Mandriolo nella rete

Unità pastorale di Mandrio, Mandriolo e San Martino (Vicariato III - Correggio, RE)

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19.12.2004

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Domenica 19 dicembre 2004

IV domenica di Avvento (A) – IV
Novena di Natale.
S. Fausta
Letture:
Is 7,10-14
Salmo 23:
«Ecco, viene il Signore, re della gloria.»
Rm 1,1-7
Mt 1,18-24

Domenica 19 dicembre 2004 (messa parrocchiale ore 10.30)

« In quali circostanze storiche il profeta Isaia ha pronunciato l’oracolo che abbiamo letto questa mattina come prima lettura? Siamo nel 734 avanti Cristo. I re di Aram e di Israele (voi sapete che gli Ebrei vivevano in due regni distinti: il regno di Israele al nord, il regno di Giuda, più piccolo, al sud; il regno di Giuda aveva come capitale Gerusalemme), ebbene il regno di Israele e il regno di Aram decidono di fare guerra alla Assiria per liberarsi dal giogo di vassallaggio che avevano nei riguardi dell’Assiria. Chiedono al re di Gerusalemme – di Giuda: Acaz – di partecipare anch’egli a questa guerra. Acaz dice di no. Allora i re di Aram e di Israele decidono di andare contro il regno di Giuda, di detronizzare Acaz e di mettere re un altro che sia del loro parere; e cominciano a invadere il territorio di Giuda dal nord. Acaz e tutta la popolazione di Gerusalemme sono in ambascia, perché… riusciranno a resistere? Sanno che hanno un esercito da poco, non riusciranno a resistere all’urto della guerra che muovono loro i regni di Israele e di Aram.

Mentre Acaz si trova alla piscina superiore, a Gerusalemme, nella via del lavandaio, che cerca di vedere… come provvedere l’acqua alla città in caso di assedio – che sembra imminente – lo raggiunge là il profeta Isaia il quale gli dice: "Stai tranquillo, non aver paura! Quello che ti sembra un vento impetuoso che sta per distruggere il regno di Giuda è soltanto una nuvoletta di fumo che viene su da due tizzoni fumiganti; non ti faranno niente. Il Signore Iddio ha promesso a Davide che la sua discendenza" – e Acaz era un discendente di Davide – "regnerà per sempre. Quindi, stai tranquillo". Acaz, però, non crede molto a Isaia, e allora, che cosa fa? Fa delle cose… degli errori… infami, delle volte. Ad esempio uccide il proprio figlioletto, di pochi mesi, all’idolo […], per aggraziarselo, per avere l’aiuto […], ed è deciso comunque a chiedere… decide di chiedere aiuto alla Assiria. Dice: "Se chiedo aiuto all’Assiria, l’Assiria penserà lei a mettere a posto quei due re lì".

Allora Isaia raggiunge Acaz di nuovo, nel suo palazzo regale, e gli dice quelle cose che abbiamo letto come prima lettura quest’oggi, cioè: "Se non credi a me, chiedi un segno dal Signore tuo Dio, dal profondo degli inferi oppure lassù in alto". "Chiedi un segno e questi ti farà capire che veramente devi avere fiducia in Lui". Acaz, però, ha più fiducia nella forza della Assiria che non in Dio e quindi rifiuta il messaggio di Isaia. Isaia, come avete capito, si irrita un po’: "Non vi basta di stancare la pazienza degli uomini, perché ora vogliate stancare anche quella del mio Dio?", e fa l’oracolo famoso, dell’Emmanuele: "Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele:" (che significa) "‘Dio–con–noi’".

Io faccio una prima osservazione. Oh, Acaz si dimostra un re inetto! Chiude il tempio di Gerusalemme, innalza pali sacri, edicole varie alle varie divinità o idoli dei popoli lì vicino. Quindi non crede proprio in Dio, e non capisce che chiamare in aiuto l’Assiria, l’Assiria verrà, e distruggerà i regni di Aram e di Israele, ma assoggetterà anche il regno di Giuda e lo renderà suo vassallo, e chiederà tributi; e si mette in pericolo la fede e la purezza religiosa – diciamo così – di Giuda. Non capisce questo.

Allora, la prima riflessione che io voleva fare a voi e proprio questa. Avete notato come è difficile che noi crediamo veramente fino in fondo al Signore e alla sua parola. Ci fidiamo più di noi stessi che non della parola di Dio. Han cominciato Adamo ed Eva quando hanno mangiato il frutto dell’albero della scienza del bene e del male, cioè hanno voluto conoscere loro direttamente quello che era bene, quello che era male; decidere loro e non che ci fosse qualcun altro che gli diceva che cosa era bene, che cosa era male. Ma saltiamo tutto il vecchio testamento, anche perché il tempo di una predica dovrebbe essere limitato (dovrebbe…).

