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| 27-28.11.2004 |
| Domenica 28.11.2004 |
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Domenica 28 novembre 2004 (messa parrocchiale ore 10.30)
« Voi avrete notato certamente, dato che quasi tutti noi non è la prima volta che celebriamo l’avvento del Signore, che in questo periodo di avvento abbiamo tre personaggi che soprattutto ci preparano a celebrare bene il Natale e l’Epifania del Signore e ci preparano anche al secondo avvento del Signore: la sua parusìa, il suo ritorno glorioso, quando ci sarà il giudizio universale, la resurrezione dei morti e, poi, le ultime cose che ci attendono, il paradiso e l’inferno. Questi personaggi che ci preparano durante l’Avvento sono soprattutto tre: Giovanni il Battista, Maria Santissima e il profeta Isaia.
Maria Santissima è la madre di Gesù, quindi è logica che sia uno di quei personaggi che ci prepara al Natale. Giovanni Battista è il precursore, ma Isaia? Perché Isaia? Isaia è stato un grande profeta-poeta, io credo il maggiore di Israele. E’ vissuto tra la seconda metà dell’ottavo secolo e l’inizio del settimo secolo avanti Cristo; è vissuto a Gerusalemme e ha svolto il suo ministero di profeta nel regno di Giuda, comunque (il regno del sud, tanto per intenderci, perché c’era anche il regno di Israele, più grande, più vasto, più popoloso, al nord), il regno di Giuda.
Per il regno di Giuda sono tempi – adesso senza stare a ricordare i vari avvenimenti storici – sono tempi duri sotto l’aspetto politico e sotto l’aspetto economico. Isaia con le sue profezie, coi suoi interventi, è capace di infondere fiducia, consolazione in quel popolo in modo che guardasse a Dio e alle sue promesse con sicurezza. Ma soprattutto Isaia – ecco perché lo leggiamo ancora noi, dopo duemilesettecento anni – è il profeta messianico per eccellenza, perché la fiducia che infonde negli Israeliti deriva soprattutto dalle profezie che egli fa sul regno di Dio futuro, sul messianesimo, sul Messia, dice delle cose così precise, alle volte, che il libro di Isaia è stato chiamato il quinto vangelo.
Il brano che noi abbiamo letto questa mattina come prima lettura è l’inizio del secondo capitolo di Isaia. Nel primo capitolo, Isaia aveva fatto una rampogna notevole nei riguardi degli Israeliti, degli abitanti del regno di Giuda e soprattutto di Gerusalemme. L’aveva messa – questa rampogna, questa sgridata – sulla bocca di Dio stesso il quale non sopportava più che si mettesse insieme violenza e sacrificio, feste religiose e disonestà. Potremmo riassumere il messaggio del primo capitolo con quelle parole che noi vi troviamo: "Togliete la malizia delle vostre azioni dalla mia vista, cessate di fare il male, imparate a fare il bene e ricercate la giustizia".
Poi ecco il messaggio che noi abbiamo letto come prima lettura oggi: è una profezia messianica, come voi certamente avrete notato. In essa mi sembra che il profeta Isaia dica tre cose.
Primo. La elevazione di Sion e del tempio di Gerusalemme su tutti gli altri monti della terra.
Secondo. Una processione, un pellegrinaggio di tutti i popoli della terra a Gerusalemme.
Terzo. Un periodo di pace universale e paradisiaca che caratterizzerà il regno di Dio, il Messia …
Guardiamo queste tre cose, eh? Poi termina con una breve esortazione al popolo della Giudea.
Questa elevazione certamente non è da intendere in senso letterale e geologico: comporterebbe l’elevazione di Sion al di sopra di tutti i monti della terra, comporterebbe un terremoto tremendo, e quindi non è da intendere in questo senso. E’ da intendere invece nel senso che la conoscenza e l’adorazione dell’unico Dio – era l’unico popolo che veramente professava il monoteismo, in confronto a tutti gli altri popoli attorno che erano ancora idolatri – la conoscenza dell’unico Dio e la saggezza della legge di Mosè avrebbe certamente illuminato tutti i popoli della terra; avrebbero capito gli altri popoli che lì c’era una conoscenza, una saggezza notevole. Infatti dice che "ad esso affluiranno tutte le genti, verranno molti popoli e diranno: ‘venite, saliamo sul monte del Signore, perché ci indichi le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri’".
