Mandriolo nella rete

Unità pastorale di Mandrio, Mandriolo e San Martino (Vicariato III - Correggio, RE)

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9-10.4.2005

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9-10.4.2005
Domenica 10.4.2005
Messa alla casa protetta
Tutte le pagine

Sabato 9, Domenica 10 aprile 2005

III domenica di Pasqua (A) – III
S. Ezechiele
Letture:
At 2,14.22-23
Salmo 15:
«L'anima mia esulta nel Signore.»
1Pt 1,17-21
Lc 24,13-35

Sabato 9 aprile 2005 (messa parrocchiale ore 19.00)

« L’evangelista Luca dà molto risalto, nelle apparizioni di Cristo risorto, a questa apparizione ai due discepoli di Emmaus che noi abbiamo appena letto. Voi avete appena sentito un racconto fatto anche molto bene (si vede da uno che sapeva scrivere) ma anche abbastanza lungo in confronto ai racconti che Luca fa di altre visioni, alle donne, ai discepoli). Gli esegeti, cioè gli interpreti della sacra scrittura, si sono chiesti: come mai tanto risalto a questa apparizione che, peraltro, non è neanche, sembra, a due apostoli? Di uno conosciamo il nome: Cleopa, che era il fratello di Giuseppe, il padre putativo di Gesù; dell’altro non conosciamo neppure il nome, perché Luca non ce lo dice, o forse non lo ricordava neppure lui.

Questi discepoli che camminano con Gesù, ascoltano la sua parola, lo riconoscono nello spezzare il pane, e voi sapete – l’abbiam detto ancora – che l’Eucaristia era chiamata, appunto, spezzamento del pane ("fractio panis") nei primi centocinquant’anni circa, poi dopo comincia ad essere chiamata Eucaristia e rimane tuttora questo nome.

Allora gli esegeti hanno dato questa interpretazione, la maggior parte di loro. Luca scrive attorno agli anni ottanta, quindi son passati cinquant’anni da quando sono avvenute queste cose, e i suoi cristiani, i cristiani delle sue comunità, forse... cominciavano a dubitare un po’, perché Gesù aveva promesso di venire e ancora non tornava; essi che cosa aspettavano?... a chi dovevano prestare fede?.... non sapevano... perché ormai erano morti anche quelli che avevano visto Gesù risorto (Luca non l’ha visto Gesù, non ha conosciuto direttamente Gesù); e allora Luca scrive questa pagina per insegnare ai cristiani d’allora, i suoi cristiani, e a noi oggi, per dirci che abbiamo ancora un modo di incontrare Gesù, ed è precisamente la santa messa, quello che stiamo celebrando.

Voi avete sentito questi due discepoli che sono costernati perché Gesù li ha delusi: è avvenuto lo scandalo della croce; son passati tre giorni... non è ancora risorto come aveva promesso... Veramente, questi discepoli dimostrano di essere un po’ superficiali, perché aggiungono: "Alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri" – dei maschi naturalmente, perché come si fa a prestare fede a delle donne? (secondo la mentalità di allora) – "sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l’hanno visto". Cioè, sono stati piuttosto superficiali perché non hanno appurato la cosa bene. Ma la resurrezione di Cristo non era mica una cosa da poco: è una cosa che ha inciso allora e incide ancora nella nostra vita! Se è vero è un conto; se non è vero è tutto un altro conto! E allora, ecco che dovevano essere un po’ più seri e appurare a modo come erano andate le cose.

Questi discepoli, comunque, che delusi tornano al loro paese, tornano alla loro famiglia, tornano al loro lavoro quotidiano, cioè chiudono la parentesi Gesù... delusi e basta, rappresentano un po’ noi quando veniamo alla santa messa. Veniamo alla santa messa e vi portiamo qui tutti i nostri problemi, tutte le nostre paure, tutte le nostre insicurezze, tutti i nostri peccati forse; e allora Gesù che cosa fa? – Gesù è il sacerdote che entra a celebrare la messa – Che cosa fa, anzitutto? Spiega le sacre scritture, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiega loro tutto quello che si riferiva a lui. Essi non l’hanno riconosciuto come Gesù, però il loro cuore "arde" (come dice bene anche il manifesto: "Arde il nostro cuore... – cosa c’è scritto lì? – mentre ci parli", ecco mentre ci parli); e anch’essi alla fine dovranno riconoscere questo: che il loro cuore ardeva. Rappresenta un po’ quello che la liturgia della parola vuole fare a noi: diradare i nostri dubbi, togliere le nostre paure, farci ardere il cuore, consolarci, infonderci coraggio.

