Mandriolo nella rete

Unità pastorale di Mandrio, Mandriolo e San Martino (Vicariato III - Correggio, RE)

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8.12.2004

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Mercoledì 8 dicembre 2004

II settimana di avvento (A) – P
Immacolata Concezione della B.V. Maria
Letture:
Gn 3,9-15.20
Salmo 97:
«Abbiamo contemplato, o Dio,
le meraviglie del tuo amore.»
Ef 1,3-6.11-12
Lc 1,236-38

Mercoledì 8 dicembre 2004 (messa parrocchiale ore 10.30)

« Celebriamo oggi il 150° anniversario della definizione di questo dogma di fede: l’Immacolata concezione di Maria. Era creduta dal popolo cristiano e venerata già fin dal VI° secolo, però era stato oggetto di grandi diatribe teologiche e anche esegetiche riguardo i testi della scrittura che abbiamo letto anche oggi. Poi il papa, il beato Pio IX°, nel 1854, inaugurando la nuova basilica di San Paolo fuori le mura, dopo il terribile incendio che l’aveva distrutta quasi completamente, l’8 dicembre 1854, definì questo dogma con le parole che noi abbiamo letto all’inizio della orazione colletta: "Hai preparato una degna dimora per il tuo Figlio in previsione della morte di lui, l’hai preservata da ogni macchia di peccato". Sottolineo questo: "l’hai preservata da ogni macchia di peccato". Cioè il papa non stabilisce solo l’esenzione dal peccato originale, per Maria, ma da ogni macchia di peccato, anche peccato personale.

Quindi noi oggi veneriamo non solo il concepimento immacolato di Maria, ma in certo senso la sua grande santità che rasenta l’infinità divina, per dire. Perché è impossibile trovare una persona umana che non pecchi mai, che non abbia qualche fragilità o qualche mancanza. Le letture oggi sono: tipicamente mariane la prima e il vangelo; è adattata la seconda, ma si innesta molto bene nelle altre due letture.

La prima lettura, voi avete sentito, è tratta dal capitolo tre della Genesi, il capitolo che parla del peccato originale. Nel brano che noi abbiamo letto, non si parla, però, del peccato originale ma piuttosto della promessa di salvezza che Dio fa dopo il peccato originale. Voi avete sentito che alla pretestuosa difesa di Adamo ("la donna che tu mi hai posta accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato", cerca di scaricare tutta la colpa sulla moglie, Eva), a questa pretestuosa difesa, come dico, Iddio, invece, dopo avere inflitto pene al serpente, immagine del demonio, aggiunge: "Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe. Questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno". Dio, quindi, esalta la donna. Esalta, noi pensiamo, una donna speciale.

Lo pensavano già gli Ebrei che questo fosse il primo annuncio di salvezza e del Messia che avrebbe calpestato il demonio e il male, e avrebbe distrutto il male sulla terra. Noi cristiani, addirittura, questa frase del Signore la chiamiamo il proto–evangelo: il primo annuncio, il primo lieto annuncio di salvezza. E io vi faccio notare che non c’è soltanto detta la lotta tra la discendenza della donna e la discendenza del demonio, ma anche tra i capostipiti di queste discendenze: "Io porrò inimicizia tra te e la donna". Non solo: mi piace anche osservare che si parla qui di discendenza della donna. E’ un po’ strano perché nella bibbia, quando si parla di genealogie, si nomina sempre l’uomo, il maschio ("genealogia di Gesù Cristo, figlio di Davide, figlio di Abramo…"), invece qui si parla di discendenza della donna. Perché in realtà il Messia è nato da Maria Santissima in modo verginale, quindi è discendenza della donna.

