Mandriolo nella rete

Unità pastorale di Mandrio, Mandriolo e San Martino (Vicariato III - Correggio, RE)

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5.12.2004

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Domenica 5 dicembre 2004

II settimana di avvento (A) – II
S. Dalmazio
Letture:
Is 11,1-10
Salmo 71:
«Vieni, Signore, re di giustizia e di pace.»
Rm 15,4-9
Mt 3,1-12

Domenica 5 dicembre 2004 (messa parrocchiale ore 10.30)

« Sempre, nella seconda domenica di avvento, è presentata la figura di Giovanni il Battista, la sua opera, la sua predicazione, soprattutto, anche se questa predicazione è sintetizzata, come avete sentito. Nel brano che noi abbiamo letto appena adesso come vangelo io trovo che vi sono dei binomi, alle volte addirittura contraddittori tra di loro.

Il primo che trovo è questo: deserto e acqua. Il deserto, dove si trova Giovanni Battista, e fa la vita dei beduini, si veste alla foggia dei beduini, mangia quello che mangiano i beduini; e l’acqua, l’acqua del Giordano dove si porterà a battezzare. Queste due realtà – acqua e deserto – richiamano alla nostra mente, alla nostra fantasia, realtà diverse. L’acqua è fremito, è mormorio, è limpidezza, è chiarezza – sto parlando dell’acqua non ancora inquinata come è oggi – è ristoro fresco, è abbondanza di vegetazione. Il deserto è aridità, è desolazione, solitudine, silenzio; è calore insopportabile. Son due cose ben diverse. E noi aspiriamo molto all’acqua.

Anche nella nostra vita, infatti, noi troviamo queste due componenti: l’acqua è il deserto. Momenti di solitudine e di aridità e nello stesso tempo momenti di gioia, di vita, di purificazione. Noi aspiriamo molto all’acqua. Non per niente il globo terrestre è stato abitato lungo i fiumi, ha cominciato ad essere abitato lungo i fiumi. L’acqua, poi, che disseta la nostra sete materiale, un’esigenza profonda del nostro fisico, è diventata anche simbolo dell’esaudimento di desideri, di ideali di cui il nostro animo ha sete. E nello stesso tempo l’acqua è fonte di vita.

Però noi alle volte abbiamo bisogno anche di deserto e cerchiamo il deserto. Cerchiamo il deserto perché ci porta alle cose più essenziali; perché addestra la nostra vista a degli orizzonti illimitati, e abbiamo bisogno anche di deserto.

Giovanni il Battista battezza. Va e battezza. Battezza… qui troviamo un altro binomio. Dice: "Convertitevi perché il regno dei cieli è vicino". Dunque c’è la conversione e il regno dei cieli (regno dei cieli, detto tra parentesi, l’ho già detto varie volte, questa espressione: "dei cieli", stava per "Dio"; gli Ebrei, che non volevano nominare il nome di Dio invano, invece di dire "regno di Dio", dicevano "regno dei cieli". E’ l’espressione che certamente anche Gesù e Giovanni Battista avranno usato, che poi gli altri evangelisti, che lo scrivono per gli Ebrei, Marco, Luca e Giovanni, negli stessi discorsi, negli stessi contesti, chiamano il "regno di Dio", quindi diciamo "il regno di Dio"). Il regno di Dio da una parte e la conversione dall’altra.

Il regno di Dio doveva esercitare un fascino enorme negli Ebrei se è vero, come dice qui, che "da Gerusalemme, da tutta la Giudea, dalla zona adiacente il Giordano, andavano a confessare i loro peccati, si facevano battezzare nel fiume Giordano". Perché parlava del regno di Dio. Parlava indubbiamente in un modo affascinante, in un modo ardente, in un modo convincente, e la gente va; va perché non vedeva l’ora che arrivasse questo regno di Dio; erano secoli ormai, setto o otto secoli, che gli Ebrei erano sempre soggetti a popoli stranieri: gli Assiri, poi i Babilonesi, poi i Persiani, poi i Greci, poi i Romani… c’era un desiderio in loro, dato che i profeti avevano annunciato il Messia che avrebbe instaurato il regno di Dio sulla terra, c’era un desiderio enorme di questo regno di Dio, per la propria dignità di popolo, per la propria indipendenza nazionale, magari per una rivalsa verso i propri nemici, arrivando così a dominare tutti gli altri popoli. Questa era certamente l’aspettativa che c’era nell’animo di molti Ebrei, allora, che andavano a farsi battezzare.

