Mandriolo nella rete

Unità pastorale di Mandrio, Mandriolo e San Martino (Vicariato III - Correggio, RE)

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18.9.2005

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Domenica 18 settembre 2005

XXV domenica del tempo ordin. (A) – I
S. Lamberto
Letture:
Is 55,6-9
Salmo 144:
«Il Signore è vicino a chi lo cerca.»
Fil 1,20c-27a
Mt 20,1-16

Domenica 18 settembre 2005 (messa parrocchiale ore 10.30)

« L’oracolo del profeta Isaia che abbiamo letto come prima lettura è pronunciato verso la fine dell’esilio di Babilonia; sono ormai oltre cinquant’anni che gli Ebrei sono schiavi in Babilonia; i più anziani hanno ancora negli occhi la città di Gerusalemme data alle fiamme e i massacri operati nella città e in campagna dai soldati caldei; li hanno raccontati ai loro figli, poi ai loro nipoti, che non avevano conosciuto questa disgrazia, questo dramma, e piangono, soffrono; però non perdono la speranza, anzi sperano con sicurezza che il Signore verrà un giorno al liberarli e vendicherà il suo popolo facendo perire i malvagi che li hanno trattati così. Non sta forse scritto, nella bibbia, "Iddio premia i giusti e castiga i malvagi"?

Essi aspettano quindi vivamente questa vendetta di Dio verso i nemici del suo popolo. Allora il profeta parla e dice che "... i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie...", "L’empio abbandoni la sua via e l’uomo iniquo i suoi pensieri; ritorni al Signore che avrà misericordia di lui ...".

Questo empio di cui parla il testo non è il Caldeo, il Babilonese, che ha operato violenze nei riguardi del popolo ebreo; è l’Ebreo che pensa che Dio sia un Dio vendicativo, un Dio che non vede l’ora di poter castigare i cattivi. Prima ancora, quindi, che la conversione sia ravvedimento morale, pentimento dei propri peccati e desiderio di santità, di virtù, è cambiamento della mentalità che ci siamo fatti su Dio, dell’immagine, dell’idea di Dio. Questa è la conversione, anzitutto: una conversione che trova il suo motivo profondo nella venuta, nella attività, nella vita, nell’insegnamento di Gesù Cristo.

Gesù Cristo, nella parabola anche odierna, voi avete sentito, fa dare all’ultimo operaio, quello che ha lavorato solo un’ora, la stessa paga che ha il primo. E questo in base a che cosa, a quale giustizia ("quello che è giusto ve lo darò")? Ma cosa è giusto?

Noi abbiamo i nostri criteri per stabilire quello che è giusto, guardiamo a quello che ciascuno mette di ingegno, di impegno, di fatica, di tempo, per fare una determinata attività, compiere un determinato servizio. Dio si vede che non ha questi criteri: la giustizia di Dio è l’amore. Sono operai che debbono far campare la loro famiglia? Hanno bisogno di aiuto? E allora li aiuta, anche se per il lavoro che hanno fatto meriterebbero meno, però li aiuta e dà la paga piena della giornata in denaro.

Ma Gesù, come persona, è proprio la manifestazione piena della misericordia e dell’amore di Dio. Questi è Gesù. Noi abbiamo conosciuto veramente Dio quando abbiamo conosciuto Gesù, la sua povertà, la sua umiltà, la sua carità, la sua pazienza; quando l’abbiamo visto chinarsi a lavare i piedi ai discepoli; quando ha istituito l’Eucaristia e ha preso forma addirittura di pane per potere venire dentro di noi; allora abbiamo capito chi è Gesù, chi è Dio, perché Gesù è Dio fatto uomo, in lui abita tutta la pienezza della divinità, come dice San Paolo; e quindi noi guardando lui vediamo Dio.

L’oracolo che noi abbiamo letto mette in risalto anche un’altra cosa (questa idea che io vi ho espressa è la principale rivelazione dell’oracolo, però c’è anche un’altra cosa se voi avvertite): "Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo, mentre è vicino"; poi dopo: "i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie... . Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri". Allora, c’è qui, affermata, ad un tempo l’immanenza e la trascendenza di Dio rispetto all’uomo.

L’uomo ha Dio vicino a sé (che abbiam parlato dell’incarnazione, abbiam parlato dell’Eucaristia), l’uomo ha Dio vicino a sé e nello stesso tempo Dio rimane sempre ben al di sopra dell’umano: i suoi pensieri, le sue vie, i suoi progetti sono alti sopra i nostri progetti quanto il cielo sopra la terra. Noi abbiamo da imparare, allora. Ecco, se noi accettiamo la misericordia di Dio, se noi ci cibiamo di Cristo e dell’Eucaristia, Cristo mette in noi i suoi sentimenti, i suoi pensieri, i suoi progetti... cioè, pian piano acquistiamo la mentalità di Dio nel giudicare noi stessi, la nostra vita, la storia, il mondo, il prossimo... tutto.