Questo fatto, questo passo, è stato oggetto di discussione. Perché? Perché la traduzione latina ("Essa ti schiaccerà la testa") dice, appunto, "Ipsa conteret caput tuum": Essa, la donna, è riferito alla donna perché è femminile, non è riferito alla schiatta, alla discendenza (che avrebbe dovuto essere neutro, come è nel testo originale). Quindi è una traduzione sbagliata, diciamo. Ma se è sbagliata etimologicamente è valida, però, teologicamente; perché Maria è stata la prima che ha schiacciato la testa al serpente infernale. Certo, lo ha fatto in previsione della morte di lui. Cioè, il peccato… ecco perché tanti teologi negavano la Immacolata concezione di Maria fintanto che non è stato dichiarato dogma di fede, perché il peccato di Adamo e la trasmissione del peccato di Adamo a tutti – perlomeno come privazione di grazia, sia ben chiaro, perché come responsabilità l’hanno avuta Adamo ed Eva, noi non l’abbiamo – è qualcosa simile alla gravitazione dei corpi, che riguarda tutti i corpi, non c’è eccezione, e anche Maria è stata oggetto della redenzione di Cristo. Però, ecco quello che ha trovato il papa, in previsione della morte di lui, in previsione della morte di Cristo, la passione, la morte, la risurrezione di Cristo, Dio ha preservato Maria dal peccato originale, l’ha riempita di grazia subito.

Io vi faccio notare anche, se accettiamo questa interpretazione, che questa parola – dogma – è usata nel vangelo di Giovanni due volte. Due volte, nel vangelo di Giovanni, Gesù incontra la madre e la chiama "donna": "Donna, non è ancora giunta la mia ora", dice alle nozze di Cana; "Donna, ecco tuo figlio", dice a Maria che sta sotto la croce. In più, nella Apocalisse – e non vi meravigli il fatto che mettiamo insieme la Genesi con l’Apocalisse, due libri scritti alla distanza di 1.400 anni l’uno dall’altro, perché al di là dell’autore umano, noi crediamo nello stesso Autore divino, e ve lo faccio notare – nell’Apocalisse si dice che a un certo punto appare un segno grandioso nel cielo: "Una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e una corona di dodici stelle sul suo capo".

Qualcuno ha detto, e qualcuno continua a pensare (giustamente, perché è difficile poi dare un’interpretazione esatta, apodittica in modo che sia quella e basta), ha pensato che sia la sposa dell’Agnello. Ma della sposa dell’Agnello si parla dopo. Invece di questa donna si dice che "stava per partorire", ha partorito il Messia; e allora il drago – notate – dice, il libro dell’Apocalisse "il serpente antico, quello che chiamiamo satana, fece guerra alla donna e poi alla sua discendenza". Vedete che le stesse cose che si dicono qui si dicono anche nel libro dell’Apocalisse? Quindi quella donna, secondo me, è immagine di Maria. Non è soltanto l’immagine di Maria perché Maria è figura della Chiesa: è, si parla soprattutto, anzitutto, di Maria. E’ questa che calpesta il serpente infernale.

Anche il vangelo di oggi dice… riporta il saluto dell’angelo a Maria quando le annuncia che sarebbe diventata madre di Gesù. E come la saluta? La saluta così: "Ti saluto o piena di grazia". Anche questo è un testo che è stato riportato dalla bolla pontificia per convalidare la Immacolata concezione di Maria e la pienezza di grazia in lei. Nel greco è un participio perfetto passivo: [eche calitomene (? – n.d.r.)], che vuol dire: "Ti saluto o ‘colei che è stata riempita di grazia’" (è stata riempita: è un fatto passato; che continua, ha la sua validità, continua anche ora). Colei che è stata riempita di grazia. Sì, in italiano si esprime male, ecco perché si dice semplicemente "Ti saluto o piena di grazia", però nel greco esprime molto bene questo fatto: che Maria è stata riempita di grazia fin dall’inizio. Ecco perché noi crediamo nell’Immacolata concezione di Maria.

Dice poi… davanti alle obiezioni di Maria, obiezioni che non sono alla stregua di quelle di, eh? Obiezioni per capire bene che cosa il Signore voleva di preciso da lei e come avrebbe potuto realizzare la volontà divina, tant’è che, quando le è data la spiegazione, ella risponde: "Eccomi, sono la serva del Signore. Avvenga di me quello che hai detto. Quindi, a differenza di Eva che ha dato ascolto al demonio e non ha creduto a Dio, Maria crede all’angelo di Dio e si mette, con umiltà e obbedienza a disposizione del piano divino.

