Mandriolo nella rete

Unità pastorale di Mandrio, Mandriolo e San Martino (Vicariato III - Correggio, RE)

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8.8.2004

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Domenica 8 agosto 2004

XIX domenica del tempo ordinario (C) – III
Letture:
Sap 18,6-9
Salmo 32:
«Beato il popolo che appartiene al Signore.»
Eb 11,1-2.8-19
Lc 12,32-48

Domenica 8 agosto 2004 (messa parrocchiale ore 10.30)

« Il brano evangelico oggi comincia con una esortazione di Gesù ai suoi discepoli, e cerca di rincuorarli. Aveva parlato del Regno di Dio; li aveva scelti perché propagassero il Regno di Dio nel mondo e la cosa li sconcerta un po’. Ecco perché Gesù dice: "Non temere piccolo gregge perché al Padre Vostro è piaciuto da darvi il Suo Regno". Come a dire: "Il Regno di Dio, Iddio Padre l’ha consegnato a voi, però è sempre un dono di Dio, non un’opera vostra". Non è il risultato di attività da parte di uno che ha attitudini manageriali e quindi riesce ad organizzare, a fare, a strafare. E’ il risultato dello Spirito Santo in noi, e Dio ha voluto avere degli strumenti umani che comunicassero questo Spirito Santo.

"Non temere piccolo gregge". Tante volte, l’ho fatto notare, il Signore parla così: "Non temere", "non temete voi". Tante volte, abbiamo notato, il Signore sembra divertirsi ad andare anche contro le leggi della natura come ha fatto con Abramo e Sara, di cui abbiamo letto nella seconda lettura, come ha fatto con Maria Santissima: ha voluto nascere da una vergine. Perché fa questo il Signore? Per farci capire che il Signore è Lui e la sua gloria, come dice nella scrittura, non la dà ad altri; e quindi perché ciascuno di noi, conoscendo la propria pochezza, la propria piccolezza, la propria fragilità, la propria inettitudine ad essere autore e fautore del Regno di Dio, si gloriasse nel Signore, come dice San Paolo, e non in sè stesso.

Ma veniamo al tema del Vangelo d’oggi che completa quello di domenica scorsa. Voi ricorderete, penso, che domenica scorsa abbiam letto quella paraboletta sull’agricoltore "stolto", come lo chiama Dio. Stolto perché, dopo avere accumulato per sé molti beni, non ha pensato che a sè stesso, non si è arricchito davanti a Dio, e Dio, la notte stessa in cui pensa di mettersi finalmente a riposo, a pensione, lo chiamerà a sé (dice … : rendi ragione della tua amministrazione).

Qual è stato lo sbaglio di questo agricoltore? Quello di non avere arricchito davanti a Dio e di essersi fatto sorprendere dalla morte.
Allora per arricchire davanti a Dio come bisogna fare? E’ semplice, dice Gesù, vendete ciò che avete e datelo in elemosina, fatevi borse che non invecchiano, tesori inesauribili nei cieli dove i ladri non arrivano e la tignola non consuma. Per arricchire davanti a Dio bisogna fare questo, fare delle elemosine a coloro che sono bisognosi, prodigarsi per coloro che hanno bisogno, che sono poveri, che non sanno provvedere a sè stessi. Questo dell’elemosina è un insegnamento abbastanza frequente anche nel vecchio testamento, sia presso i profeti, sia, soprattutto, presso i libri sapienziali: Tobia, Proverbi, il Siracide… e proprio nel Libro dei proverbi si dice che chi fa l’elemosina arricchisce davanti a Dio, ecco, arricchisce davanti a Dio, arricchisce davanti a Dio facendo l’elemosina.

Quindi noi siamo invitati a questo. Non ci deve meravigliare più di tanto questo perché è proprio quando uno non pensa a sè stesso ma vede gli altri come famiglia di Dio che, praticamente, tende con l’animo a Dio. E com'è che noi possiamo sfuggire alla morte improvvisa? Com'è che ci possiamo preparare e non lasciarci sorprendere anche noi dalla morte? Gesù ce lo insegna con tre parabole strettamente collegate peraltro tra di loro.

La prima parabola parla di sè stesso. Gesù parla di sè stesso come di un signore che è andato ad una festa di nozze. Tornerà, tornerà nella serata tardi, nella notte, alle due, alle tre dopo mezzanotte o all’alba... non si sa: i servi devono essere pronti ad accogliere il padrone appena arriva e bussa. Noi siamo i servi che dobbiamo sapere attendere il Signore così: vigilare, essere sempre pronti se vigiliamo. Noi dobbiamo riconoscere che questo ritorno del Signore che bussa alla porta si riferisce specialmente e soprattutto alla venuta finale del Signore, alla parusia. Ma può essere intesa anche, e deve essere intesa anche, per la venuta per ciascuno di noi al momento della morte. Dice infatti la lettera agli Ebrei che è stabilito che ogni uomo muoia una volta sola e, dopo, ci sia per lui subito il giudizio. E’ il giudizio particolare da distinguersi da quello universale che sarà per tutti gli uomini alla fine del tempo attuale, presente, del mondo attuale.
Quel giudizio particolare c’è per ciascuno di noi dopo la morte. Quindi il nostro incontro con il Signore c’è anzitutto lì.
Però io estenderei questo incontro con il Signore anche ad altre occasioni. Cioè il Signore viene a noi anche in altre occasioni. Ad esempio la lettura della sua parola che ci colpisce in modo particolare; ad esempio un corso di esercizi spirituali che ci sconvolge; ad esempio un pellegrinaggio in un luogo santo che ci mette di fronte ai nostri impegni, alla nostra fede, alla necessità di vivere e testimoniare questa fede; ad esempio i poveri (nei poveri c’è il Signore). Allora il Signore viene a visitarci spesso e noi bisogna che sappiamo accogliere la sua venuta.
Diceva Sant’Agostino: "Timeo Dominum transeuntem et non redeuntem" (temo che il Signore passi e non ritorni più). Ecco non possiamo credere che all’infinito ci saranno queste visite del Signore, saranno limitate. Certamente il Signore ce la mette tutta per convertirci, molto più di noi, però il numero di queste visite del Signore è certamente limitato per ciascuno di noi.

