Domenica 20 novembre 2005
| XXXIV domenica del tempo ordin. (A) – II |
| Nostro Signore Gesù Cristo, Re dell’Universo |
| Letture: |
| Ez 34,11-12.15-17 |
| Salmo 22: «Tu mi conduci, Signore, nel regno della vita.» |
| 1Cor 15,20-26.28 |
| Mt 25,31-46 |
Domenica 20 novembre 2005 (messa parrocchiale ore 10.30)
« Vi leggo anzitutto dal profeta Ezechiele una perìcope in cui è contenuto anche il brano che abbiamo letto come prima lettura liturgica questoggi. Il profeta Ezechiele dice così.
[Ezechiele 34,11] Dice il Signore Dio: Eccomi contro i pastori: chiederò loro conto del mio gregge e non li lascerò più pascolare il mio gregge, così i pastori non pasceranno più se stessi, ma strapperò loro di bocca le mie pecore e non saranno più il loro pasto. Perché dice il Signore Dio: Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò cura. Come un pastore passa in rassegna il suo gregge quando si trova in mezzo alle sue pecore che erano state disperse, così io passerò in rassegna le mie pecore e le radunerò da tutti i luoghi dove erano disperse nei giorni nuvolosi e di caligine. Le ritirerò dai popoli e le radunerò da tutte le regioni. Le ricondurrò nella loro terra e le farò pascolare sui monti dIsraele, nelle valli e in tutte le praterie della regione. Le condurrò in ottime pasture e il loro ovile sarà sui monti alti dIsraele; là riposeranno in un buon ovile e avranno rigogliosi pascoli sui monti dIsraele. Io stesso condurrò le mie pecore al pascolo e io le farò riposare. Oracolo del Signore Dio. Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò allovile quella smarrita; fascerò quella ferita e curerò quella malata, avrò cura della grassa e della forte; le pascerò con giustizia.
A te, mio gregge, dice il Signore Dio: Ecco, io giudicherò fra pecora e pecora, fra montoni e capri. Non vi basta pascolare in buone pasture, volete calpestare con i piedi il resto della vostra pastura; non vi basta bere acqua chiara, volete intorbidare con i piedi quella che resta. Le mie pecore devono brucare ciò che i vostri piedi hanno calpestato e bere ciò che i vostri piedi hanno intorbidato. Perciò dice il Signore Dio a loro riguardo: Ecco, io giudicherò fra pecora grassa e pecora magra. Poiché voi avete spinto con il fianco e con le spalle e cozzato con le corna le più deboli fino a cacciarle e disperderle, io salverò le mie pecore e non saranno più oggetto di preda: farò giustizia fra pecora e pecora.
Ho voluto leggere tutto questo brano in cui il popolo dIsraele, o meglio il popolo di Giuda, il regno di Giuda, è paragonato a un gregge, perché nel brano che io ho letto ci sono tutti e tre i motivi della profezia di Ezechiele.
Nellanno 587 [avanti Cristo – n.d.r.] il re di Babilonia, e i Caldei, quindi, hanno distrutto il tempio e le mura di Gerusalemme; hanno distrutto e dato al fuoco la città; hanno commesso barbarie di ogni genere in quella città; e hanno fatto la seconda deportazione del popolo di Giuda in Babilonia. Cera già stata una prima deportazione dieci anni prima e il profeta Ezechiele era stato tra i primi deportati. Ora, in Babilonia, lui e gli altri Giudei deportati sentono della distruzione di Gerusalemme: cadono loro le braccia, perdono la speranza di poter ritornare in patria, alla propria vita, alla propria famiglia, al proprio paese, e di ricostruire così il regno di Giuda. Sono avviliti, sono quasi disperati. In questo momento interviene Ezechiele.
Non cera stata soltanto la distruzione di Gerusalemme e la deportazione di molta parte della popolazione. Tra coloro che erano rimasti – normalmente i più poveracci – cera però qualcuno che aveva qualche solderello in più, che laveva nascosto, che era più scaltro negli affari, e allora costoro – cosa facevano? – davano ad usura il loro denaro a chi era in estremo bisogno e compravano le loro proprietà, le loro casupole..., compravano, vendevano, trafficavano..., facevano soldi a danno dei più poveri, che così si sono trovati in una povertà estrema. Allora, voi capite quello che abbiamo letto da Ezechiele.
Ezechiele condanna anzitutto i pastori di Israele, cioè il re, i suoi ministri, i grandi strateghi di Giuda, perché hanno pensato solo a sé stessi, a pascere sé stessi, e non hanno fatto il bene del popolo, e soprattutto non hanno saputo difendere il popolo, anche attraverso atti diplomatici, in modo da evitare la distruzione della città santa e di tante case. E dice che quelli non saranno più i pastori dIsraele, perché Dio stesso scenderà a pascolare il suo gregge (ecco la seconda parte, quella che soprattutto è riportata dalla lettura liturgica). Noi vediamo realizzato questo quando Dio si è fatto uomo, e abbiamo riconosciuto in Gesù veramente un pastore buono, che ha preso a cuore i più poveri, gli ammalati, quelli che avevano più bisogno; ha predicato e praticato lamore.