Del resto Giovanni Battista avete notato che usa un linguaggio direi proprio apocalittico nel senso comune della parola. Cioè, "la scure è già posta alle radici degli alberi", "ogni albero che non fa frutti buoni verrà bruciato", "ci sarà un battesimo di Spirito Santo e fuoco", "il fuoco brucerà, ci sarà un fuoco inestinguibile che brucerà la pula", quindi ci attendono manifestazioni di grande potenza da parte del Messia. Forse Giovanni stesso non aveva capito bene come dovesse essere questo regno di Dio. Infatti colui che ha additato come il re di questo regno di Dio – addirittura l’ha additato come il figlio di Dio – l’agnello che toglie i peccati del mondo, Gesù di Nazareth, non si dimostra per niente un tipo che vuole dominare. Anzi, vuole servire; preferisce guarire che non ferire gli altri. E’ vero che quando, poi, gli domandano formalmente se è un re, lui dice di essere re, ma lo dice in un contesto così grottesco, come era quello della passione del Signore, che nessuno l’ha preso sul serio, anzi l’hanno irriso e canzonato proprio come re dei Giudei.

Dunque il regno di Dio è stato un bluff!? Non si è realizzato!? Provate a pensare… cosa dice a noi questa espressione: "regno di Dio"? Credo niente! Non dice più niente! A noi interessa: far carriera, avere dei soldi, stare bene su questa terra… il regno di Dio non ci interessa proprio!

Eppure, se noi provassimo a mettere in pratica le leggi di questo regno, che sono le beatitudini dichiarate dal Signore Gesù; se noi facessimo nostro il suo comandamento, che è quello dell’amore vicendevole, fatto di attenzione, di servizio, di umiltà, di generosità, fatto di perdono, di misericordia…; se noi provassimo a mettere in pratica questo ci accorgeremmo che è tale la pace e la serenità che ci viene da Dio che veramente quello è il regno di Dio. Perché voi sapete che il regno di Dio, pur avendo il suo aspetto esteriore, è soprattutto qualcosa di interiore. Aveva ragione Gesù a dire: "Vi lascio la pace, vi do la mia pace, non come la dà il mondo io la do a voi". Troveremmo una gioia, una pace, una serenità che nessun’altra cosa o essere al mondo è capace di dare.

Ecco allora che è necessaria la conversione; è necessario che noi facciamo un’inversione a "U"; che ritorniamo sui nostri passi; che cambiamo mentalità; che non prendiamo come schemi di vita quelli che il mondo e la mentalità comune, la cultura, specialmente odierna, ci offrono. Bisogna che noi cambiamo! Bisogna che ci convertiamo per potere entrare nel regno di Dio ed essere cittadini degni del regno di Dio.

Ed ora, ecco l’ultimo binomio – anche perché abbiamo ancora due paganucci qui davanti e invece vogliamo far cristiani della gente, eh? (due bambini stanno per essere battezzati – n.d.r.) – lo Spirito Santo e il fuoco. Beh, lo Spirito Santo è quello che vivifica l’acqua. Già aleggiava sulle acque al tempo della creazione; e poi si è librato sulle acque del Giordano quando Gesù è andato a farsi battezzare da Giovanni Battista; e Gesù stesso dirà a Nicodemo: "Se qualcuno non sarà rinato dall’acqua e dallo Spirito non può entrare nel regno di Dio". Quindi lo Spirito Santo è quello che darà a quest’acqua, che io a momenti verserò sulla testolina di Andrea e di Simone, la capacità non solo di togliere la sporcizia del corpo, se mai ce ne fosse, ma di purificare l’anima; anzi di innestare un germe di vita nuova, di vita soprannaturale. Renderà loro figli di Dio, figli adottivi di Dio! Lo Spirito, quindi, è molto importante!

Ma il fuoco, il fuoco distrugge! E allora io vi ricordo quelle parole che Gesù disse, prima di ascendere al cielo, ai suoi apostoli: ha raccomandato a loro di ritirarsi in Gerusalemme e di attendere lì la promessa del Padre, perché "fra non molti giorni si avvererà quello che io vi dissi fin dall’inizio: Giovanni ha battezzato con acqua, ma voi sarete battezzati, fra non molti giorni, con Spirito Santo e fuoco". Vedete che usa la stessa espressione che usa qui Giovanni il Battista. E’ il fuoco di Dio che entra in noi; è il fuoco che purifica da tutta la pula, da tutte le scorie, da tutte le cose che non vanno bene, che non van d’accordo con Dio; è il fuoco del suo amore che entra in noi. L’amore di Dio è stato effuso nei nostri cuori dallo Spirito Santo che ci è stato dato.

Ecco, capite perché siete importanti voi genitori (parlo specialmente ai genitori)? Perché dovete creare nelle vostre famiglie quel nido di amore, di capacità di dono, di umiltà, di servizio, in modo che i vostri bimbi crescano e vedano che in casa ognuno dà quel che può e riceve per quel di cui ha bisogno, perché questo è l’amore. Facendo questo voi create la prima cellula del regno di Dio nelle vostre case, nelle vostre famiglie; e aiuterete quel germe di vita nuova, che io adesso infonderò in loro, a crescere, a diventare un albero che fa buoni frutti. E’ quello che vi auguriamo con tutto il cuore.

Adesso procediamo con la preghiera dei fedeli e poi il battesimo. Siamo a pagina tredici nel libretto dei battesimi ... »



 

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