Becket o l’onore di Dio
di Jean Anouilh
![]() L ’ O P E R A Il fatto centrale di quest’opera appare il passaggio di Thomas Becket dalla posizione di cortigiano alla carica di Arcivescovo: un argomento che Eliot ha trattato con lirica tensione nel suo ASSASSINIO NELLA CATTEDRALE. Anouilh è sedotto dalla possibilità che la figura offre di mettersi in correlazione storicamente verosimile (anche se formalmente inventata) con la corte dei Plantageneti, con quella di Re Luigi VII di Francia, con il papato di Alessandro III e con tutti gli intriganti che muovono segretamente (ma non troppo) i fili della storia. Becket e il Suo Re sono amici finchè la veste pubblica delle convenzioni lo consente, ma inesorabili sono le spinte per ognuno di loro a tenere per la propria dignità. Il Re realizza emotivamente l’impossibilità di fare ciò che la sua carica gli suggerisce in teoria: abbandono al proprio capriccio, volontà di non crescere mai, temerarietà nel disporre degli altri per se stesso. L’onore di Dio che Becket ha identificato personalmente col proprio onore, sino all’estrema difesa, è un tema che rimbalza altrove a più riprese nell’opera. L’onore di Dio per il quale Becket muore è stato assunto a pretesto dell’esecuzione dai suoi carnefici per una versione finale in cui si conciliano l’opportunismo dei baroni legati alla corona da una forte complicità e quello del Re pubblicamente riabilitato grazie agli onori postumi celebrati sulla tomba dell’amico da lui lasciato (o fatto) assassinare. riproduzione del testo contenuto |
| < Prec. | Succ. > |
|---|