Ecco allora anche questa processione di tutti i popoli della terra non è per andare al tempio di Gerusalemme a compiere delle azioni liturgiche, a esercitare il culto a Javhè, a fare dei sacrifici, a celebrare delle feste ebraiche; è piuttosto per andare ad ascoltare la parola di Dio, perché da Sion uscirà la legge e da Gerusalemme la parola del Signore. Cioè, vogliono essere istruiti sulla parola di Dio, sulla rivelazione. Effetto di questa adesione dei popoli alla legge del Signore sarà una pace universale, cioè gli strumenti di guerra (le lance, le spade, gli strumenti che c’erano allora) si cambieranno, saranno cambiati in strumenti di lavoro e di produzione pacifica, e quindi di benessere per tutti, e di pace universale, una pace veramente paradisiaca, utopica tanto è grande.
Noi ora vediamo queste tre cose alla luce del nuovo testamento, perché noi viviamo in un’epoca in cui il Messia è già venuto, la salvezza operata dal Messia si sta già realizzando, anche se non è nella sua fase definitiva. E allora ecco la prima cosa: il monte Sion e il tempio del Signore si eleveranno su tutti gli altri popoli.
Prescindendo dal fatto dei monti, è su un alto monte che Gesù è trasfigurato e la voce del Padre dice: "Questi è il Figlio mio prediletto, ascoltatelo"; prescindendo dal fatto che è il discorso della montagna, quello delle beatitudini; che è su di un colle che egli muore; è da un colle, da un monte, il monte degli Ulivi che egli sale al cielo; prescindendo da questo fatto qui, Gesù si eleva al di sopra di tutti gli altri personaggi religiosi che ha avuto l’umanità. Prescindiamo dalla sua divinità, anche solo come uomo si eleva al di sopra di tutti, e noi dobbiamo ringraziare Iddio di avere avuto la fortuna, ma diciamo pure la grazia, di essere nati in un paese e in famiglie cristiane, perché abbiamo conosciuto Gesù. Gesù si eleva con la sua statura ben al di sopra di tutti gli altri personaggi religiosi; ha un equilibrio, una saggezza unica.
Voi l’avete notato certamente: la ricchezza del vangelo. E’ veramente il tesoro nascosto, è la perla preziosa. Dopo una vita passata a meditare quotidianamente il vangelo di Gesù, io vi trovo sempre dei tesori nuovi, e chiunque l’ascolta per la prima volta, anche un bimbo, anche uno inesperto, trova già pascolo per la sua anima, per la sua mente, per il suo cuore. E’ una caratteristica dei quattro vangeli. Allora Gesù è veramente colui che si eleva al di sopra di tutti! Come ha detto lui "io, come luce sono venuto nel mondo; chi segue me non avrà le tenebre, ma la luce della vita". Noi non dobbiamo avere paura a presentare Gesù agli altri; non facciamo violenza alla coscienza, alla libertà, alle convinzioni di altri se parliamo di Gesù, se comunichiamo a loro Gesù; è un atto di amore che noi facciamo nei loro riguardi.
Del resto anche il dialogo, se voi ci pensate bene, può esserci solo tra persone che sono profondamente convinti della loro idea, perché se noi invece mettiamo tutto sullo stesso… appiattiamo tutto, mettiamo sullo stesso livello e diciamo: "ogni religione è uguale", allora vuole dire che per noi la verità non esiste e sono tutte cose opinabili; quindi siamo già d’accordo in partenza, non è neanche necessario dialogare; bisogna che ciascuno abbia le proprie convinzioni pur rispettando le convinzioni dell’altro. Cioè, io cercherò di convincere il musulmano, tanto per dire, e il musulmano cercherà di convincere me; se siamo persone ragionevoli e rispettose, coglieremo certamente qualcosa di bene nell’uno e nell’altro. Poi speriamo di convincerli che la nostra fede, che il nostro Gesù vale più di tutti, perché se lo mettiamo sullo stesso livello, allora vuol dire che Gesù non è più per noi né il figlio di Dio, né il nostro salvatore.
Purtroppo direi che il dialogo ecumenico e il dialogo inter-religioso, così come il fatto che il papa abbia chiesto perdono a tutti i popoli del male che anche i cristiani hanno loro fatto (senza contare che è infinitamente maggiore il male che i cristiani hanno ricevuto da altri), però questo fatto qui ha indotto a credere: ma beh, allora tutte le religioni sono uguali. Hanno fatto un’inchiesta recentemente a Roma. Roma è la sede del papato, è il centro del cattolicesimo. Il trentaquattro percento delle persone che ha risposto ha detto che per loro ogni religione è uguale all’altra; cambiano i riti, cambiano le feste, ma ogni religione vale l’altra. Ecco l’errore. Invece Gesù si eleva al di sopra, e noi dobbiamo essere orgogliosi di essere cristiani.