Cosa dice l’angelo? "Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque Santo e chiamato Figlio di Dio". Vi faccio notare anche qui che è neutro nell’originale quel "Colui". La traduzione, forse, può essere accettata, però sarebbe più esatta se si dicesse: "Ciò che nascerà da te sarà Santo e chiamato Figlio di Dio", che si intende anzitutto per Gesù Cristo, ma sembra suggerire che c’è tutta una realtà che nasce da Maria, dal consenso di Maria; una realtà santa che sarà chiamata Figlia di Dio. Infatti, la seconda lettura (ecco perché è messa bene questa seconda lettura nel contesto delle altre due) "In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo" – dice San Paolo nella seconda lettura che è il prologo, il bellissimo prologo della lettera agli Efesini – "In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, … E questo a lode e gloria della sua grazia, che ci ha dato nel suo Figlio diletto", quindi anche a noi è stata data questa grazia; anche noi siamo nati, in certo senso, da Maria, oltre che da Dio, naturalmente.

Perché, se il progetto di Dio è di fare di tutta l’umanità – prima della creazione del mondo pensava questo – è di fare di tutta l’umanità la sua famiglia, e questo perché Egli opera tutto efficacemente secondo la sua volontà, … secondo il beneplacito della sua volontà. Cioè, Dio, nonostante che il demonio abbia messo il bastone fra le ruote, conduce a termine il suo piano, e il suo piano è questo: fare di tutti gli uomini la sua famiglia. Se noi siamo famiglia di Dio, tanto più fa parte della famiglia di Dio Maria Santissima che è la madre di Cristo, quella che ci ha dato il Salvatore. Ecco la grandezza di Maria che noi veneriamo quest’oggi.

Ed è bello che, mentre si lodano oggi, si… tante volte le donne, per ragioni molto… molto terra–terra, molto volgari…, venga onorata quest’oggi una donna per la sua santità. Noi che siamo qui in chiesa, noi credenti, crediamo ancora che la santità è sempre… l’ornamento maggiore di una persona, la realtà più grande. Noi vogliamo dire questo con la celebrazione dell’Immacolata concezione di Maria. Noi siamo contro a quest’andazzo, a questa mentalità che ormai ha perso il senso del peccato. In tutte le epoche ci son stati i peccatori, però c’era sempre il senso del peccato. Ora è stato perso il senso del peccato come offesa e disubbidienza a Dio, ma è stato perso anche il senso del peccato come tale, come male; al massimo ci si rifugia nella coscienza personale. Ma la coscienza personale si diluisce poi in tante altre motivazioni che non sono di coscienza.

Voi pensate… io dico alcune cose, provate a pensare che la falsità è la nota caratteristica delle relazioni tra noi uomini, tant’è che se uno non è falso è un sempliciotto, è un povero fallito, nella vita non riuscirà… Voi pensate che ormai da parte di quasi tutti gli stati moderni si danno aiuti alle donne che vogliono uccidere il loro bimbo nel grembo materno; senza contare le tante, tantissime violenze che si esercitano e sui bimbi, e sugli adulti, e sulle donne, in modo particolare. Voi provate a pensare alla prassi, ormai, che hanno, specialmente coloro che dirigono gli uffici pubblici, di avere una percentuale, una mediazione: chiamatela tangente, chiamatela bustarella, chiamatela come volete, però è diventata una prassi; il rubare è diventato normale, una cosa… normale. Voi provate a pensare solo nel campo della purezza, della castità: la volgarità, il turpiloquio, sono insegnati da noi grandi ai bimbi, agli adolescenti, ai giovani, attraverso i mass–media. E si potrebbe continuare ancora.

Ecco noi allora quest’oggi vogliamo chiedere perdono al Signore anche di tutti i nostri peccati, e chiedere, per intercessione di Maria, che la santità ricominci ad essere un traguardo, uno scopo, nella nostra vita; perché noi siamo stati creati "per essere santi e immacolati al cospetto di Dio nella carità". Così sia.

Sia lodato Gesù Cristo. »



 

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