Leggevo su "Avvenire" – voi sapete che è una settimana che non si fa che parlare del papa – le sette paure da cui il papa ha cercato di togliere i giovani d’oggi. Nei discorsi fatti ai giovani (lui ha sempre predicato così, ha cominciato subito dicendo, è vero: "Aprite le porte a Cristo!", "Non abbiate paura!", e ha terminato così il suo messaggio; del resto ha avuto un coraggio indomito nel predicare l’ottimismo e la forza della missione della fede, sempre, in tutta la sua vita), le sette paure sono queste (dopo, nel giorno dopo, riportava anche i brani del papa riferentisi a queste paure, ma non siamo qui a leggere il giornale e quindi vi dico solo le sette paure):

  • "Non abbiate paura di essere giovani;
  • non abbiate paura della verità;
  • non abbiate paura di annunciare il vangelo;
  • non abbiate paura di essere santi;
  • non abbiate paura di rispondere alla vostra vocazione;
  • non abbiate paura del futuro;
  • non abbiate paura della sofferenza e della morte".

Vi ricordo solo una frase che il papa disse a riguardo dell’annunciare il vangelo ai giovani, a Tor Vergata, nella giornata mondiale della gioventù dell’anno duemila a Roma; dice a loro: "Questa sera vi consegnerò il vangelo." – ha fatto il dono del vangelo a tutti – "E’ il dono che il papa vi lascia in questa veglia indimenticabile. La parola contenuta in esso è la parola di Gesù. Se l’ascolterete nel silenzio, nella preghiera, facendovi aiutare a comprenderla per la vostra vita, allora incontrerete Cristo e lo seguirete". Ecco il primo modo di incontrare Cristo e di lasciarci illuminare da lui e guidare da lui: la liturgia della parola.

Ma poi i due discepoli – come avete sentito – sì..., arde il loro cuore mentre Gesù parla con loro, però non l’hanno ancora riconosciuto; lo riconoscono nello spezzare il pane, nella celebrazione eucaristica. Essi, indubbiamente, avete sentito anche che conversavano di tutto quello che era accaduto; cioè sono due discepoli che non fanno parte del gruppo undici apostoli (Giuda non c’è più), però fanno parte di discepoli fedeli, diciamo, a Cristo, e certamente in quei due giorni e mezzo–tre che son passati dal giovedì sera alla domenica hanno parlato con gli altri apostoli, chiedendosi come era successo tutto quello che era successo... e avranno chiesto agli apostoli: "Ma che cosa è avvenuto giovedì sera, giovedì notte, perché è successo questo...?"; certamente gli apostoli avranno riferito loro anche della istituzione dell’Eucaristia, del gesto particolarmente misterioso che aveva fatto Gesù; ed ecco allora che quando Gesù ripete lo stesso gesto: prende il pane, pronuncia la benedizione, lo spezza, lo dà loro dicendo: "Prendete e mangiate, questo è il mio corpo...", allora si aprono gli occhi e riconoscono Gesù, però non lo vedono più. Non lo vedono più. E allora questo ci dice della presenza particolare di Cristo nell’Eucaristia.

Cristo è presente, noi ne possiamo fare esperienza nell’Eucaristia, però i nostri occhi non lo vedono, perché le specie eucaristiche rimangono quelle e noi non vediamo Gesù ma solo le specie eucaristiche. Si avvera per noi quello che Gesù diceva a Tommaso domenica scorsa: "Beati quelli che pur non avendo visto crederanno". Il Signore ci chiede questo atto di fede. Vedete, la nostra fede è molto importante: l’Eucaristia, Gesù nell’Eucaristia, è come il sole che entra nelle nostre stanze; toglie l’umidità, le muffe; con le sue radiazioni benefiche raggiunge tutti i viventi che sono dentro la casa (dalle piante, agli animali, agli uomini), però noi siamo... con la nostra fede, siamo come le imposte: noi le possiamo tenere chiuse; tenendole chiuse, certamente il sole non porterà nessun vantaggio dentro in casa. Le possiamo aprire appena appena, tenere molto socchiuse; allora entrerà poco. Le possiamo aprire del tutto, spalancarle; allora entrerà molto. Ecco, la nostra fede è quello che permette a Cristo Gesù presente nell’Eucaristia di entrare nella nostra anima e nella nostra vita e renderla santa, portarci alle gioie mistiche.