Voglio leggervi tre testimonianze di convertiti. Convertiti, quindi operai se non dell’ultima ora, perlomeno di metà giornata, eh?

Anzitutto San Paolo. Lo leggiamo nella seconda lettura di oggi, e dice: "Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno.". Notate che San Paolo è stato un persecutore accanito della chiesa e del cristianesimo; come dice lui, è stato un bestemmiatore, quindi avverso a Cristo; poi arriva a dire: "Per me vivere è Cristo e il morire un guadagno". Notate cosa aggiunge: "Ma se il vivere nel corpo significa lavorare con frutto, non so davvero che cosa debba scegliere. Sono messo alle strette infatti tra queste due cose: da una parte il desiderio di essere sciolto dal corpo per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio; d’altra parte, è più necessario per voi che io rimanga nella carne. Per conto mio, sono convinto che resterò..." – "sono convinto" perché lui è in prigione, quindi non sa se arriveranno a ucciderlo o meno – dice: "sono convinto che resterò e continuerò a essere d’aiuto a voi tutti, per il progresso e la gioia della vostra fede".

Sant’Agostino. Anche Sant’Agostino è stato un giovane che ha cercato di godere la vita nel modo, nel modo crasso della parola, nel senso più crasso della parola, e poi a un certo punto incontra Sant’Ambrogio, le preghiere della mamma Monica, lo Spirito di Dio ha lavorato in lui...: non solo è diventato cristiano e s’è fatto battezzare, ma è diventato prete, vescovo, dottore della chiesa, grande mistico... un santo; e dice nelle sue "Confessioni": "Tardi t’amai, Bellezza così antica e così nuova, tardi ti amai! Tu eri dentro di me e io stavo fuori. Tu eri con me ma io non ero con te. Tu mi hai chiamato e il tuo grido ha vinto la mia sordità; hai brillato e la tua luce ha vinto la mia cecità; hai diffuso il tuo profumo e io l’ho respirato e ora anelo a te; ti ho gustato e ora ho fame e sete di te; mi hai toccato e ora ardo del desiderio della tua pace".

André Frossard [1915–1995 – n.d.r.], un convertito di questi tempi (qui la citazione è un po’ più lunga: dal suo libro "Dio esiste, io l’ho incontrato"). "Entrato alle cinque e dieci di un pomeriggio in una cappella del Quartiere Latino (di Parigi) per cercarvi un amico, ne sono uscito alle cinque e venti in compagnia di una amicizia che non era di questa terra. Entratovi scettico e ateo, di estrema sinistra, anzi, più ancora che scettico e più ancora che ateo, indifferente e preoccupato da ben altre cose che da un Dio che non pensavo neppure più a negare, tanto mi pareva ormai passato da un infinità di tempo nel conto profitti e perdite dell’inquietudine e dell’ignoranza umana, ne sono uscito qualche minuto dopo, cattolico–apostolico–romano, trascinato, sollevato, ripreso, risucchiato dall’onda di un gioia inestinguibile.

Al momento dell’entrata, avevo vent’anni. All’uscita, ero un bambino pronto per il battesimo...

Non mi nascondo ciò che una conversione come questa, per la sua caratteristica di subitaneità improvvisa, può avere di stridente, d’inammissibile addirittura, per gli spiriti contemporanei che preferiscono le vie del raziocinio ai mistici colpi di fulmine, e che apprezzano sempre meno gli interventi del divino nella vita quotidiana. Tuttavia, per quanto desideroso io possa essere di mettermi in regola con lo spirito del mio tempo, non sono certo in grado di fornire gli elementi d’una lenta elaborazione là dove invece v’è stato brusco cambiamento; non sono in grado di offrire i motivi psicologici, immediati o lontani, del mutamento, dal momento che tali elementi non esistono; né mi è possibile descrivere la via che mi ha portato alla fede, visto che mi trovavo su tutt’altra strada e pensavo a tutt’altra cosa allorché sono caduto in una specie d’imboscata... niente mi predisponeva a quel che m’è successo: anche la carità divina ha i suoi atti gratuiti.".

Allora io faccio notare, partendo dall’ultimo. In Frossard tutto è grazia, tutto è dono; dobbiamo mettercelo nella testa: è dono anche l’impagabile onore di lavorare nella vigna del Signore per il regno di Dio fin dai primi tempi della nostra vita". In Sant’Agostino, vi faccio notare la gioia grande che ha provato quell’uomo quando ha incontrato Cristo e la fede, tanto che dice: "Tardi t’amai", sono arrivato tardi! Perché ho incontrato una gioia, una soddisfazione che prima non avevo. In San Paolo, vi faccio notare la grande passione di quest’apostolo per Cristo, però se per Cristo e per il suo regno è necessario rimanere a lavorare e a faticare, è disposto a fare questo: ad attendere l’incontro definitivo con Cristo per potere fare qualcosa per lui che tanto ha fatto per noi.

Così sia anche per noi.

Sia lodato Gesù Cristo. »



 

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