Veniamo al nuovo testamento. Abbiamo in San Paolo due frasi che sono sintomatiche. Dice: "La scienza gonfia, la carità edifica". Ecco quello che dovremmo diventare. Se la scienza è senza la carità, la scienza gonfia; rende uno tanto sicuro di sé stesso da identificare i propri pensieri con la verità, e facilmente diventa borioso; se poi ha anche un po’ di logorrea, parlantina facile, cercherà di sottomettere gli altri, di vincerli, più che di con–vincerli (di vincere insieme), di vincerli, di sottometterli, di metterli a tacere, perché lui sa tutto, lui sa molto più degli altri; lui ha la verità in tasca per la soluzione di ogni problema che esiste nella vita e nel mondo. La scienza gonfia, la carità edifica.

Certo, se uno oltre alla carità ha anche la scienza può fare più bene che uno che non abbia la scienza. Di fatto nel nuovo testamento, cioè nella vita della chiesa, si è cercato sempre di mettere d’accordo le conoscenze naturali con la fede. Per questo hanno agito e in questo modo si sono comportati i padri della chiesa, i primi grandi scrittori, i pensatori ecclesiastici. Poi abbiamo avuto dei colossi di intelligenza che, nel campo filosofico, teologico, ma anche scientifico, hanno fatto e detto cose grandi. Io vengo da Scandiano, mi ricordo, ad esempio, Lazzaro Spallanzani che è praticamente il padre della biologia moderna. Non solo Lazzaro Spallanzano, mi ricordo Copernico, Mendel, che erano canonici, [Galvati?], anche loro, come Lazzaro Spallanzani, ma si potrebbero contare a migliaia quelli che, nella chiesa, hanno coltivato la scienza. La chiesa, poi, vi ricordo, è stata la prima a istituire le università e le scuole quando gli stati, ancora, non ci pensavano per niente.

E’ andata bene così fino al millesettecento, circa, quando l’illuminismo e l’idealismo hanno detto che solo la ragione è la via per conoscere la verità. Non la fede. La fede è un sentimento irrazionale che va bene per della gente sconsolata, che non trova consolazione, allora la trova nella fede, ma non è qualcosa di razionale. Ecco allora che l’uomo ha cercato di conoscere attraverso la ragione. Poi è venuto il positivismo che ha detto che solo le cose concrete che si vedono, che si toccano con mano, sono quelle che contano, noi dobbiamo vivere per quelle. Poi è venuto lo scientismo che ha detto che solo la scienza è la via per arrivare alla conoscenza della verità; la scienza, cioè l’esperimentazione, è la via per arrivare alla verità; quindi tutto quello che non si può sperimentare – e Dio, la grazia santificante, il paradiso, non si possono sperimentare perché sono realtà completamente spirituali che sfuggono alla nostra esperienza sensibile – e allora questo non entra più nel campo della verità.

Non si sono accorti, io penso, subito, all’inizio, che incamminandosi per questa via, da un lato distruggevano tutta l’architettura costruita per molti secoli – qui magari se ne sono accorti e volevano anche fare questo – cioè, tutto il pensiero cristiano che aveva definito bene chi è Dio, chi è l’uomo, qual è il destino dell’uomo, che senso ha la sofferenza, l’amore, il dolore, la morte… Da un lato han distrutto questo e dall’altro invitavano ciascun uomo a seguire il proprio pensiero, e non quello rivelato da Dio. E si è arrivati così all’individualismo esasperato dei nostri giorni. Qualcuno ha scritto: "Fuori di me e sopra di me non c’è nessuno e nulla". Ci vuole una bella faccia tosta a dire una cosa del genere.

Come? Un uomo che appare sulla terra e poco dopo ritorna alla polvere; un uomo che purché vari la temperatura corporea di qualche grado muore; un uomo talmente condizionato dalla pressione dell’aria, all’esterno, ed alla pressione del sangue, all’interno, che se varia appena appena scoppia, l’uomo crede di essere padrone della verità? Crede di conoscere tutto? Crede di sapere tutto, della vita, del mondo, della storia, di tutto? Ci vuole una boria e una superbia notevole! Certo, per avere fede ci vuole umiltà. "Ci vuole", cioè l’umiltà è poi la verità, cioè riconoscere che siamo delle creature, che siamo molto limitati, che sono infinitamente di più le cose che noi non sappiamo che quelle che sappiamo e che, a un certo punto, se noi siamo eruditi da qualcuno che la sa più lunga di noi, dobbiamo avere l’umiltà di accettarlo.