Mi spiego con un esempio preso dalla vita naturale. Nella vita naturale, per potere campare, crescere, essere robusti, è necessario mangiare e bere (è necessario anche respirare, intendiamoci, sono necessarie altre cose, ma il mangiare e il bere certamente fanno parte della nostra vita naturale). Se uno non mangia e non beve muore presto. Se uno mangia male... supponiamo: un uomo ha la febbre a quaranta, però gli piace tanto lo zampone che si fa portare alcune fette di zampone da mangiare; è la volta che muore davvero, o perlomeno aggrava molto la sua situazione. Se uno è sano e mangia normalmente, però non fa esercizi ginnici, sport, non ha quelle cure da vedere in modo preciso di calibrare le proteine, le vitamine, i grassi, i sali minerali, eccetera..., certamente il cibo gli serve, con un verbo dialettale, per "tirare avanti", per sopravvivere, ma non ne avrà un grandissimo vantaggio. Se uno, invece, dilata la possibilità di introdurre ossigeno nei suoi polmoni, fa esercizi che permettono ai suoi muscoli di essere più snelli, più pronti, più efficaci, diciamo, nella loro attività muscolare, questi sarà più sano, crescerà bene, forse addirittura, in certo senso, ringiovanisce. Se poi ha dei mezzi per cui si può permettere di andare a fare... a girare... sui monti... al mare... a vedere tante cose, è uno che godrà – lo dico in senso naturale, eh? – godrà la vita.

La stessa cosa avviene per quanto riguarda l’Eucaristia nella nostra vita soprannaturale. Gesù ha detto: "Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Chi non mangia la mia carne e non beve il mio sangue non ha la vita eterna". Quindi qui... non si scappa mica molto lontano! Cioè, se uno non si ciba mai dell’Eucaristia non può credere di avere di grandi esperienze mistiche, gradi alti di santità, entrare in paradiso, eccetera; senza l’Eucaristia non si può. Se uno si accosta all’Eucaristia in peccato mortale, cosciente di questo suo peccato mortale, non fa che aggravare la sua situazione. Se uno, invece, ha solo dei peccati veniali, però... è abbastanza affezionato ai suoi peccatucci, ai suoi vizietti, non ha nessuna intenzione di cambiare, allora l’Eucaristia lo farà sopravvivere da cristiano, ma grandi progressi non ne farà perché non c’è la corrispondenza nostra: oltre l’Eucaristia ci dev’essere la corrispondenza nostra; dall’Eucaristia parte la forza prima, ma poi dopo noi dobbiamo rispondere, e dobbiamo andare allora col cuore, con l’animo, con la coscienza completamente distaccati dal peccato; allora conosceremo progressi nella santità, e potremmo arrivare anche a grandi progressi, grandi gioie, grandi intimità con il Signore.

San Filippo Neri, ottantenne quando celebrava, ormai erano abbastanza ridotte le sue attività, però quando celebrava, dopo la comunione si fermava sempre da un’ora e mezza a due ore a ringraziare il Signore, in piedi (fortunato lui che rimaneva in piedi due ore a ottant’anni... e riusciva!); addirittura alle volte lo vedevano anche elevarsi..., quindi andava in estasi proprio, eh? Ma non solo San Filippo Neri a ottant’anni: San Luigi Gonzaga rimaneva cinque ore a ringraziare il Signore dopo che aveva ricevuto la comunione; San Domenico Savio – adesso andiamo ai più piccoli – a tredici–quattordici anni era capace delle volte di stare sette ore a ringraziare Gesù nell’Eucaristia, fermo in ginocchio nel suo banco!

Come abbiamo da vergognarci noi!, che andiamo con tanta indifferenza all’Eucaristia. Se ci andassimo con più fede, e col proposito veramente di lasciarci plasmare da Gesù, conosceremmo le gioie della vita spirituale, la santità, e saremmo capaci di trasmettere la nostra gioia col nostro modo di rapportarci con gli altri, col nostro ottimismo, diciamolo pure con una parola cristiana: con la nostra speranza, saremmo capaci di annunciare che noi abbiamo conosciuto Cristo, come han fatto i due discepoli di Emmaus. Così sia.

Sia lodato Gesù Cristo. »





 

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