| Indice |
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| 9-10.4.2005 |
| Domenica 10.4.2005 |
| Messa alla casa protetta |
| Tutte le pagine |
Sabato 9, Domenica 10 aprile 2005
| III domenica di Pasqua (A) – III |
| S. Ezechiele |
| Letture: |
| At 2,14.22-23 |
| Salmo 15: «L'anima mia esulta nel Signore.» |
| 1Pt 1,17-21 |
| Lc 24,13-35 |
Sabato 9 aprile 2005 (messa parrocchiale ore 19.00)
« L’evangelista Luca dà molto risalto, nelle apparizioni di Cristo risorto, a questa apparizione ai due discepoli di Emmaus che noi abbiamo appena letto. Voi avete appena sentito un racconto fatto anche molto bene (si vede da uno che sapeva scrivere) ma anche abbastanza lungo in confronto ai racconti che Luca fa di altre visioni, alle donne, ai discepoli). Gli esegeti, cioè gli interpreti della sacra scrittura, si sono chiesti: come mai tanto risalto a questa apparizione che, peraltro, non è neanche, sembra, a due apostoli? Di uno conosciamo il nome: Cleopa, che era il fratello di Giuseppe, il padre putativo di Gesù; dell’altro non conosciamo neppure il nome, perché Luca non ce lo dice, o forse non lo ricordava neppure lui.
Questi discepoli che camminano con Gesù, ascoltano la sua parola, lo riconoscono nello spezzare il pane, e voi sapete – l’abbiam detto ancora – che l’Eucaristia era chiamata, appunto, spezzamento del pane ("fractio panis") nei primi centocinquant’anni circa, poi dopo comincia ad essere chiamata Eucaristia e rimane tuttora questo nome.
Allora gli esegeti hanno dato questa interpretazione, la maggior parte di loro. Luca scrive attorno agli anni ottanta, quindi son passati cinquant’anni da quando sono avvenute queste cose, e i suoi cristiani, i cristiani delle sue comunità, forse... cominciavano a dubitare un po’, perché Gesù aveva promesso di venire e ancora non tornava; essi che cosa aspettavano?... a chi dovevano prestare fede?.... non sapevano... perché ormai erano morti anche quelli che avevano visto Gesù risorto (Luca non l’ha visto Gesù, non ha conosciuto direttamente Gesù); e allora Luca scrive questa pagina per insegnare ai cristiani d’allora, i suoi cristiani, e a noi oggi, per dirci che abbiamo ancora un modo di incontrare Gesù, ed è precisamente la santa messa, quello che stiamo celebrando.
Voi avete sentito questi due discepoli che sono costernati perché Gesù li ha delusi: è avvenuto lo scandalo della croce; son passati tre giorni... non è ancora risorto come aveva promesso... Veramente, questi discepoli dimostrano di essere un po’ superficiali, perché aggiungono: "Alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri" – dei maschi naturalmente, perché come si fa a prestare fede a delle donne? (secondo la mentalità di allora) – "sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l’hanno visto". Cioè, sono stati piuttosto superficiali perché non hanno appurato la cosa bene. Ma la resurrezione di Cristo non era mica una cosa da poco: è una cosa che ha inciso allora e incide ancora nella nostra vita! Se è vero è un conto; se non è vero è tutto un altro conto! E allora, ecco che dovevano essere un po’ più seri e appurare a modo come erano andate le cose.
Questi discepoli, comunque, che delusi tornano al loro paese, tornano alla loro famiglia, tornano al loro lavoro quotidiano, cioè chiudono la parentesi Gesù... delusi e basta, rappresentano un po’ noi quando veniamo alla santa messa. Veniamo alla santa messa e vi portiamo qui tutti i nostri problemi, tutte le nostre paure, tutte le nostre insicurezze, tutti i nostri peccati forse; e allora Gesù che cosa fa? – Gesù è il sacerdote che entra a celebrare la messa – Che cosa fa, anzitutto? Spiega le sacre scritture, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiega loro tutto quello che si riferiva a lui. Essi non l’hanno riconosciuto come Gesù, però il loro cuore "arde" (come dice bene anche il manifesto: "Arde il nostro cuore... – cosa c’è scritto lì? – mentre ci parli", ecco mentre ci parli); e anch’essi alla fine dovranno riconoscere questo: che il loro cuore ardeva. Rappresenta un po’ quello che la liturgia della parola vuole fare a noi: diradare i nostri dubbi, togliere le nostre paure, farci ardere il cuore, consolarci, infonderci coraggio.
Leggevo su "Avvenire" – voi sapete che è una settimana che non si fa che parlare del papa – le sette paure da cui il papa ha cercato di togliere i giovani d’oggi. Nei discorsi fatti ai giovani (lui ha sempre predicato così, ha cominciato subito dicendo, è vero: "Aprite le porte a Cristo!", "Non abbiate paura!", e ha terminato così il suo messaggio; del resto ha avuto un coraggio indomito nel predicare l’ottimismo e la forza della missione della fede, sempre, in tutta la sua vita), le sette paure sono queste (dopo, nel giorno dopo, riportava anche i brani del papa riferentisi a queste paure, ma non siamo qui a leggere il giornale e quindi vi dico solo le sette paure):
- "Non abbiate paura di essere giovani;
- non abbiate paura della verità;
- non abbiate paura di annunciare il vangelo;
- non abbiate paura di essere santi;
- non abbiate paura di rispondere alla vostra vocazione;
- non abbiate paura del futuro;
- non abbiate paura della sofferenza e della morte".
