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Unità pastorale di Mandrio, Mandriolo e San Martino (Vicariato III - Correggio, RE)

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Home Liturgia Prediche del Don 27.3.2005. Pasqua - Pagina 2

27.3.2005. Pasqua - Pagina 2

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27.3.2005. Pasqua
Vespri (meditazione)
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Meditazione ai vespri (chiesa di Mandriolo, ore 18.30)

« “Gesù Cristo, offrendosi liberamente alla sua passione, prese il pane e rese grazie, lo spezzò, lo diede ai suoi discepoli e disse: ‘Prendete e mangiatene tutti, questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi’. Dopo la cena, allo stesso modo, prese il calice e rese grazie, lo diede ai suoi discepoli e disse: ‘Prendete e bevetene tutti, questo è il calice del mio sangue per la nuova ed eterna alleanza, versato per voi e per tutti in remissione dei peccati’”.

Meditazione, Vespri (27.3.2005) Meditazione, Vespri (27.3.2005)

Abbiamo letto, come avete sentito, le parole della consacrazione del pane e del vino. In occasione... il giorno del giovedì santo, abbiamo meditato come noi dobbiamo andare all’Eucaristia per ringraziare Dio; per ringraziarlo soprattutto del dono del suo Figlio; e come dobbiamo tornare dall’Eucaristia con la gioia nel cuore per avere conosciuto e ricevuto Gesù, e con l’intenzione di irradiarlo negli altri, con cui avremo contatto nella vita. Ora cerchiamo – in queste serate – di sviscerare un pochino, di meditare (meglio) un pochino, le parole stesse della consacrazione.

Meditazione, Vespri (27.3.2005) Meditazione, Vespri (27.3.2005)

Io vi faccio notare, questa sera, soprattutto questo: "Prendete e mangiate" ... "Prendete e bevete". Parlando del corpo, dice che è un corpo "offerto in sacrificio per voi"; parlando del sangue, dice Gesù: "versato per voi e per tutti in remissione dei peccati". Veramente qui Gesù raggiunge il culmine del suo amore smisurato.

San Giovanni riassume questa istituzione dell’Eucaristia in quell’espressione felicissima: "Avendo amato i suoi che erano nel mondo, lì amò fino alla fine", fino alla consumazione; come a dire che Dio – che pure è Dio – non poteva fare di più. Non parla dell’Eucaristia, dell’istituzione dell’Eucaristia, perché l’Eucaristia, fin da dopo la Pentecoste – e scrive il suo vangelo verso la fine del primo secolo – era celebrata tutte le domeniche dalle comunità cristiane; e poi dell’istituzione dell’Eucaristia avevano parlato gli altri evangelisti, ed egli scrive il suo vangelo con questo intento: di completare quello che gli altri evangelisti non hanno messo, soprattutto riguardo alla spiritualità e alla divinità di Cristo. Però aggiunge un particolare, di quella sera, che negli altri vangeli non abbiamo: Gesù depone le sue vesti, si cinge i fianchi con un asciugatoio e lava i piedi ai suoi discepoli, a significare la profonda umiltà che ha condotto Gesù a donarsi a noi. Egli, anche nell’istituzione dell’Eucaristia, vuole consumarsi in noi e chiede a noi di avere lo stesso stile di amore: umile, servizievole, totale, fino a lavare i piedi ai propri fratelli.

Meditazione, Vespri (27.3.2005) Meditazione, Vespri (27.3.2005)

E notate che questa, si vede che è una caratteristica di Dio. Il Dio che forse noi immaginiamo fin da bimbi, come onnipotente, gloriosissimo, pieno di luce, tremendo... è un Dio diverso quello che ci è presentato da Gesù. Gesù dice, ad esempio, che quando verrà, quando tornerà, se troverà i suoi servi vigilanti, li farà mettere tavola, poi si cingerà le vesti e passerà a servirli; quindi il banchetto eucaristico è già un segno e una attuazione di un banchetto celeste (perché ci viene donato il corpo e il sangue del Figlio di Dio...), però è solo un’immagine del banchetto celeste, del banchetto definitivo, nei cieli; e andando in cielo, noi ci saremmo aspettati che capotavola era Dio, seduto su un trono tutto d’oro; e invece no: Dio passerà a servire noi, si cingerà le vesti e passerà a servire noi.

