Mandriolo nella rete

Unità pastorale di Mandrio, Mandriolo e San Martino (Vicariato III - Correggio, RE)

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10.7.2005

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Domenica 10 luglio 2005

XV domenica del tempo ordinario (A) – III
S. Vittoria
Letture:
Is 55,10-11
Salmo 64:
«Visita la terra, Signore, e benedici i suoi germogli.»
Rm 8,18-23
Mt 13,1-23

Domenica 10 luglio 2005 (messa parrocchiale ore 10.30)

« Avete sentito la brevissima lettura che è tratta dal profeta Isaia. Isaia vede il ciclo dell’acqua, diciamo, secondo natura: l’acqua scende dal cielo, bagna la terra; ritorna al cielo in forma di evaporazione, si formano le nubi, torna a piovere; però il suo passaggio sulla terra non è inutile e non è vuoto: irriga la terra, permette ai semi di germogliare e agli alberi di fare i loro frutti. Quindi è utile questo passaggio dell’acqua sulla terra, anzi è assolutamente necessario per la vitalità almeno degli esseri vegetali (e quindi poi, in conseguenza, di quelli animali).

Isaia paragona la parola di Dio a questa acqua che viene dal cielo e che non viene inutilmente: porta i suoi frutti, perché la parola di Dio è efficace. Non è (la parola di Dio) come la parola degli uomini. Anche la parola degli uomini ha una sua grandezza: direi che tutto il progresso umano è nato proprio dal fatto che l’uomo parla, pronuncia parole, parole che esprimono concetti; il parlare fa sì che nascano le nazioni, l’uomo sia un animale socievole; l’uomo è capace di progredire perché ha inventato poi anche l’alfabeto che esprime le parole, sono stati scritti tanti, tanti libri che hanno espresso idee, sentimenti, scoperte, fatti storici… e questo ha permesso il progresso; il progresso è avvenuto perché l’uomo è dotato della parola. E’ tanto vero questo che quando noi vediamo un altro animale che sembra esprimere una certa intelligenza, una certa sensibilità, cosa diciamo? "Gli manca solo la parola", perché la parola è caratteristica dell’uomo.

La parola nell’uomo, però, non è solo grandezza ma è anche miseria. Davide, nel salmo 12, diceva già questo (tremila anni fa, pensate): "Nessuno mantiene le promesse fatte, gli uomini si dicono bugie l’uno all’altro, labbra bugiarde il cuore non esprime quello che sente". Se era vero questo tremila anni fa, mi sembra che adesso sia ancora più vero. Voi provate a pensare tutte le falsità in mezzo alle quali noi viviamo: dei politici, della pubblicità, dei mercanti, della gente che… denigra il prossimo alle spalle… noi viviamo nella falsità; e la parola data non ha più valore, e quindi non si mantengono promesse. Questo è l’uomo, la sua parola quindi è fallace, perlomeno.

La parola di Dio, invece, ottiene quello che vuole. L’ha ottenuto al tempo della creazione, e Dio, faccio presente, continua a creare continuamente, perché ci sostiene sempre nell’esistenza: "Sia fatta la luce, e la luce fu…", "Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza"; e quando Dio si è fatto uomo, con la parola ha ottenuto quello che voleva: "Sì, lo voglio: sii guarito", dice al lebbroso, e il lebbroso guarisce immediatamente; "Talità–kum", dice alla figlia di Giàiro, "ragazza, te lo dico io, alzati!", e quella si alza, era morta, risuscita; "Ti sono perdonati i tuoi peccati"; "Questo è il mio corpo. Prendete e mangiatene tutti". La parola che Gesù dice ottiene immediatamente l’effetto. La parola di Dio è efficace, è efficace sempre.

E’ efficace sempre, io dico, con le cose inanimate, o per lo meno con gli esseri non liberi. Ecco che allora noi vediamo che tutto "grida di gioia", come dice il salmo di oggi, "tutto canta e grida di gioia". Grida di gioia perché ammiriamo la bellezza del creato e l’ordine perfetto del creato. A me è piaciuto anche il fatto che abbiano centrato la cometa, nei giorni passati. La sonda ha percorso oltre quattrocento milioni di chilometri, alla velocità di trentasettemila chilometri all’ora. Ma hanno dovuto studiare il peso della sonda, la traiettoria della cometa, la traiettoria della sonda, il peso di gravità della terra, anzitutto, verso la sonda, poi del sole …; hanno dovuto calcolare infinite cose per vedere di riuscire a fare questo "tiro a segno" preciso che colpisse bene. E l’ha colpito. C’è da lodare la intelligenza strampalata di chi ha inventato questo, ma, voi capite, prima ancora di questo c’è l’intelligenza di chi ha messo le leggi e le forze della natura in modo che, basandosi su quelle, hanno potuto raggiungere lo scopo. Quindi c’è un’intelligenza prima: l’intelligenza di Dio.

La parola di Dio ottiene quello che vuole. Dicevo, ottiene quello che vuole per non con gli esseri liberi. Qui la parola di Dio si mette a contatto con chi può accettare la sua parola o non accettarla; ascoltarla o non ascoltarla; riesce a comprenderla o non riesce a comprenderla (o non la vuole comprendere); la vive e non la vive. Qui è a contatto con gli esseri liberi.

