LE DUE ORFANELLE
di ARRIGO VEZZANI
dall'opera di
CORMON E DENNERY
MANDRIOLO - 25/26/27 aprile
FABBRICO - 1° maggio
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IL GRUPPO TEATRALE MANDRIOLO DI CORREGGIO
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HANNO REALIZZATO LO SPETTACOLO:
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CORRADO LUGLI
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Narratore - Pulcinella
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FERNANDO FORONI
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Gerardo - Ferro Dagoberto Merola
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RITA CASARINI
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Luisa
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SARA LIUZZO
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Enrichetta
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PAOLO BERNARDELLI
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Il Marchese - Giacomo - Il Gran Desiderio
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DONATELLA PALLADINI
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Marianna - Cavaliere
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ADOLFO GHIDONI
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Pietro
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FLORA IOTTI
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M.me Frochard
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MONICA E ANGELA ZINI
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Le Tenebre - La Bande - Le Ancelle - Le mercantesse - Le Suorine
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VINCENZA CERRI
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Dama - Quella della pozione - Mercantessa
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CORRADO BASSOLI
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Ladro - Gendarme - Cavaliere
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GRAZIELLA GRISENDI
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Dama
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ARMANDO CASARINI
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Calva De Musidoris - Gendarme - Ladro - Fiorifero - Mercante - Cavaliere
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CLAUDIO PALLADINI
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Mercante - Quello dell'Atmosfera
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CLAUDIO LUPPI
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Esposito
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GIORGIO GRISENDI
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Ruggero - L'Inverno - Il Tempo - Ladro - Il Ladro del Sole
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FULVIA RUSTICHELLI
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La Marchesa Diana
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ARRIGO VEZZANI
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Sceneggiatura del testo e regia
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GIORGIO GRISENDI
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Collaboratore alla sceneggiatura
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SARA LIUZZO
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Collaboratrice alla sceneggiatura
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GIOVANNI CERRI
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Tecnico delle luci
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ADOLFO GHIDONI
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Tecnico del suolo
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SARTORIA BARBIERI (MODENA)
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Costumi
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PERCHÈ FARE LE DUE ORFANELLE?
La messa in scena delle DUE ORFANELLE nasce da una provocazione: far ridere o almeno sorridere di un testo notoriamente drammatico. Una testarda determinazione ci ha inoltre spinti a voler sfatare, almeno in parte, la leggenda di recitanti impegnati per forza ad illustrare testi e autori difficili (Shakespeare, O’Neill). Ci ha stuzzicati altresì la tentazione di valorizzare moduli espressivi meno soliti per noi: il gesto nel recitato, il ritmo dell’azione.
Le due orfanelle (Cormon e Dennery). Gruppo Teatrale Mandriolo, 1975
Se i classici (e per classici intendiamo i lavori suffragati da largo consenso attraverso gli anni) da qualunque parte li si rivolti rimangono tali a riprova della loro universale vitalità, il primo approccio col lavoro del Dennery ci obbliga a inattese considerazioni. Le DUE ORFANELLE infatti, malgrado il successo che le ha accompagnate per anni, non riesce a passare per un gran testo, ricco com’è di concatenazioni melodrammaticamente deteriori, di effetti studiati e scontati, di verità-a-tesi, senza vera POESIA. Se il capolavoro non c’è, se il successo del lavoro poggia unicamente su un insieme di reazioni emotive volute e piuttosto grezze, perchè non ribaltare l’opera suscitando corrosivi effetti, contrari a quelli previsti, perchè non mostrarne le cuciture?
Le due orfanelle (Cormon e Dennery). Gruppo Teatrale Mandriolo, 1975
Ecco che, non troppo confusamente, l’impresa di ridurre le DUE ORFANELLE prende vita come occasione di FAR TEATRO in modo libero, ribelle. Come? Mantenendo personaggi, situazioni e momenti narrativi quali balenano alla fantasia di un lettore (o di una lettrice...) appassionato, ingenuo o sprovveduto di ieri (e un po’ anche di oggi!), ma INVENTANDO EFFETTI SCENICI ONOMATOPEICI e sberleffi sugli idiotismi del testo, RICERCANDO EFFETTI cui dare il dovuto rilievo VISIVAMENTE e SONORAMENTE suggeriti dalla fantasia e dall’ironia.