Congiungo questa prima parabola alla terza che è in risposta di Gesù a Pietro, a Pietro che gli chiede: "Signore, questa parabola la dici per noi o per tutti?". E il Signore la dice per tutti però mette l’accento in modo particolare su quelle persone cui è affidato in modo particolare il Regno di Dio, che hanno responsabilità nella conduzione del Regno di Dio sulla terra. Queste persone dovrebbero essere quelle che distribuiscono a tempo debito la razione di cibo agli altri servi, cioè debbono avere una disponibilità continua a servire.
Però può succedere che qualcuno di costoro dica: "Il padrone tarda a venire" e, pur essendo chiamati amministratori da Gesù, la fanno da padroni e allora cominciano a picchiare i servi e le serve, fanno i gradassi, mangiano, bevono, si ubriacano, non pensano a sè stessi, pensano a questa vita terrena e non pensano più a quella eterna.
Allora per costoro, in modo particolare, egli dice questa parabola. E’ un po’ l’insegnamento che ci dà anche San Pietro, che dà San Pietro ai presbiteri, agli anziani: "Esorto gli anziani, pascete il gregge di Dio che vi è affidato sorvegliandolo non per forza ma volentieri secondo Dio, non per vile interesse ma di buon animo, non spadroneggiando sulle persone a voi affidate ma facendovi modelli del gregge, e quando apparirà il Pastore supremo riceverete la corona della gloria che non appassisce". In altre parole cosa ci dice in queste parabole il Signore? Ci dice che ha chi ha dato poco sarà chiesto poco, a chi ha dato molto sarà chiesto molto, a chi fu affidato molto sarà chiesto molto di più: è tutto in proporzione.

C’è poi la parabola di mezzo, la paraboletta piccola piccola, che ci sconcerta un po’, e dice: "Sappiate bene questo: se il padrone di casa sapesse a che ora viene il ladro non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché il Figlio dell’uomo verrà nell’ora che non pensate". Ecco, mentre l’insegnamento della elemosina lo troviamo spesso anche nel vecchio testamento, Iddio, la descrizione di Dio come ladro non lo troviamo affatto nel vecchio testamento, mentre ritorna negli scritti apostolici: nelle lettere di San Pietro, nelle lettere ai Tessalonicesi di San Paolo, nell’Apocalisse più volte. Beh, è ben dispettoso questo Dio che si presenta a noi come un ladro, così come è stato dispettoso domenica scorsa quando, dopo che uno ha faticato per tutta la vita per mettere insieme un certo patrimonio e godersi la vecchiaia, diciamo noi oggi godersi la pensione, gli dice: "Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la vita".
Beh, Domine Dio si diverte così? Ad aspettare che noi pecchiamo per farci venire un colpo al cuore e chiederci la ragione della nostra amministrazione e, se caso, condannarci? No, non credo che sia così. Credo anzi che dobbiamo ringraziarlo perché almeno Lui pensa alla nostra salvezza mentre noi ci pensiamo poco.
Quello che ci vuol dire il Signore è di essere sempre attenti, di essere sempre a vigilare perché non sappiamo in che ora il Signore ci chiederà conto della nostra vita e perché le grazie che Egli ci dà non potranno essere all’infinito.

C’è poi un’immagine su cui mi fermo e chiudo. Dice nella prima parabola: "Beati quei servi che il padrone, al suo ritorno, troverà ancora svegli. In verità vi dico si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli". E’ una delle immagini più belle che noi troviamo nella sacra scrittura, a mio avviso. Così come quella dell’Apocalisse quando dice: "Egli sarà il loro Dio e tergerà le lacrime dai loro occhi". Così come quando, nell’Apocalisse, dice che a ciascuno sarà dato un sassolino bianco su cui è scritto un nome speciale che solo lui e Dio conoscono, un vezzeggiativo che Dio dà a ciascuno di noi, come un innamorato alla sua bella.
Ora, questa tenerezza, questa bontà, questa delicatezza del Signore Iddio non mi meraviglia più di tanto perché Dio è infinito. Quello che mi meraviglia è che Dio si possa innamorare di me, e penso che ciascuno di voi, forse, potrà dire la stessa cosa, che Iddio si possa innamorare di esseri così fragili, così limitati, così da poco come siano noi.
E’ quello comunque che il Signore ci dice, ci insegna. Ecco perché noi dobbiamo essere sempre vigilanti e saper corrispondere all’amore del Signore. Così sia.

Sia lodato Gesù Cristo. »



 

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