Poi anche la lettura liturgica termina con una minaccia: Ecco, io giudicherò fra pecora e pecora, fra montoni e capri, e in questo Ezechiele si riferisce a coloro che sfruttavano, opprimevano i poveri. Ci sarà un giudizio, giudicherò fra pecora e pecora. E più tardi (lo dice poco dopo): Io giudicherò fra pecora grassa e pecora magra ... farò giustizia fra pecora e pecora, cioè ci sarà il momento del rendiconto. E in questo il brano profetico di Ezechiele si unisce a quello del vangelo di oggi.
Il vangelo di oggi non è una parabola, anche se indubbiamente si usa la metafora del pastore, delle pecore e dei capri. Però non è una parabola. Gesù ci dice come avverrà il giudizio universale, e su che cosa verterà il giudizio universale. Ecco perché noi dobbiamo essere attenti a questo discorso di Gesù, perché un giorno interesserà ciascuno di noi questo giudizio; sarà fatto così come Gesù lha annunciato.
Voglio leggervi a questo riguardo (e terminerò in questo modo) una pagina di Leonardo Bo, della via Crucis della giustizia (un libretto di via Crucis fatto da lui), la stazione V°, quella del Cireneo, e ve la leggero a passi perché... se la leggessi tutta sarebbe troppo lunga. Dice:
E importante sapere che Gesù è il Signore e che lui rappresenta lincontro personale e definitivo di Dio con lumanità. E importante sapere che dobbiamo essere sensibili alle richieste degli altri, specialmente dei più poveri, sporchi e puzzolenti. Ma il sapere non è decisivo, decisiva è lazione reale. Non è colui che sa e dice Signore, Signore che si salva, ma colui che fa quello che Dio gli chiede. La salvezza si attua nel passaggio dalla teoria alla pratica vera. E la solidarietà vera, lamore disinteressato, il perdono sincero, è lo stendere la mano generosamente che ci fa avvicinare alla salvezza.
Simone di Cirene è stato il buon Samaritano per Gesù che pativa lungo il cammino. Non soccorse un condannato e un criminale agli occhi della giustizia romana e giudaica, portò soccorso a Dio stesso.
Signore, quandè che ti abbiamo visto soffrire e ti abbiamo aiutato? Quando ti abbiamo caduto, nel sangue, e ti abbiamo rialzato? Quando ti abbiamo visto portare la croce e te ne abbiamo liberato portandola noi stessi? E il Signore ci dirà: In verità di dico che tutte le volte che farete come Simone Cireneo, che portò la croce di un condannato, è a me che lo farete. Nel giudizio sulla nostra salvezza o perdizione eterna, Dio non si lascerà guidare da criteri di culto (quando preghiamo), né da criteri dottrinali (in quali verità abbiamo creduto), ma da criteri etici (quello che abbiamo fatto per gli altri). In un poco di solidarietà per gli affamati, assetati, nudi e oppressi si deciderà il destino eterno di ogni uomo.
Al tramonto della vita saremo giudicati dallamore. E i poveri, i bisognosi ci giudicheranno nel nome di Dio: Tu mi hai visto patire la fame, hai visto i miei figli che mangiavano i cibi guasti della spazzatura, e non mi hai dato neanche gli avanzi del tuo piatto pieno. Tu mi ha visto lacero, hai visto la mia famiglia che si nascondeva sotto una baracca di cartone e di latta, e tu mi hai mandato via e mi hai preso anche quel pezzetto di terra per costruire la tua dimora. Tu hai visto tutta una categoria decimata da salari da fame, abbruttita dalle necessità, e non sei stato solidale con essa; hai denunciato i suoi capi come sovversivi, le sue idee di giustizia come attentato alla sicurezza della società dei ricchi e la sua organizzazione come ribellione violenta per distruggere la pace.
Poiché non hai voluto vivere in solidarietà, sei condannato in eterno a vivere in solitudine. Poiché sei stato insensibile alla giustizia, non potrai vivere con i giusti. Hai già avuto in vita la tua consolazione.
Il vangelo non si riduce a una classe, non è classista, ma al regno di Dio prende parte, si salva, soltanto chi vive e lavora, pur se ricco, facendo suoi i lamenti dei poveri e chiedendo giustizia; chi nel suo programma di vita include il più grande anelito dei poveri che è la costituzione di un convito equo e fraterno per tutti, e contribuisce ad attuarlo.
Oggi celebriamo la festa di Cristo Re. E dando la sua vita per noi che egli ha meritato di risuscitare e di essere costituito, da Dio Padre, Re delluniverso e giudice dellumanità. Ma Gesù ci ha insegnato – con la vita, con la morte, col suo insegnamento, con la sua predicazione – che Dio è amore, per cui Dio lo raggiungerà solo chi ha vissuto nellamore. Chi vive nellamore, vive in Dio e Dio in lui. Se oggi non viviamo nellamore, non possiamo pensare di trovarci un giorno in Dio.
Sia lodato Gesù Cristo. »
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