E noi comprendiamo in questo senso, allora, quella frase sibillina – di cui dicevo ieri sera – che dice Gesù agli apostoli; i quali apostoli, giustamente, chiedono: "Perché parli loro in parabile?" (perché vi faccio notare, noi, il senso di quella parabola, l’abbiamo capito perché Gesù l’ha spiegato agli apostoli; gli apostoli l’han spiegato alle altre generazioni; gli esegeti, gli studiosi, i mistici hanno approfondito il senso di queste parabole, e noi le troviamo ricchissime adesso; ma mettetevi nei panni di quella gente che era seduta sulla sponda del lago e chi ha ascoltato la parabola del seminatore. Ci ha capito qualcosa? Non so… avete capito qualcosa… sarà difficile. Io dico: sarà difficile. Ecco, allora, la domanda degli apostoli: "Perché parli loro in parabole?"). Ed egli rispose (attenti alla risposta di Gesù, che ci… urta quasi): "Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Così a chi ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha".

Beh… di primo acchito, diciamo, non vi sembra che vi sia, da parte di Gesù, il Figlio di Dio venuto sulla terra, l’intenzione che ci siano i "cocchini" e quelli che, invece, sono più disprezzati e messi da parte? Quelli a cui lui vuole dare la salvezza e quelli a cui non la vuole dare. Si direbbe che sia così, "illic ed immediate", eh?

Di fatto qui si avvera quello che il profeta Simeone aveva detto quando Gesù è stato presentato al tempio: "Egli è qui come segno di contraddizione. Egli sarà la rovina e la resurrezione per molti … perché siano svelati i pensieri di molti cuori". Ecco la ragione, vedete che Gesù la dice? Per questo parla loro in parabole, "perché pur vedendo non vedono, e pur udendo non odono e non comprendono. E così si adempie per loro la profezia di Isaia" che dice che non vogliono vedere, non vogliono ascoltare, non vogliono comprendere, non vogliono convertirsi, in modo che io li sani. Dio sa già in antecedenza chi ascolterà la sua parola, chi non l’ascolterà; chi la comprenderà e chi non la comprenderà. "Comprendere" vuol dire "prendere dentro", "fare propria" la parola di Dio; farla norma della propria vita, vuol dire quello. Lui sa già chi sarà disponibile alla fede e all’amore, e chi non sarà disponibile. Ecco perché non sperpera parole, in più, per quelli che non vorranno capire, non vorranno credere, non vorranno vivere secondo la sua parola.

E tuttavia, io faccio presente, che questo non vuol dire che egli disprezzi le sue creature, perché alla gente che era lì davanti a lui, seduta su questa sponda ad anfiteatro, vero, che faceva praticamente da specchio acustico, in modo che ascoltavano benissimo Gesù che parlava dalla barca, ha raccontato la parabola; e nella parabola egli sparge il seme: sulla strada, sul terreno sassoso, sul terreno che ha le spine e i rovi… non lo sparge solo sul terreno buono, la sparge dappertutto. Cioè: il dono di potere arrivare eventualmente ad ascoltare la parola di Dio, a comprenderla e a vivere secondo la parola di Dio, lo fa a tutti; però è nella logica che egli dia di più a quelli che conosce già in antecedenza essere generosi e aperti verso la sua parola.

Nella parabola, poi, a me sembra che egli segua lo stesso stile pedagogico, diciamo, lo stesso metodo, della incarnazione. Voi provate a pensare l’incarnazione. "Dio non l’ha mai visto nessuno", dice San Giovanni nel suo prologo, "l’Unigenito Figlio di Dio che è nel seno del Padre, egli ce lo ha rivelato". Dunque, Gesù, per noi che crediamo, è la rivelazione di Dio; è il rivelatore, il grande rivelatore; tanto che chi crede in lui può dire: "Quello che abbiamo udito con le nostre orecchie, quello che abbiamo visto coi nostri occhi, quello che abbiamo toccato con mano del Verbo della vita, questo lo annunziamo a voi, perché la nostra gioia sia piena".

Ma chi, invece, non accetta Gesù come Figlio di Dio incarnato, Gesù rimane semplicemente un uomo, e comunque quel che si vede: un uomo; quel che si ascolta è una parola umana; quel che si tocca è una persona umana.

Voi ricorderete quella discussione che avviene ad un certo punto, poco prima della passione e morte del Signore, nel tempio, tra Gesù e alcuni scribi e sacerdoti del tempio. Gesù dice a loro: "Io ho fatto molte opere buone in mezzo a voi. Per quale di queste opere mi volete uccidere?". Ed essi rispondono: "Noi non ti vogliamo uccidere per le buone opere che hai fatto, ma perché tu, essendo uomo, ti sei fatto Dio". E quando lo condanneranno, in ambedue i processi che Gesù subisce, sia quello religioso prima sia quello civile dopo, la ragione che portano è proprio quella.

Nel processo religioso, se vi ricordate, si presentano molti falsi testimoni, allora Caifa, il sommo sacerdote, ne ha abbastanza di queste false testimonianze che si contraddicono tra di loro, e dice: "Ti scongiuro, dicci, sei tu il Cristo, il Figlio del Dio vivente?", ed egli: "Sì, tu l’hai detto". "Ah! Avete sentito la bestemmia… che cosa pensate… è reo di morte". E’ reo di morte perché si è fatto Figlio di Dio. E quando nel processo civile capiscono che Pilato non vuole condannare Gesù perché non trova nulla di male in lui, cosa dicono? "Noi abbiamo la legge e secondo la nostra legge deve morire perché si è fatto Figlio di Dio". Ecco il motivo: si è fatto Figlio di Dio. Perché quel che si vedeva e si ascoltava in Gesù era un uomo, non era Dio direttamente. Dio rimane ineffabile.

Allora la parabola ha la stessa pedagogia, cioè è di per sé un racconto, una metafora, un paragone preso dalla vita che ti può aiutare: proprio perché è semplice ti può aiutare a capire; però di per sé è un racconto, non è l’espressione del mistero, direttamente. Per arrivare a capire il mistero ci vuole la luce che ci viene da Dio, che ci viene da Gesù, dal suo Spirito.

Sia lodato Gesù Cristo. »



 

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