Voi fate i conto che dalla costellazione di Andromeda – una cosa impossibile perché ci vorrebbero migliaia di anni luce per arrivare qui… comunque non si sa mai, ci potrebbero essere forme di vita che durano anche parecchio – arrivasse qualcuno da noi e si trovasse il modo di comunicare con loro, e ci dicessero come si vive nei pianeti della costellazione di Andromeda: noi accetteremmo quello che dicono loro, loro lo sanno, noi cosa sappiamo di Andromeda? Non sappiamo niente! Altrettanto, se noi arriviamo a conoscere solo quello che tocchiamo con mano e che vediamo cogli occhi, che ascoltiamo con le orecchie, che tocchiamo in qualche modo coi sensi, e c’è Qualcuno che, invece, sa anche qualcosa di più, ed è venuto sulla terra a rivelarcelo (lo celebreremo sabato prossimo), è venuto non solo come Salvatore dal peccato, ma anche per rivelarci chi è Dio per noi, chi è l’uomo per Dio, quanto ci vuole bene il Signore, a che cosa ci ha destinato il Signore Iddio che vuole essere papà di tutti noi, allora noi dobbiamo avere l’umiltà di accettare questo; noi dobbiamo conoscere anche attraverso la fede. E nonostante, io vi dico che nonostante la guerra attuale – evidente – tra laicisti esasperati (che c’è in Europa) contro i credenti, nonostante questo, c’è invece un cammino della popolazione verso un ritorno alla fede; un capire che da soli non ce la facciamo, anzi, che se ci affidiamo a noi stessi, prima o poi (più prima che poi) la terra diventerà una giungla, sarà un disastro. E allora capiscono che noi dobbiamo affidarci anche a Dio, ecco.

Allora la prima cosa che noi abbiamo imparato questa mattina è questa: concedi anche a noi – abbiamo chiesto nella preghiera colletta – di accoglierlo e generarlo nello spirito (come Maria Santissima l’ha generato nel corpo) con l’ascolto della Sua parola, nell’obbedienza della fede. "Fides et ratio" ha detto il papa qualche anno fa. La fede e la ragione devono cercare […]. Noi non dobbiamo [inerpicarci?] a ogni scoperta scientifica, avere paura che butti all’aria tutti i fondamenti della nostra fede. No! Il Signore ci ha dato anche la ragione per capire, per conoscere tante cose, però oltre quelle cose che noi riusciamo a vedere, a capire, dobbiamo avere l’umiltà di accettare il pensiero di [Dio?].

Cosa dite voi? Io avrei un’altra cosa da dirvi, la possa dire? Sì? Allora… grazie della vostra pazienza, eh? (Non vorrei, appunto, "stancare la pazienza degli uomini", come dice Isaia nel testo attuale…).

Veniamo all’oracolo riguardante la Vergine. "Il Signore stesso vi darà un segno", dice Isaia, "ecco la Vergine concepirà e partorirà un figlio che chiamerà Emmanuele: ‘Dio–con–noi’". Questo oracolo era un segno dato ad Acaz perché capisse che era vero, quello che Isaia stava dicendo era vero, le raccomandazioni che gli faceva. Per essere vero, non possiamo pensare che, direttamente, Isaia volesse annunciare la nascita, da Maria Vergine, di Gesù Cristo, che avverrà più di settecento anni dopo; non poteva essere un segno per Acaz. Il segno, quindi, per Acaz, era la nascita di un altro figlio – Ezechia – che sarà in certo senso una presenza di Dio in mezzo al suo popolo (di fatto Acaz morirà giovane; era giovane allora, al tempo della profezia aveva vent’anni); e allora Isaia gli dice: "La ragazza" – perché questo sarebbe il vocabolo usato: la ragazza; di per sé è la ragazza da marito, invece lì era la moglie, la giovane moglie, quindi era già sposato – "La ragazza" – poi i settanta… oh, povero me! Qui ci inoltriamo in una selva. Sapete cosa sono i settanta? I settanta sono settanta studiosi che, duecento anni, circa, prima di Cristo, hanno tradotto la bibbia, il vecchio testamento, naturalmente, in greco; traducendo in greco […] la parola greca "[parzenos?]" che vuol dire "vergine", e allora, ecco, noi usiamo questa parola: vergine, ma di per sé Isaia dice "la ragazza" – "La ragazza avrà un figlio che sarà Emmanuele, sarà ‘Dio–con–noi’".

Di fatto Ezechia è stato un re pio, un re buono d’animo; anche abbastanza forte, deciso nel comando; quindi è stato veramente una presenza di Dio, anche perché ha distrutto tutti i pali, le edicole sacre che aveva costruito il padre, ha riaperto il culto, il tempio di Gerusalemme, ha purificato i sacerdoti perché celebrassero il culto, ha riportato la legge di Mosè come regola della vita di quel paese. Cioè, è stato indubbiamente un re molto buono e molto pio. Non è stato, però, quel re eccezionale che forse anche Isaia stesso immaginava, insomma, eh?

