stendendo la mano e l’occhio sui discepoli ha detto: – “Ecco la mia famiglia”. La sua famiglia erano diventati quei dodici apostoli. Ebbene, noi siamo famiglia di Dio per essere sempre con Gesù e, nello stesso tempo, per cibarci di lui ed essere capaci appieno di portare al mondo l’amore che egli è venuto a portare.

Vi voglio raccontare un fatterello che ho letto su una rivista missionaria. Costruirono a Roma un edificio... che serviva per corsi di esercizi spirituali, corsi formativi. Il muratore, a un certo punto – è il padre che, appunto, racconta questo – disse che ha sentito due muratori che litigavano, tra di loro urlavano, imprecavano...
– “Allora [...] cosa succede?”
– “Perché vuole prendere la mia cucchiara!”
– “No, quella cucchiara è mia, è mia...!”
– “Ah, è tua? Adesso te lo faccio vedere io...”
C’era un mingherlino, molto nervoso e molto puntiglioso; e c’era un uomo invece molto tarchiato, molto grosso, che ha cominciato ad avventarsi sul più piccolo.
Allora il padre è corso a dividerli, dice:
– “Qual è la natura del vostro litigio?”
– “E’ la cucchiara.”
- “Beh, cos’è la cucchiara?”
– “E’ quella che [...] i muratori!”

Cioè, la cazzuola. La cazzuola che serviva per fare la malta, per gettarla contro il muro, stenderla, farla penetrare (con la punta della cazzuola) tra un mattone e l’altro... e poi dopo, di taglio, con un colpo secco, dividere il mattone, se è necessario, perché tutto il muro sia costruito bene.

Bene. Ragazzi, c’è una “cucchiara” anche per noi, c’è una cazzuola anche per noi, [...]. Voi venite alla messa. Fino adesso la messa che cosa ha fatto? La liturgia della ... ? [i bambini intervengono – n.d.r.] Dite pur forte... della parola. Bravo. La liturgia della parola, cioè della lettera [...]. Anzitutto la messa è lettura e meditazione della parola di Dio. Questa meditazione voi dovreste farla tutti i giorni. Tutti i giorni, al mattino possibilmente, a costo di alzarvi dieci minuti prima, dedicate dieci minuti a pensarci su, e questa si chiama meditazione. Ecco la nostra “cucchiara”, la nostra cazzuola, con cui penetriamo dentro nella nostra vita e cerchiamo di costruire alla fede la nostra vita. E’ molto importante che per dieci minuti al giorno – ce ne sono millequattrocentoquaranta dei minuti in un giorno, quindi negli altri millequattrocentotrenta fate quello che volete – prendete dieci minuti al mattino e li dedicate a questo.

Ritiratevi da tutto e da tutti. Ritiratevi anche da voi stessi, dite a voi stessi: “Taci un momento. Debbo aspettare dopo”. Prendete quel vangelo che vi è stato offerto in occasione della prima confessione e leggete, una mezza pagina, ma ci pensate su, [...], l’applicate a voi stessi; interrogate Gesù, l’ascoltate. Questo è pregare. Poi fate quello che egli vi ha insegnato quel giorno. E poi durante il giorno capiterà, magari, che in certi momenti dovete fare delle scelte e non sapete [...] un’occhiata a Gesù, un’occhiata alla “cucchiara”, per vedere quel che ci suggerisce in quel giorno Gesù. E’ molto importante.

Mi ricordo, ad esempio... – va be’, è una cosa che riguarda me personalmente ed è brutto che ne parli, però ve lo dico perché mi ha dato molta soddisfazione – il fratello di uno dei giovani che sarà ordinato sacerdote il 3 giugno, Padre Stefano Tondelli (che molti di voi conoscono), mi ha confidato più volte, che la sua vocazione è cominciata quando io gli ho insegnato a fare dieci minuti di meditazione ogni mattina. Il merito è suo che è stato fedele a questo [...] “In quegli anni” – ha detto – “ho sentito in me la vocazione: Gesù che mi chiamava”. Allora, la cosa prima da fare è questa qua.

Ma poi adesso è arrivato il momento di ricevere Gesù. Perché si riceve Gesù? Perché, vedete, Gesù quando ha istituito l’Eucaristia ha detto: – “Prendete a mangiate, questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi”. E poi ha detto: – “Prendete e bevetene tutti, questo è calice del mio sangue sparso per voi e per tutti in remissione dei peccati”. Cioè, l’Eucaristia ci ricorda e ci rinnova il sacrificio di Gesù, ecco perché è molto importante. Gesù viene in noi per continuare, dentro di lui, a vivere l’amore che ci ha mostrato quando è venuto in noi.

Questo amore ha alcune espressioni che vi ricordo brevemente e che voi dovreste mettere in pratica tra di voi. Perché succede delle volte che un bel gruppo di ragazzi, come siete voi, viene alla comunione, anche alla cresima, poi, fatta la cresima, si squagliano. Invece c’è qualche gruppo, ricordo, che ha continuato e anche adesso, da adulti, si ritrovano insieme, son diventati amici. Quando han fatto la comunione, i sacramenti, la cresima... eppure rimangono uniti. Ecco, fate in modo che sia così anche per voi.

“Non vi chiamo più servi” – dice Gesù nel vangelo di oggi – “perché il servo non sa quello che fa il suo padrone. Vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi”. Allora, la prima cosa che dovete fare è avere confidenza tra di voi, dirvi le vostre cose, vincendo quella chiusura che c’è normalmente in quasi tutti noi – in qualcuno più, in qualcuno meno – che fa sì che noi, ciascuno viva per sé stesso, no? Voi dovete riuscire ad avere momenti di convivialità, di formazione, di preghiera, di gioco insieme e a dirvi l’un l’altro le vostre cose, le vostre spiegazioni, i vostri pensieri.

Seconda cosa. “Non c’è amore più grande di questo: dare la propria vita per i propri amici”. E dare la vita non vuol dire necessariamente morire come ha fatto Gesù: vuol dire consumare la propria vita per gli altri. Vuol dire essere generosi: non voler giocare a quello che piace a me; non voler mangiare quello che piace a me; non voler fare quello che piace a me, ma guardare anche gli altri e fare col cuore.

Ultima cosa. Gesù ha detto – “Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena”. Amare Gesù e amarci tra di noi ci dà la vera gioia. Cioè, ci sono molte altre cose che ci danno soddisfazione – un cibo che ci piace, una vittoria in una gara sportiva, una promozione... tante cose che in qualche modo ci danno soddisfazione – ma queste più che gioie io le chiamerei piaceri, perché sono cose passeggere. La gioia vera ce la dà Gesù. Ma questo... forse è ancora presto per voi capirlo. Ma se siete fedeli ad amare Gesù e ad amarvi tra di voi, riconoscerete che avrete trovato il senso della vita e la gioia vera della vita in questo amore.

Che il Signore vi accompagni in tutta la vostra vita.

Sia lodato Gesù Cristo. »



 

Aggiungi un commento

Il tuo nome:
Indirizzo email:
Commento: