Domenica 12 dicembre 2004
| III settimana di avvento (A) – III |
| S. Giovanna Francesca de Chantal |
| Letture: |
| Is 35,1-6.8.10 |
| Salmo 145: «Vieni, Signore, a salvarci.» |
| Gc 5,7-10 |
| Mt 11,2-11 |
Domenica 12 dicembre 2004 (messa parrocchiale ore 10.30)
« Le condizioni del nostro pianeta terra non sono delle più rosee, anzi qualcuno dice che sono catastrofiche. La situazione politica sociale, nel mondo, è talmente complessa, complicata, ci sono intrecci di mania di potenza, desiderio di esportare la democrazia attraverso delle guerre, terrorismo, AIDS, fame, malaria, odii tribali, avversioni tra diverse confessioni religiose (anche tra cattolici e protestanti: pensate alla questione dell’Ulster che dura da decine d’anni) … Ma le questioni sono talmente complicate che ci vorrebbe un super computer elettronico per trovare la soluzione che porti veramente la pace in tutto il mondo e la fratellanza. Se fosse questione di mente, ma non è questione di mente, è questione di cuore, soprattutto! E’ il nostro cuore che deve cambiare se vogliamo vivere veramente da fratelli sulla terra. Ma certamente la questione è di difficile soluzione.
A questo aggiungiamo le crisi di fede e di pratica religiosa; la caduta dei valori morali, la mancanza di sicurezze, per cui viviamo in un’incertezza sempre maggiore, anche per quanto riguarda le verità essenziali della nostra vita. Non si può dire – credo che siamo d’accordo tutti – che viviamo in un’epoca pacifica. Viviamo in un’epoca di grande tensione e di grande insicurezza.
Dovevano essere diverse le situazioni in cui a pronunciato il suo oracolo Isaia, quell’oracolo che abbiamo letto stamattina. E invece no: era uno dei periodi peggiori del popolo d’Israele. Il popolo era stato deportato in Babilonia; la città di Gerusalemme e il tempio erano stati distrutti; sulla spianata del tempio crescevano i rovi, le erbacce, e nel tempio diroccato alloggiavano serpenti e uccelli rapaci; tutta la città era diroccata; molte case erano state distrutte, le fognature, le fontane pubbliche; gli uomini migliori, cioè i più preparati, professionalmente più preparati (gli artisti, gli artigiani…), erano tutti stati deportati in Babilonia e là lavoravano per il re di Babilonia. A casa erano rimasti i vecchi, i malati, i bimbi, e molte donne sulle cui spalle giaceva il peso della soluzione dei vari problemi pratici e concreti che c’erano da risolvere. Nessun canto, quindi, ma soltanto lamenti e pianto. In campagna qualche contadino, qualche pastore era rimasto, ma nient’altro, niente di più. Quindi era un periodo… tra i più difficili che stava attraversando il popolo d’Israele.
Ebbene, in questa situazione il profeta lancia questo oracolo pieno di ottimismo, come avete sentito: dove c’è il deserto nascerà un giardino, sarà come la terra di Saròn (la terra di Saròn è quella striscia pianeggiante, o quasi pianeggiante, che fa sponda al mar Mediterraneo, in Israele); la cresceranno – dice – alberi rigogliosi, possenti come i cedri del Libano; sarà come un bellissimo prato verde, pieno di erbe aromatiche e di fiori; cresceranno il narciso e il giglio, simboli della gioia e dei sogni degli innamorati; non ci sarà più pianto, ci saranno continuamente canti, sì, canti di gioia e giubilo. Il giubilo – voi sapete – è quella modulazione della nostra voce che non si esprime con parole, ma… si canta un motivo che il cuore, gonfio di gioia, non riesce ad esprimere con parole.
"Ma costui vaneggia!", noi diciamo. "In una situazione del genere tu preannunci un paradiso terrestre?!". Non vaneggia: predice l’intervento di Dio su quella situazione! Perché a Dio tutto è possibile. Dio è capace con una ventata gagliarda di Spirito Santo, come è stato per Pentecoste, di cambiare i cuori degli uomini e di fare di un deserto un giardino fiorito. Quindi lo scoraggiamento, il lasciare cadere le braccia, le ginocchia vacillanti, non possono coesistere con la fede in Dio e con la fiducia in Lui. Se noi abbiamo fede e fiducia, certamente saremo sempre ottimisti. Il pessimismo non fa parte dell’anima e della vita di colui che crede veramente in Dio; che crede nella sua onnipotenza; che crede nella sua bontà; che crede nella sua fedeltà alle promesse, alle promesse che ha fatto a Israele (allora si era legato con Israele con un’alleanza), dopo Gesù Cristo, alle promesse che ha fatto a tutta l’umanità, a ciascun uomo e a tutti i popoli della terra. Non va d’accordo lo scoraggiamento con la fiducia in Dio.