Le due orfanelle (Cormon e Dennery). Gruppo Teatrale Mandriolo, 1975
Il testo ne esce reinventato, stabilito com’è su di una cronometrica relazione fra parola e fatto, fra commento e gesto, giostrato com’è sulle situazioni liberamente rivisitate, sull’evocazione di ambienti e di persone/tipi della nostra melodrammatica tradizione, sulla fusione e ricreazione di generi, sul riferimento a svariati moduli espressivi, sull’ironia e sull’autoironia.
Con in più il ricordo delle fiabe, dei burattini, delle maschere, del melodramma, della sceneggiata, del Gran Guignol, del fumetto e del fotoromanzo, del cartone animato, della favola folkloristica, della recita da oratorio, del sogno e dell’incubo dell’infanzia. Con un riferimento ai concetti di pastiche e di spettacolo-collage, col gusto del travestimento, dell’abnorme e del dilatato.
DUE ORFANELLE come pretesto per fare strada al sogno e al ricordo, al sorriso, all’ammiccare, allo sberleffo; teatro come coinvolgimento, come abbandono, come invito, come festa, come celebrazione della fantasia potrebbe affermare senza timori un complesso più conosciuto e valido del Gruppo di Mandriolo...
Teatro come divertimento, come tracotante e spudoratamente umile offerta di noi tutti.
ARRIGO VEZZANI
COME FARE LE DUE ORFANELLE?
L’opera è stata resa innanzitutto attraverso la lente deformante della satira: una satira rivolta verso numerose direzioni:
VERSO UN GENERE LETTERARIO: il Feuilleton. Il romanzo cioè, che appariva a puntate sui giornali e veniva retribuito agli autori in ragione di un tanto a colonna. Pertanto è comprensibile che in tali condizioni l’autore accantonasse l’eventuale tensione alla qualità in favore a quella della quantità, e cercasse di conquistarsi soprattutto l’interesse del pubblico facendo ricorso alle tematiche più scontate e viete come ritrovamenti, abbandoni, agnizioni e così di questo passo.
VERSO UN’EPOCA: l’opera di Cormon e Dennery era in origine ambientata nella Parigi dei primi del secolo scorso, mentre l’ambiente ed il periodo da noi resi nell’opera teatrale sono l’Italietta Umbertina coi suoi ideali e le sue istanze da salotto e l’Italia Dannunziana in procinto di fare i conti col primo conflitto mondiale, piena di ambizioni troppo a lungo represse e alla disperata ricerca del proprio bravo posticino al sole. Emblematica è l’immagine delle due orfanelle alla stazione strette al tricolore: una Povera-Italia sballottata miseramente da ogni parte, piena di sogni e di illusioni ma totalmente sprovvista di capacità e mezzi per realizzarle.
Le due orfanelle (Cormon e Dennery). Gruppo Teatrale Mandriolo, 1975
Quasi l’Italia di sempre...! La scelta di un tale ambiente e periodo storico ci è sembrata non del tutto banale, in quanto più vicini a noi dell’anonima quanto improbabile Parigi dell’originale. Ce lo ha reso possibile il fatto che l’opera non è in alcun modo un classico. Inoltre una tale operazione ci ha permesso di sfiorare modi, vezzi, costumi (e malcostumi!) più prossimi a noi ed in cui tutti, chi più, chi meno, ci possiamo ritrovare o riconoscre.
VERSO UN TIPO DI LINGUAGGIO: ci ricolleghiamo di nuovo al discorso su un dato genere letterario, stantìo nei moduli e nello stile. L’unica via possibile per satireggiare il linguaggio ci è sembrata quella di interpretarlo secondo un’ottica naif. Vale a dire: di ogni immagine letteraria usurata e vuota di significato rendere visivamente e concretamente all’occhio dello spettatore l’immagine che il lettore sprovvisto di cultura critica si formerebbe di fronte alla pagina scritta. Esattamente il tipo del lettore medio a cui il feuilleton si rivolgeva. Se questo tentativo nella sequenza può risultare ripetitivo, singolarmente preso risulta graffiante e non sprovvisto di una sua forza mordace.