Meditazione, Vespri (27.3.2005) Meditazione, Vespri (27.3.2005)

E dice anche, il libro dell’Apocalisse: "Asciugherà le lacrime su ogni volto". Quindi passa da ciascuno di noi ad asciugarci le lacrime, quasi a chiederci scusa per tutto il dolore, [si commuove – n.d.r.] per tutta la fatica che ha costato per noi la vita, qui su questa terra; il Signore Iddio sarà così sensibile al nostro dolore che, non solo si è addossato lui il nostro dolore, morendo in croce per noi, ma addirittura asciugherà le lacrime su ogni volto, cioè farà proprio un servizio umile. E noi dobbiamo essere così; noi, se vogliamo essere discepoli di Cristo, dobbiamo essere così.

A completamento di questo pensiero vi leggo il messaggio del vescovo, che forse qualcuno, vari di voi avranno già letto, il messaggio pasquale: "L’amore crocifisso" è intitolato; mi è sembrato un articolo semplice ma molto bello, molto profondo. Dice:

«L’amore, il vero amore, è sempre un amore crocifisso. L’amore in altre parole, non è mai separabile dalla sofferenza. Se tu ami, vuol dire che accetti di non appartenerti. Non sei più il solo padrone della tua vita, con la possibilità di disporne come tu vuoi.

In questa luce si spiegano le parole di Gesù: "Se qualcuno vuol venire dietro a me, prenda la sua croce e mi segua". È sempre un problema capire quale debba essere la croce che ciascuno deve prendere: la "sua" croce.

Ho assistito una volta a questo dialogo tra amici: "Hai mai fatto qualche sbaglio nella tua vita?", chiede il primo. "Sì, amare", risponde l’altro. L’amore sarebbe dunque uno sbaglio di cui pentirsi.

Sono tanti oggi quelli che hanno paura di amare, al punto che qualcuno parla di società apatica. Ci sono persone che temono gli affetti seri, coinvolgenti, perché capiscono troppo bene che cosa comportano.

Meglio perciò coltivare amicizie provvisorie, vissute senza impegno, col tacito sottinteso che ciascuno, ad un certo punto, è libero di prendere la strada che vuole. E la stessa riserva accompagna oggi tanti vincoli matrimoniali per cui, appena sorgono difficoltà, ciascuno riprende la propria libertà, possibilmente senza rancori.

La cultura attuale è sempre pronta a suggerire: per non dovere soffrire, cancella l’amore dalla tua vita. Gesù invece insegna il cammino opposto: per la bellezza dell’amore, vinci la paura della sofferenza.

Ho visto un bel Crocifisso, in legno chiaro, in una chiesa, di fianco all’altare. Aveva il volto coperto dai capelli che gli nascondevano gli occhi. L’invito della liturgia di questi giorni è quello di scoprire quel volto.

Nel volto di Gesù Crocifisso è rispecchiato il volto di un Dio che ha passione per l’uomo. Non per l’uomo ideale, ma per l’uomo reale. Gesù ha conosciuto bene l’uomo reale. Il racconto della passione di Gesù è affollato di questi uomini e donne reali, con tutta la loro umanità spesso così piccina e meschina.

Per ritrovare l’idea di amore propria della tradizione umanistica cristiana occorre chiarire il nesso tra amore e sofferenza offerta dall’Amore Crocifisso. La Croce di Gesù insegna agli uomini che l’amore vero è quello che accetta di portare il peso della colpa altrui.

Oltre tutto, è molto difficile distinguere la colpa altrui dalla nostra, e molti litigi nascono appunto da questa difficoltà. Non possiamo liberare l’umanità dal male solo trovando il colpevole, ma possiamo sempre farci solidali con coloro che dal male sono oppressi.

Mediante questa solidarietà, la sofferenza stessa diventerà un carico più leggero e la croce si trasformerà da "strumento di tortura" in strumento di riconciliazione e di libertà. Mentre al contrario il rifiuto della Croce, dettato da paura e da orgoglio, perpetua inevitabilmente il contagio dell’egoismo, la lotta dell’uomo contro l’uomo».

Sia lodato Gesù Cristo. »





 

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