E allora qui dobbiamo dire una cosa (ecco il secondo pensiero prima di chiudere). Ci sono delle profezie, delle volte, nel vecchio testamento, ci sono delle profezie che direttamente riguardano il Messia, come quando il salmo 21 dice: "Hanno forato le mie mani e i miei piedi, posso contare tutte le mie ossa; si dividono tra loro le mie vesti, sulla mia tunica gettano la sorte". Vi sono frasi che si sono verificate alla lettera nella passione del Signore. Questa è una profezia messianica.

Ci sono altre profezie che i profeti hanno detto per eventi contingenti, contemporanei a loro o immediatamente susseguenti, che però trovano una realizzazione piena solo con la venuta del Messia (che qui facciamo un esempio). Geremia prevede che a Rama, nel territorio di Efrata, dove è sepolta Rachele, ci sarà una razzia e alcune persone verranno sequestrate e portate in esilio a Babilonia, e dice che "Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata perché non sono più". La profezia riguardava direttamente quello, però Matteo – voi ricorderete – che ricorda questa profezia in occasione della strage degli innocenti a Betlemme, perché Betlemme era in Efrata e allora ricorda questa profezia, e vede una realizzazione più piena di quella profezia con la strage degli innocenti.

Anche questa profezia dobbiamo credere che sia così, e… ci sono anche motivi per cui dobbiam pensare che lo stesso Isaia pensava questo; Isaia, infatti, parla dell’Emmanuele per alcuni capitoli che sono chiamati, appunto, il libro dell’Emmanuele. Nel capitolo nono, ad esempio, dice quello che leggeremo nella prima lettura della messa di mezzanotte a Natale: "Ci è nato un bambino, ci è stato dato un figlio. Il suo nome è: Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace". Io voglio usare delle iperbole per Ezechia, ma non meritava certamente questi titoli! Nel capitolo undici dice che sarà pieno dello Spirito di Dio: "Spirito di sapienza e di intelletto, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di scienza e di timore del Signore. Egli prenderà su di sé la causa dei poveri, porterà la giustizia e la pace in tutta la terra". No, Ezechia non ha fatto niente di tutto questo. Allora vedete che Isaia stesso, pronunciando la profezia sull’Emmanuele, prevede una realizzazione piena, pero, di questa profezia solo col Messia; ecco perché già gli Ebrei hanno considerato questa profezia, che noi abbiam letto questa mattina, una profezia messianica. E dopo ha cominciato Matteo nel suo vangelo a riportarla – l’abbiam letto stamattina – e tutti i cristiani hanno ritenuto che qui si parlasse anche della Vergine Maria che ha concepito Gesù.

E’ un fatto che, direi, noi troviamo facilmente (che sia così) se leggiamo certe cose che gli apostoli dicono, Gesù stesso dice. Gesù, nel discorso delle beatitudini, dice: "Non crediate che io sia venuto ad abolire la legge e i profeti, io son venuto a completare"; e San Paolo, nella prima ai Corinzi, dopo aver parlato di varie cose successe nel vecchio testamento, dice: "Tutte queste cose però accaddero a loro come esempio, e sono state scritte per ammonimento nostro, di noi per i quali è arrivata la fine dei tempi"; nella prima lettera di Pietro, che noi abbiamo letto nella "lectio divina" (voi lo ricorderete perché venite sempre numerosi, e quindi…), abbiamo letto questo: "Su questa salvezza indagarono e scrutarono i profeti che profetizzarono sulla grazia a voi destinata cercando di indagare a quale momento o a quali circostanze accennasse lo Spirito di Cristo che era in loro, quando prediceva le sofferenze destinate a Cristo e le glorie che dovevano seguirle. E fu loro rivelato che non per se stessi, ma per voi, erano ministri di quelle cose che ora vi sono state annunziate da coloro che vi hanno predicato il vangelo nello Spirito Santo mandato dal cielo; cose nelle quali gli angeli desiderano fissare lo sguardo".

Allora, noi dobbiamo anche ringraziare Dio di averci fatto nascere e crescere e vivere in questo periodo che è la pienezza dei tempi; che è la pienezza, il completamento di tutte le profezie antiche, le promesse antiche. Noi dobbiamo ringraziarlo e, nello stesso tempo, imitare quei due grandi personaggi che ci sono posti davanti in questi giorni: Maria Santissima, che dice: "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto", e Giuseppe, che dice: "Destatosi dal sonno…" (adesso lo leggiamo perché se no non mi ricordo neanche io) "Destatosi dal sonno Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa".

Che il Signore ci aiuti, attraverso l’obbedienza della fede, a prepararci a celebrare degnamente il Santo Natale. Così sia.

Sia lodato Gesù Cristo. »



 

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