Mandriolo nella rete

Unità pastorale di Mandrio, Mandriolo e San Martino (Vicariato III - Correggio, RE)

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3.5.2009

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Domenica 3 maggio 2009

IV di Pasqua (B) – IV
Ss. Filippo e Giacomo, apostoli
Letture:
At 4,8-12
Salmo 117:
«La pietra scartata dai costruttori
ora è pietra angolare.»
1Gv 3,1-2
Gv 10,11-18

Chiesa di Mandriolo. Messa parrocchiale, ore 10.30.

« La seconda lettura, quest’oggi, è costituita dai primi quattro versetti del capitolo III della prima lettera di San Giovanni, apostolo. Sono versetti importantissimi per la nostra fede, che ci svelano qual è il progetto di Dio su di noi. Svelano quanto è grande quello che Dio ha preparato o vuole da noi. La divido in due parte. Le rileggiamo le due parti perché son brevissime. “Carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! Per questo il mondo non ci conosce, perché non ha conosciuto lui” (cioè Cristo).

Il Buon Pastore Il Buon Pastore

Noi, attraverso il battesimo, siamo chiamati figli di Dio, ma lo siamo realmente, dice qui. Non è solo un nome. Noi quando battezziamo i nostri figli poniamo il nome, che può avere un significato e non averlo, avere un significato grande o piccolo, ma Dio quando pone il nome indica l’essenza, o la missione, la vocazione di quel tale. Quindi non solo siamo chiamati figli di Dio, ma lo siamo realmente.

San Pietro, all’inizio della sua seconda lettera, dice che quei doni mirabili che ci sono dati nel battesimo ci fanno partecipi della natura divina. La traduzione normalmente è questa, però propriamente dice: ci fanno “consorti” della natura divina, cioè “sposi” (la consorte è la sposa), ci fanno “sposi” della natura divina. Cioè, sembra proprio che Dio si sia innamorato di una sua creatura; nell’universo infinito, ha trovato, su questo coccio di creta che è la Terra, ha trovato un essere, pensante, libero, capace di amare, e allora ha creato lui così, e allora vuole unirsi per l’eternità a questo uomo, a questa creatura. Dio ci vuole eternamente con sé.

E’ una cosa grandissima! Questo è il progetto di Dio su di noi: ci fa partecipi della natura divina. Cos’è la natura? La natura – i filosofi ce lo insegnano – è la sostanza, l’essenza di una cosa o di una persona, che rende quella cosa o quella persona capace di atti e di reazioni, cioè capaci di una certa attività e capaci di recepire certe sensazioni, pensieri, movimenti.

In che cosa ci rende atti il battesimo che ci ha resi figli di Dio? Ce lo dice la seconda parte del brano che noi abbiamo letto: “Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è”. Quindi, anche se siamo battezzati e siamo diventati figli di Dio, non è ancora rivelata in pieno la nostra grandezza. Si rivelerà in quella seconda fase della nostra esistenza e della nostra vita che comincia con la morte corporale e con l’ingresso nostro in paradiso. Lì si verifica in pieno la nostra natura, la nostra partecipazione alla natura di Dio.

Perché? Perché lo vedremo così come egli è. Cioè, noi non siamo partecipi della natura di Dio perché esistiamo, perché abbiamo la vita, perché abbiamo l’intelligenza, perché abbiamo la capacità di amare. No. Queste cose sono comuni a creature, quindi non sono partecipazione alla natura divina. Si ha partecipazione alla natura divina quando si diventa capaci di azioni che sono tipiche di Dio. Ecco, Dio, ad esempio, noi non l’abbiamo mai visto e per natura non lo vedremo mai. Allora, la possibilità di vedere Dio fa sì che noi diventiamo partecipi della natura divina.

Non ci deve meravigliare eccessivamente questa cosa, perché se pensiamo a qualche esempio, non so, che abbiamo... Qui, una volta non si riusciva a vedere dentro al corpo di una persona, ad esempio, no? Adesso, con i raggi e le onde e... con tutte le altre invenzioni che hanno trovato riescono a capire quello che c’è dentro di noi: se c’è un brutto male, se c’è... (va be’ che un male è sempre brutto, insomma...), perché poi ci sono altre cose, insomma, che modificano un po’ la nostra funzionalità, come uomini, come animali... ecco, riescono a vedere così. Noi siamo partecipi della natura di Dio perché riusciremo a vedere Dio, in certo senso a capire Dio. Ci sarà lì chi lo capisce di più, chi capisce meno... (dobbiamo ricordare questo, eh? Cioè, non è che... ci ha dato nella stessa misura a tutti, e ha dato a tutti, ma in misura diversa).
Ecco la grandezza.

San Paolo, nella seconda lettera ai Corinzi, scrive: – Quando ero bambino ragionavo da bambino e parlavo da bambino, pensavo da bambino. Una volta diventato adulto, penso, ragiono da adulto. Così per quanto riguarda la fede. Ora noi vediamo come in uno specchio, in modo enigmatico, ma allora lo vedrò faccia a faccia. Io conoscerò lui come lui conosce me.
Noi, adesso, qui, Dio non lo vediamo, eppure siamo meravigliati dell’ordine, della bellezza, della provvidenza di Dio verso il creato. E a questo entusiasmo, a questo stupore stanno giungendo anche molti scienziati che una volta non credevano in Dio, perché dicono: – Non è possibile un ordine così perfetto se non c’è una mente prima che ha pensato questo!

E allora, ecco, noi conosciamo, però... attraverso uno specchio. Cioè, le creature rispecchiano un po’ [...] l’intelligenza, la provvidenza, l’amore anche di Dio, ma è sempre come attraverso uno specchio, in modo enigmatico un po’; allora lo vedremo faccia a faccia [...].

Io mi ricordo quando arrivavano a casa soldati, qui, durante la guerra. Erano stati catturati dai Tedeschi e portati in campo di concentramento in Germania. Ho visto delle mamme e delle spose giulive dalla gran gioia nel rivedere i loro amati. Che gioia grande ci dà delle volte il vedere solo il volto di una persona che noi amiamo! Sarà una gioia infinita quando potremo vedere Dio e in lui capire tutto. Ne avremo per l’eternità! Perché Dio è infinitamente perfetto!

Ecco, vi ho detto alcune cose, alcuni pensieri che mi sono stati suggeriti da questo brano così grande, così bello come l’inizio del capitolo III della prima lettera di Giovanni.

Sia lodato Gesù Cristo. »



 

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