Le due orfanelle (Cormon e Dennery). Gruppo Teatrale Mandriolo, 1975
Da un altro punto di vista questo spettacolo si è proposto, anche se modestamente, di analizzare le potenzialità, i moduli espressivi e i limiti del teatro, della rappresentazione scenica: tutti i trucchi, tutto ciò che nello spettacolo tradizionale era implicito e apparteneva alla convenzione, alle regole del gioco dello spettacolo, qui è esplicito, si svolge sotto gli occhi dello spettatore. Come dire (Teoria del Teatro nel Teatro): Siamo consapevoli di essere davanti ad un palcoscenico e che davanti a noi degli attori (o dei guitti) stanno recitando una commedia. Ma la vita, la vita invece è tutta un’altra cosa. (Ma sarà poi vero?)
Per il tipo di recitazione di questa pièce, i richiami sono i più svariati: si spingono dalla Commedia dell’Arte al Melodramma, dall’Avanspettacolo al Circo, dall’Operetta alle Comiche Finali.
La scenografia è costituita da un’incredibile accozzaglia di robaccia, di ciarpame, di vecchiume, meglio se di dubbio gusto. Anche la scelta delle musiche d’accompagnamento è rigorosamente improntata al reperimento dei pezzi sonori più kitsch: dal Suppé dolciastro di Poeta e contadino, allo scontato Rossini della Cavalcata dal Guglielmo Tell, per arrivare - dulcis in fundo - all’immancabile Mattino di Grieg... Tutto è stato articolato, almeno nelle intenzioni di chi ha preparato il lavoro, per grattare un po’ la scorza del convenzionale e per decretare rimorto un certo mondo (per un momento riportato in vita) con un accesso di riso, anche se - ammettiamolo - notevolmente amaro. Operazione gratuita? Inutile? Anche sui termini di necessarietà e sulla funzione del messaggio in un’opera teatrale ci sarebbe molto da discutere!
CORRADO LUGLI
LO SPETTACOLO È STATO REALIZZATO GRAZIE ALL’INTERESSAMENTO E ALL’AIUTO DELLE SEGUENTI DITTE:
APPLA salotti / B.C. materie plastiche / BERTOLI mobili / BIDINELLI salumificio / BANCO S. GEMINIANO E S. PROSPERO / C.M. confezioni / CAGARELLI salumificio / IL CANGURO sacchettificio / Cantina Soc. Correggio / Cantina Soc. Fosdondo / Cantina Soc. Nuova Fosdondo / CARBONI / CASSA DI RISPARMIO di R.E. / CEMENTAL / Ceramica Mandrio Correggio / CERTEX confezioni / CORRADINI GUSTAVO s.a.s. / DELFINO confezioni / Enologica Correggese / FERIOLI confezioni / FONTANESI macchine agricole / FRANCO boutique / G.F. materie plastiche / GOLDONI S.p.A. / GUALTIERI GIUSEPPE e Fllo / LINI ORESTE / LODINI e GOZZI / MANZINI pompe enologiche / MENDAL confezioni / ODEA confezioni / O.R.I.S. / Concessionaria RENAULT / SABRINA confezioni / SITOPLAST materie plastiche / SOLDANI bruciatori / SP.AL. materie plastiche / Tecnomeccanica Correggese / TUROLA Elettrocasa.
A LORO IL NOSTRO RINGRAZIAMENTO.
riproduzione del testo contenuto nel programma di sala.
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ho trovato nel post che è stato fornito un aiuto da parte della ditta Tecnomeccanica Correggese per la realizzazione del Vostro spettacolo; avrei bisogno di contattare la suddetta ditta, quindi sono a chiederVi se è possibile avere un recapito.
Chido scusa per l'intervento e vi ringrazio anticipatamente.
Distinti Saluti.