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Unità pastorale di Mandrio, Mandriolo e San Martino (Vicariato III - Correggio, RE)

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2-3.7.2005
Domenica 3.7.2005
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Domenica 3 luglio 2005 (messa parrocchiale ore 10.30)

« Il profeta Zaccaria, di cui abbiamo letto una profezia come prima lettura, ha operato, vissuto, predicato nel quarto secolo avanti Cristo, all’epoca di Alessandro Magno. Voi tutti conoscete Alessandro Magno: quel grande stratega (forse il più grande stratega di tutti i tempi) che è morto a trentatré anni e aveva già conquistato dalla Macedonia fino all’Indo, il fiume Indo nel Pakistan attuale; quindi aveva esteso il suo dominio in un modo fulmineo e preciso, deciso. Israele aveva perso, quindi, la sua indipendenza politica: dipendeva dall’impero di Alessandro, era colonizzato, oppresso, un popolo insignificante, diciamo, nello scacchiere internazionale in quel momento, assolutamente.

E Zaccaria esce con questa profezia: "Esulta grandemente figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re". Quando dice "Sion", voi sapete, è il colle su cui Davide ha costruito la sua fortezza prima, poi in seguito il tempio, e praticamente si identifica, è stato identificato con Gerusalemme stessa (Gerusalemme: la capitale). Quando dice "figlia di Sion" o "figlia di Gerusalemme" è come se dicesse "Sion" o "Gerusalemme", però più propriamente erano i sobborghi, il suburbio, diciamo così, di Gerusalemme verso nord: quando nel settecentoventuno è stata distrutta Samaria, gli abitanti di Samaria si erano rifugiati a Betlemme, avevano costruito le loro case, le loro umili abitazioni, fuori delle mura di Gerusalemme verso nord; quella era la figlia, una propaggine, di Gerusalemme, figlia di Gerusalemme. Quindi il profeta Zaccaria si riferisce soprattutto a questa parte più povera della città, che sente maggiormente i disagi di una guerra o di una dipendenza politica.

"Ecco, a te viene il tuo re". Chi è questo re? Dice anzitutto che "Egli è giusto", è "vittorioso", è "umile", tanto che "cavalca un asino, un puledro figlio d’asina".

E’ "giusto" nel senso biblico, anzitutto, cioè è uno che ama la volontà di Dio, che osserva i suoi comandi; è uno che è ligio alla osservanza della legge. "Vittorioso", propriamente, nell’ebraico, sarebbe "salvatore"; quindi è giusto, nel senso che ama Dio e che cerca la giustizia per i poveri, ma, proprio per questo, è salvatore: salva, vince salvando (la povera gente, gli umili). Infatti è "umile". Questa è la cosa che ci meraviglia di più, perché è "umile, cavalca un asino, un puledro figlio d’asina".

Veramente i re di giuda avevano cercato sempre di avere una cavalleria efficiente, cavalli focosi, agili; aveva comprato cavalli e carri dall’Egitto addirittura delle volte – il re di Giuda – vendendo i figli della propria popolazione (giovani e ragazze) agli Egiziani. Quindi avevano venduto delle persone umane, diventate così schiave, mercenarie dell’Egitto, per avere cavalli e carri, e per avere un esercito sicuro in caso di guerra. Invece questo re che viene, che viene a salvare è tanto umile che cavalcherà un asino, non un cavallo.

"Farà sparire i carri da Efraim e i cavalli da Gerusalemme, l’arco di guerra sarà spezzato, annunzierà la pace alle genti". Allora un re diverso. Sentite cosa dice al riguardo il profeta Michea: "In quel giorno – dice il Signore – distruggerò i tuoi cavalli in mezzo a te e manderò in rovina i tuoi carri". Egli viene per salvare. E’ il re annunciato anche dal salmo settantadue: "Egli libererà il povero che grida e il misero che non trova aiuto, avrà pietà del debole e del povero e salverà la vita dei suoi miseri. Li riscatterà dalla violenza e dal sopruso, sarà prezioso ai suoi occhi il loro sangue". Ma come fa questo re a vincere se distrugge carri e cavalli, se cavalca un asino, puledro figlio d’asina; vorrà debellare definitivamente la guerra, distruggere armi di guerra, gli archi, allora? Come farà?

Certamente questo re viene come salvatore, e che vuole, con la non violenza, con spirito pacifico, con umiltà, dominare, dominare "da mare a mare e dal fiume ai confini della terra" (è vero che da mare a mare per loro voleva dire: dal Mare Mediterraneo al Golfo Persico; il fiume, quando è nominato il fiume senza dirne il nome, s’intende il grande fiume, cioè l’Eufrate. Fino ai confini della terra: era il mondo conosciuto allora), allora il mondo finiva lì, però l’annuncio è grande. Come può un uomo essere un salvatore così? Ecco perché si pensa che sia Dio stesso che verrà a visitare il suo popolo, come aveva annunciato già il profeta Isaia, e come aveva annunciato, duecento anni prima di Zaccaria, il profeta Sofonia il quale ha una profezia che si assomiglia a questa che noi abbiamo letto questa mattina dal profeta Zaccaria: "Gioisci, figlia di Sion, esulta, Israele, rallegrati con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme! Il Signore ha revocato la tua condanna, ha disperso il tuo nemico. Re d’Israele è il Signore in mezzo a te, tu non vedrai più la sventura. In quel giorno si dirà a Gerusalemme: «Non temere, Sion, non lasciarti cadere le braccia! Il Signore tuo Dio in mezzo a te è un salvatore potente»".