Passiamo al secondo punto. E allora tutti i popoli verranno. Tutti i popoli verranno… Sì, dobbiamo dire che le idee cristiane, non dico la fede, ma le idee cristiane stanno prendendo piede notevolmente nel mondo. Io mi ricordo, ad esempio, cominciando un po’ da lontano, che quando si è costituito l’ONU e hanno voluto definire i diritti della persona umana, hanno preso come documenti i discorsi di Pio dodicesimo, i discorsi natalizi di Pio dodicesimo, durante la seconda guerra mondiale. Vi ricordo che quando l’ONU ha voluto celebrare il venticinquesimo e il quarantesimo della sua istituzione ha chiamato Paolo VI° e Giovanni Paolo II°. Non ha chiamato altre personalità religiose, altri capi religiosi; non ha chiamato i grandi manager politici o della finanza mondiale; ha chiamato il papa.
La Francia adesso è in questa situazione: che il quarantasette percento fa ancora battezzare i propri figli, il che vuol dire che c’è oltre il cinquanta percento dei Francesi che non fa più battezzare i propri figli. Han fatto un’inchiesta in Francia: qual è la maggiore personalità del mondo? Il sessantatré percento, quindi quasi i due terzi, ha risposto "Giovanni Paolo secondo", il papa di Roma. Qualcuno ha detto anche Kofi Annan, qualcuno Chirac, qualcuno Bush… ma tutti gli altri prendono un terzo dei voti, i due terzi li ha presi il papa di Roma, perché è la maggiore autorità morale che esista al mondo.
Sono cadute le ideologie di destra e di sinistra, il liberismo puro e il marxismo. Avete notato che molti popoli, anche non cristiani, prendono come direttiva per la loro costituzione, per le loro leggi, la dottrina sociale della chiesa. Si stanno accorgendo che la dottrina sociale della chiesa era la dottrina più equilibrata anche per risolvere i problemi economici, sociali e politici degli uomini. C’è veramente questa affluenza, e noi speriamo che continui e si rinsaldi, perché siamo anche certi che aderendo a queste idee si ritroverà la pace universale.
Ecco il terzo punto: la pace universale. Non mi sembra proprio che ci siamo giunti. Mi sembra che siamo in periodo di grandi violenze, guerre, terrorismo, guerriglie, lotte notevoli. E’ vero, dopo la seconda guerra mondiale si è cercato, sia dal lato civile che dal lato religioso, di fare qualcosa in questo senso, di camminare verso una pace universale: la stessa istituzione dell’ONU, l’accordo sul disarmo nucleare, il fatto di avere stabilito che il tribunale dell’Aia può intervenire anche nei fatti interni di uno stato se si accorge che chi comanda sta commettendo un eccidio etnico. Sono tutti fatti che, indubbiamente, sono positivi: il fatto di cercare alle volte dei patteggiamenti, con l’aiuto dell’ONU, tra popoli che si combattono. Nel campo strettamente religioso, nostro, diciamo, della chiesa, io vi ricordo la grande enciclica "Pacem in terris" di Giovanni XXIII°: voi sapete che all’ONU hanno voluto che fosse letta e commentata da un vaticanista questa enciclica davanti all’assemblea generale dell’ONU; e dopo la "Pacem in terris" io vi ricordo il capitolo cinque della "Gaudium et spes", il documento conciliare che parla della chiesa nel mondo contemporaneo: quel capitolo cinque è tutto indirizzato a dare delle direttive perché ci sia questa pace universale.
In Germania hanno dato recentemente un premio, un oscar per la pace a uno scrittore tedesco – Von Weizacker – il quale, tra le altre cose, ha affermato: "In un’epoca tecnologica come la nostra, o troviamo la situazione per una sopravvivenza pacifica tra tutti i popoli o non ci sarà sopravvivenza alcuna", e secondo me dice una cosa esatta, perché noi ci accorgiamo che siamo veramente di fronte a delle espressioni di violenza, a delle iniziative di guerra e di terrorismo, che ci lasciano molto perplessi sul futuro nostro e dell’umanità.
Indubbiamente la chiesa ha fatto qualcosa, ha istituito, ha fatto un istituto "Justitia et pax" che cerca di provvedere, insieme alle altre chiese cristiane, che si dicono cristiane, e ha istituito il "Sodepax" che cerca di provvedere a togliere la miseria e a guarire le malattie, riconoscendo che in questa miseria e nelle malattie, c’è molto ragione delle guerre, delle guerriglie, dei malcontenti che ci sono nel mondo.
