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| 4-5.9.2004 |
| Domenica 5.9.2004 |
| Tutte le pagine |
Sabato 4, Domenica 5 settembre 2004
| XXIII domenica del tempo ordinario (C) – III |
| S. Vittorino |
| Letture: |
| Sap 9,13-18b |
| Salmo 89: «Donaci, o Dio, la sapienza del cuore.» |
| Fm 1,9-10.12-17 |
| Lc 14,25-33 |
Sabato 4 settembre 2004 (messa parrocchiale ore 19.00)
« Pur avendo un brano bellissimo del libro della sapienza come prima lettura, questa sera mi soffermo sulla seconda lettura perché abbiamo la fortuna di avere un brano corposo del biglietto, si potrebbe dire, della lettera di San Paolo a Filèmone.
Filèmone è un giovane ricco commerciante di Colossi. Quando San Paolo ha attraversato l’Asia minore, l’Asia proconsolare, si è fermato anche a Colossi, ha fondato la comunità cristiana di Colossi (noi abbiamo anche una lettera di San Paolo ai Colossesi), tra gli altri ha convertito anche questo giovane ricco. Filèmone è diventato un buon cristiano. In casa sua, noi sentiamo dalla stessa lettera – qui non è riportata tutta – che si radunava la comunità cristiana di Colossi, molto probabilmente per la messa domenicale o per altre riunioni catechetiche (dobbiamo pensare che allora non esistevano le chiese, cioè i templi, e i cristiani, nelle prime generazioni, anzi si può dire nei primi tre secoli, si radunavano soprattutto nelle case grandi, capienti, normalmente quelle dei ricchi convertiti che avevano molti spazi, avevano magari dei cortili interni, e così sarà stata la casa di Filèmone). Quindi là si radunava la Chiesa di Colossi.
Inoltre noi sentiamo che, sempre dalla stessa lettera, "sento parlare" – dice San Paolo – "della tua carità per gli altri"; e poco più avanti "la tua carità è stata per me motivo di grande gioia e consolazione fratello, poiché il cuore dei sofferenti è stato confortato per opera tua". E’ anche quindi generoso nel condividere con gli altri le sue ricchezze o i suoi guadagni.
Questo Filèmone ha una moglie, Appia, nominata nel primo versetto della lettera, che ha dei dipendenti e ha dei domestici. Uno di questi si chiama Onèsimo, che è praticamente uno schiavo, un servo di Filèmone. Questo Onèsimo un giorno pensa di portare via, e riesce, un buon gruzzolo di denaro del suo padrone e di scappare dal padrone. Non è stato certamente il primo schiavo scappato dal padrone e non sarà stato neanche l’ultimo, però se veniva trovato, dato il codice di leggi romano, poteva anche subire la pena capitale. Quindi cosa facevano questi schiavi che scappavano? Cercavano di mimetizzarsi andando in grandi città e vivendo di espedienti, di elemosine, di furtarelli, di queste cose qui.
Onèsimo avrà fatto la stessa cosa, pensiamo, e dato che la capitale dell’Asia era Efeso, una città che allora contava perlomeno cinque o seicentomila abitanti, si rifugia là. Se non ché, si vede che viene scoperto in un affare losco, e viene schiaffato in prigione. In prigione si trova anche Paolo – l’apostolo Paolo – non perché abbia commesso delle immoralità o dei furti o delle violenze, no, ma perché ha predicato il Vangelo di Cristo. Ed essendo la città di Efeso dedicata in modo particolare a Diana – la dea della caccia – molti argentieri, molti artigiani fabbricano tempietti, immagini della dea, i commercianti li vendono, quindi San Paolo riesce a ottenere molto successo nella città, disturba il mercato di questa gente, l’economia di questa gente, che si ribella, e… insomma San Paolo subisce la prigione.
Onèsimo quindi si trova in prigione con Paolo. Avranno parlato certamente tra di loro, perché San Paolo perlomeno non stava zitto, di sicuro, e sono venuti così a sapere che conoscevano tutti e due le stesse persone, Filèmone in modo particolare. Paolo avrà cercato di convincere Onèsimo e ha parlato a lui di Gesù Cristo. Dopo tre mesi Onèsimo chiede il battesimo a Paolo, e poi capisce che sarebbe logico che egli tornasse dal suo padrone dal quale è scappato. Non potrà rendere la somma che gli ha preso ma perlomeno tornare da lui. Però si vergogna e allora Paolo scrive questa lettera a Filèmone che è un biglietto, però, se i Colossesi l’hanno conservato come qualcosa di prezioso vuol dire che vale molto, infatti, narra, appunto, questa vicenda di Onèsimo, una vicenda commovente in un certo senso, un po’ originale ma commovente, e soprattutto, voi avete sentito, mette in risalto il cuore di Paolo.