Voi avete sentito questo profeta che parla con immagini poetiche – deve avere avuto un animo sensibilissimo! – e continua dicendo (adesso usa altri esempi, parla delle guarigioni dalle malattie, o dagli handicap): "Allora si apriranno gli occhi dei ciechi, si schiuderanno gli orecchi dei sordi, lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto". Voi avrete notato che press’a poco questo oracolo – perché ne abbiamo quattro nel libro del profeta Isaia che dicono più o meno le stesse cose, l’elenco non è sempre completo, non è ugualissimo dappertutto, però dicono press’a poco le stesse cose – e voi avrete notato, nella lettura di oggi, che come risposta Gesù ai discepoli di Giovanni ricorda proprio i miracoli che Egli sta facendo. I miracoli sono un segno dell’intervento di Dio, e noi possiamo intendere questi miracoli non solo nel fisico, nel corpo, ma anche spiritualmente, perché il Signore Iddio e capace di guarire ogni malattia, fisica, psichica e spirituale.
Ecco allora che coloro i quali brancolano nel buio, finalmente vedono una luce: "Nella tua luce vediamo la luce", diceva il salmo. Nella luce del vangelo riescono a riconoscere il senso della propria vita, e il loro animo si illumina; coloro che avevano smesso di ascoltare la parola di Dio scoprono che nella parola di Dio c’è la soluzione di tutti i problemi dell’animo umano, della vita umana, di ogni uomo, dell’umanità; coloro i quali erano diventati incapaci di camminare, ormai, verso Dio e verso gli altri diventano capaci di lode e di dialogo con gli altri. Ecco i segni dell’intervento di Dio.
Il brano che noi abbiamo letto termina con quest’espressione: "Ci sarà una strada appianata e la chiameranno Via santa … Su di essa ritorneranno i riscattati dal Signore". Qui parla per Israele, naturalmente, il profeta Isaia, e ricorda il ritorno dall’esilio di Babilonia in questa "Via santa, su cui non camminerà nessun impuro" (dice il testo, un versetto che è stato tralasciato nella lettura liturgica). Nessun impuro. Allora io unisco questa profezia, che di per sé riguarda Israele, all’altra di Daniele che riguarda, invece, la fine del mondo attuale, dell’eone attuale, quando crescerà "il popolo dei santi". Qui chiama "Via santa", là "il popolo dei santi". Qualcosa di simile, se non di uguale, l’abbiamo nel libro dell’Apocalisse di Giovanni.
Qual è questa "Via santa"? E’ la via percorsa da Gesù Cristo: del dono totale della vita per noi; è la via dell’amore. Ecco, vi dicevo prima, la soluzione dei problemi dell’umanità non è una questione di mente, di intelligenza. E’ una questione di cuore: se noi diventiamo persone capaci di amare risolveremo tutti i problemi, del nostro animo, delle nostre famiglie, delle nostre comunità, dell’umanità intera. Questa è la "Via santa", e noi camminiamo per essa fino a raggiungere l’amore sussistente ed eterno che è Dio.
In questa via – avete notato – a precedere tutto c’è una felicità perenne, seguita da gioia e allegrezza; poi ci sono due sagome piuttosto scure che si allontanano, sono nemici debellati: la tristezza e il pianto.
Ecco, abbiamo letto un oracolo che ci ha insegnato l’ottimismo; un oracolo che è la smentita a tutti i profeti di sventura che esistono, tra i quali metto – e vi chiedo scusa – anche me stesso (nell’articolo che scriverò sul giornalino di Natale), perché delle volte si è presi un po’ dall’angoscia, e allora si vede un po’ tutto nero o quasi. Questo oracolo è una smentita presso i profeti di sventura e, inoltre, ci dice un’altra cosa: che quello che non riusciamo a fare noi riesce a farlo Dio; dobbiamo quindi avere fiducia in Lui, e pregarlo. E pregarlo! La Madonna a Medjugorie ha detto: "Se voi non pregate io non riesco a fare niente". Notate: la Madonna non riesce a fare niente! No… una che sa intercedere "potentemente" presso Dio, noi diciamo, è proprio la Madonna! Ma la Madonna, in certo senso, ha le mani legate se noi non preghiamo. Cioè, Dio agisce in tanto in quanto noi poniamo la sua fiducia in Lui. E la nostra fiducia in Lui noi la esprimiamo attraverso la preghiera. Ecco perché la Madonna ha detto: "Pregate, pregate, pregate!"
E io dico a voi, e anche a me stesso, stamattina: preghiamo, preghiamo, preghiamo! Preghiamo di più! Preghiamo meglio! Preghiamo col cuore! Perché il Signore intervenga a cambiare noi stessi e il mondo. E’ quello che dobbiamo fare. Che il Signore ci aiuti.
Sia lodato Gesù Cristo. »
| < Prec. | Succ. > |
|---|