E noi cosa facciamo? Perché abbiam parlato di alti livelli… A più basso livello dobbiamo dire che, dopo il concilio Vaticano II°, è stata istituita la Caritas. La Caritas, oggi, è addirittura richiesta il più delle volte, ma perlomeno accettata in quasi tutti i paesi del mondo; e anche molte altre forme di volontariato, sia cattolico, sia laico (tra virgolette), credo che traggano la loro ispirazione dai principi del vangelo, di rispetto alla persona e di solidarietà tra tutti gli uomini. Però dobbiamo guardare a noi stessi. Guardando a noi stessi (mi sembra che l’orologio vada avanti… posso continuare appena due o tre minuti? Eh?), guardando a noi stessi, vorrei anzitutto ricordare che l’Apocalisse, che vede la realizzazione piena di questa profezia di Isaia, dice che la Gerusalemme celeste scenderà dal cielo, cioè la nuova città scende dal cielo, è dono di Dio, e il papa ci insegna a pregare per la pace, perché la pace, come conversione del cuore, è certamente anzitutto dono di Dio.
Vorrei però anche aggiungere subito che non dobbiamo cercare solo la pace del cuore, o, se volete, al limite… "io vado d’accordo col mio coniuge, i miei figli, sto bene così, al massimo, se casca il mondo, mi farà da una parte perché non mi caschi addosso". Non è sufficiente questa mentalità: bisogna che noi cerchiamo anche la pace fra gli uomini, bisogna che noi ci diamo da fare in questo senso; e ci sono molte opere che, appunto, le associazioni del volontariato fanno: dall’adozione dei bimbi, dall’attenzione perché non ci siano violenze nei riguardi dei bimbi e delle donne, dal combattere l’AIDS e tante malattie, la malaria, tubercolosi, là dove mietono ancora tante vittime, dal combattimento della miseria… Noi dobbiamo fare, noi dobbiamo darci da fare. Capisco che ciascuno dirà: "Ma io, nel mio piccolo, che cosa posso fare per la pace universale? Mi sento assolutamente incapace, e anche inesperto, magari", però tutti noi, se vogliamo, possiamo fare molto di più di quello che non stiamo facendo.
Vi ricordo che la profezia di Isaia termina con le parole: "Casa di Giacobbe, vieni, camminiamo nella luce del Signore". Cioè, dopo aver fatto la profezia sul messianesimo futuro, Isaia invita i Giudei a camminare, allora, nella luce del Signore; perché come faranno gli altri popoli a camminare nella luce del Signore se noi per primi non camminiamo nella luce del Signore? Gesù ha detto ai suoi apostoli: "Voi siete la luce del mondo. Non si accende una lucerna per porla sotto il maggio, né si può nascondere una città posta sopra un monte". Ecco la città sopra il monte: siamo noi, la chiesa di Cristo, Cristo e i suoi discepoli, siamo noi, noi dobbiamo illuminare gli altri. Stiamo per celebrare l’Eucaristia, è anche l’anno eucaristico quest’anno – cominciato nell’ottobre scorso e finirà nell’ottobre prossimo, nel 2005 – ebbene io vi leggo un pensiero preso, appunto, dalla lettera apostolica che il papa ha inviato, per indire questo anno eucaristico, che è intitolato con le parole latine "Mane nobiscum Domine". Dice a un certo punto:
"Il cristiano che partecipa all’Eucaristia apprende da essa a farsi promotore di comunione, di pace, di solidarietà in tutte le circostanze della vita. L’immagine lacerata del nostro mondo, che ha iniziato il nuovo Millennio con lo spettro del terrorismo e la tragedia della guerra, chiama più che mai i cristiani a vivere l’Eucaristia come una grande scuola di pace, dove si formano uomini e donne che, a vari livelli di responsabilità nella vita sociale, culturale, politica, si fanno tessitori di dialogo e di comunione. Nell’Eucaristia il nostro Dio ha manifestato la forma estrema dell’amore, rovesciando tutti i criteri di dominio che reggono troppo spesso i rapporti umani ed affermando in modo radicale il criterio del servizio: se uno vuole essere il primo sia l’ultimo di tutti e il servo di tutti. Non a caso, nel Vangelo di Giovanni non troviamo il racconto dell’istituzione eucaristica, ma quello della lavanda dei piedi: chinandosi a lavare i piedi dei suoi discepoli, Gesù spiega in modo inequivocabile il senso dell’Eucaristia. È questo il criterio in base al quale sarà comprovata l’autenticità delle nostre celebrazioni eucaristiche". Così sia.
Sia lodato Gesù Cristo. »
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