"Ti prego per il mio figlio che ho generato in catene attraverso il battesimo". Dice ancora: "il mio cuore". "Te l’ho rimandato lui, il mio cuore". Poi dice: "un fratello carissimo". Poi dice: "se dunque tu mi consideri come amico, accoglilo come me stesso". Quindi: un figlio, il suo cuore, un fratello carissimo, se stesso; cioè è molto dolce e molto umano San Paolo in questo biglietto a Filèmone, nel modo di parlare di uno schiavo che è fuggito.
Come sarà andata a finire la storia di Onèsimo, non lo sappiamo. Molto probabilmente Filèmone l’avrà ricevuto in casa sua, accolto come un fratello carissimo, non più come uno schiavo, e Onèsimo si sarà inserito bene nella comunità di Colossi, se noi sentiamo che nella lettera ai Colossesi San Paolo dice che, oltre a Tìchico, manda a loro "Onèsimo, il fedele e caro fratello, che è dei vostri". Quindi è diventato un collaboratore di San Paolo.
A me è venuta in mente anche un’altra cosa. Ho appena finito di leggere in questi giorni la lettera di Sant’Ignazio di Antiochia agli Efesini. Sant’Ignazio di Antiochia era vescovo di Antiochia di Siria, è stato condannato anche lui per la fede e trasportato a Roma in catene. Lungo il mare, lungo il tragitto del mare, egli tocca varie coste, varie città, e invia lettere alle comunità cristiane di quelle città tra cui anche Efeso. Sulla nave che trasporta Ignazio il vescovo di Efeso va a trovare Ignazio, e Ignazio fa le lodi di questo vescovo dicendo che ha trovato una persona di una bontà, di un cuore enorme e molto saggio: si chiama Onèsimo. Chissà – ho detto – che questa lettera scritta da Ignazio trentacinque, quarant’anni dopo la lettera di Filèmone non parli della stessa persona, dello stesso Onèsimo che poi sia diventato addirittura vescovo di Efeso. La cosa non ci deve meravigliare più di tanto: pensate che a Roma una volta hanno eletto papa un calzolaio… Oggi non succederebbe più! I cardinali non eleggono neanche uno che è fuori del collegio cardinalizio, però allora succedeva. Naturalmente quel calzolaio l’hanno prima ordinato sacerdote, poi vescovo, ed è diventato papa; era zelante per la Chiesa, era un uomo pieno di fede e di carità, e l’hanno fatto papa.
E’ possibile che sia la stessa persona, però è una cosa… è un pensiero mio. Quello che abbiamo notato parlando questa storiella di Onèsimo e di Filèmone è la grande bontà d’animo, la grande carica umana del cuore di Paolo, ed è interessante che facciamo questa osservazione dopo che è avvenuto un fatto tragico, feroce, che voi tutti avete sentito, in Ossezia. Ma non c’è solo quel fatto: non molto tempo fa l’Olanda ha fatto la legge perché i genitori possano uccidere anche i figli già nati se hanno un handicap che è irreversibile; quindi li rende padroni della vita dei figli; come se i genitori fossero i padroni della vita dei figli; come se potessero giudicare loro se sarà felice o non sarà felice, perché anche la felicità è qualcosa di molto relativo anche all’animo di ciascuno di noi, eh?
Ad ogni modo la violenza domina ormai nel mondo. L’aveva predetto la Beata Teresa di Calcutta: "Si ricordino gli stati che stanno ammettendo un po’ dappertutto come lecito l’aborto; l’aborto sarà l’inizio di un periodo di grande violenza e terrorismo in tutto il mondo". E così è avvenuto. Allora, in quest’epoca di tanta violenza, noi abbiamo ricordato che la bontà del cuore è sempre il valore massimo per fare di uno un uomo, un vero cristiano.
Sia lodato Gesù Cristo. »
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