La profezia di Zaccaria che noi abbiamo letto quest’oggi è una profezia che si legge tutti gli anni. In che occasione? Lo chiedo a voi ... in quale festa, in quale occasione noi leggiamo tutti gli anni, perché è riportata da tutti e tre i sinottici – Matteo, Marco e Luca – questa profezia? "Esulta grandemente figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d’asina". Quando la si legge? ... Nella domenica delle palme. Nella domenica delle palme noi leggiamo questa profezia tutti gli anni. Perché? Perché i discepoli di Gesù prima e poi i cristiani dei primi tempi han visto realizzata questa profezia, alla lettera, quando Gesù è entrato glorioso, acclamato re, in Gerusalemme e cavalcava un asino, un puledro d’asina.

Ma egli non ha fatto solo questo gesto: egli è stato soprattutto umile. Abbiam detto che è stato giusto, che doveva essere giusto, salvatore, umile. Avete notato che Iddio è profondamente umile? Sono quelli che sono piccoli che cercano di farsi grandi, attraverso il potere... la ricchezza... la prepotenza... la boria... la ricchezza... Attraverso questi mezzi noi cerchiamo di essere grandi e di dominare gli altri. Se non cavalchiamo dei destrieri focosi, cavalchiamo comunque il potere, cavalchiamo... cerchiamo sempre di cavalcare qualcosa che ci mette al di sopra degli altri. Invece Dio, che è grandissimo, che è infinito nella sua perfezione, non ha bisogno di cavalcare niente; e San Benedetto ci dice che il fondamento della carità è l’umiltà.

Dunque, se Dio è carità – e la definizione data di Dio da parte dell’apostolo Giovanni è proprio questa: Dio è carità, Dio è amore – vuol dire che è fondamentalmente umile; e quando è venuto in mezzo a noi come salvatore, è venuto con le vesti dell’umiltà: è nato in una stalla a Betlemme; ha vissuto lavorando con le proprie mani, e valorizzando così il lavoro manuale; quando ha predicato, ha fatto miracoli, ha avuto qualche amico che l’ha accolto, a cena o a pranzo o a dormire, ma non aveva dove posare il capo; quando è stato accusato (falsamente) ha accettato in silenzio tutte le accuse; è stato trattato come un re da burla, ed egli taceva, egli sopportava tutto; quando è stato crocifisso, non solo ha sopportato la sofferenza, ma ha perdonato i suoi crocifissori, e qui ci vuole una grande umiltà a dire: "Padre perdona loro, perché non sanno quello che fanno"; ma prima ancora della sua passione e morte egli aveva lavato i piedi ai suoi apostoli, e aveva istituito l’Eucaristia, quell’Eucaristia che noi siamo venuti a celebrare qui e che celebreremo a momenti.

Nell’Eucaristia dimostra al massimo la sua umiltà, perché egli prende l’apparenza di una cosa, e sapeva benissimo che poi, nei secoli e nei millenni, ci sarebbe stato chi l’avrebbe trattato male: anche noi lo trattiamo male, con troppa freddezza, ma soprattutto quanti sacrilegi! Quante messe nere fatte attraverso l’Eucaristia! E il Figlio di Dio, il Dio infinito, che potrebbe polverizzare noi uomini in un attimo, ha accettato e accetta tutto, perché è umile.

Egli vuole cambiare il mondo con l’amore, ma cambiarlo con l’amore è una cosa difficile. Intendiamoci: a mio giudizio è ancora più difficile cambiarlo con le armi. Con le armi, infatti, tu puoi sottomettere i popoli, ma non li convinci, non li cambi; con l’amore si può cambiare, ma per usare amore, per usare non violenza, bisogna essere capaci di essere umili. Ecco perché è sempre valido quell’insegnamento che San Paolo dava ai Filippesi: "Non fate nulla per spirito di rivalità o per vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso, senza cercare il proprio interesse, ma anche quello degli altri. Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Gesù Cristo, il quale, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce".

Noi, però, siamo un po’... delusi, perché Gesù è venuto, è venuto nell’umiltà, ha usato carità, ha predicato la non violenza, però, ecco, in duemila anni non sembra che sia cambiato molto nel mondo. Perché bisogna che impariamo ad essere umili.

E’ una cosa lunga, ma se noi sapessimo seppellire definitivamente quello che ci ha urtato, che ci ha offeso..., le falsità che sono state dette nei nostri riguardi, i torti che abbiamo ricevuto..., fossimo capaci di seppellirli per sempre, e ricordare solo il bene che abbiamo ricevuto dagli altri, il mondo cambierebbe.

Cioè: il mondo cambierà, anzi sta cambiando, da duemila anni a questa parte, ma cambia pian piano, man mano che ci sono dei veri cristiani che nell’umiltà cercano di esercitare la carità. Allora cambiano le famiglie, cambiano i rapporti nella parrocchia, nel paese, cambiano i rapporti nel mondo. E che il Signore ci faccia operatori di pace, miti e umili di cuore come è stato il Signore Gesù. Così sia.

Sia lodato Gesù Cristo. »





 

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