Vi ricordo solo una frase che il papa disse a riguardo dell’annunciare il vangelo ai giovani, a Tor Vergata, nella giornata mondiale della gioventù dell’anno duemila a Roma; dice a loro: "Questa sera vi consegnerò il vangelo." – ha fatto il dono del vangelo a tutti – "E’ il dono che il papa vi lascia in questa veglia indimenticabile. La parola contenuta in esso è la parola di Gesù. Se l’ascolterete nel silenzio, nella preghiera, facendovi aiutare a comprenderla per la vostra vita, allora incontrerete Cristo e lo seguirete". Ecco il primo modo di incontrare Cristo e di lasciarci illuminare da lui e guidare da lui: la liturgia della parola.
Ma poi i due discepoli – come avete sentito – sì..., arde il loro cuore mentre Gesù parla con loro, però non l’hanno ancora riconosciuto; lo riconoscono nello spezzare il pane, nella celebrazione eucaristica. Essi, indubbiamente, avete sentito anche che conversavano di tutto quello che era accaduto; cioè sono due discepoli che non fanno parte del gruppo undici apostoli (Giuda non c’è più), però fanno parte di discepoli fedeli, diciamo, a Cristo, e certamente in quei due giorni e mezzo–tre che son passati dal giovedì sera alla domenica hanno parlato con gli altri apostoli, chiedendosi come era successo tutto quello che era successo... e avranno chiesto agli apostoli: "Ma che cosa è avvenuto giovedì sera, giovedì notte, perché è successo questo...?"; certamente gli apostoli avranno riferito loro anche della istituzione dell’Eucaristia, del gesto particolarmente misterioso che aveva fatto Gesù; ed ecco allora che quando Gesù ripete lo stesso gesto: prende il pane, pronuncia la benedizione, lo spezza, lo dà loro dicendo: "Prendete e mangiate, questo è il mio corpo...", allora si aprono gli occhi e riconoscono Gesù, però non lo vedono più. Non lo vedono più. E allora questo ci dice della presenza particolare di Cristo nell’Eucaristia.
Cristo è presente, noi ne possiamo fare esperienza nell’Eucaristia, però i nostri occhi non lo vedono, perché le specie eucaristiche rimangono quelle e noi non vediamo Gesù ma solo le specie eucaristiche. Si avvera per noi quello che Gesù diceva a Tommaso domenica scorsa: "Beati quelli che pur non avendo visto crederanno". Il Signore ci chiede questo atto di fede. Vedete, la nostra fede è molto importante: l’Eucaristia, Gesù nell’Eucaristia, è come il sole che entra nelle nostre stanze; toglie l’umidità, le muffe; con le sue radiazioni benefiche raggiunge tutti i viventi che sono dentro la casa (dalle piante, agli animali, agli uomini), però noi siamo... con la nostra fede, siamo come le imposte: noi le possiamo tenere chiuse; tenendole chiuse, certamente il sole non porterà nessun vantaggio dentro in casa. Le possiamo aprire appena appena, tenere molto socchiuse; allora entrerà poco. Le possiamo aprire del tutto, spalancarle; allora entrerà molto. Ecco, la nostra fede è quello che permette a Cristo Gesù presente nell’Eucaristia di entrare nella nostra anima e nella nostra vita e renderla santa, portarci alle gioie mistiche.
Mi spiego con un esempio preso dalla vita naturale. Nella vita naturale, per potere campare, crescere, essere robusti, è necessario mangiare e bere (è necessario anche respirare, intendiamoci, sono necessarie altre cose, ma il mangiare e il bere certamente fanno parte della nostra vita naturale). Se uno non mangia e non beve muore presto. Se uno mangia male... supponiamo: un uomo ha la febbre a quaranta, però gli piace tanto lo zampone che si fa portare alcune fette di zampone da mangiare; è la volta che muore davvero, o perlomeno aggrava molto la sua situazione. Se uno è sano e mangia normalmente, però non fa esercizi ginnici, sport, non ha quelle cure da vedere in modo preciso di calibrare le proteine, le vitamine, i grassi, i sali minerali, eccetera..., certamente il cibo gli serve, con un verbo dialettale, per "tirare avanti", per sopravvivere, ma non ne avrà un grandissimo vantaggio. Se uno, invece, dilata la possibilità di introdurre ossigeno nei suoi polmoni, fa esercizi che permettono ai suoi muscoli di essere più snelli, più pronti, più efficaci, diciamo, nella loro attività muscolare, questi sarà più sano, crescerà bene, forse addirittura, in certo senso, ringiovanisce. Se poi ha dei mezzi per cui si può permettere di andare a fare... a girare... sui monti... al mare... a vedere tante cose, è uno che godrà – lo dico in senso naturale, eh? – godrà la vita.
La stessa cosa avviene per quanto riguarda l’Eucaristia nella nostra vita soprannaturale. Gesù ha detto: "Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Chi non mangia la mia carne e non beve il mio sangue non ha la vita eterna". Quindi qui... non si scappa mica molto lontano! Cioè, se uno non si ciba mai dell’Eucaristia non può credere di avere di grandi esperienze mistiche, gradi alti di santità, entrare in paradiso, eccetera; senza l’Eucaristia non si può. Se uno si accosta all’Eucaristia in peccato mortale, cosciente di questo suo peccato mortale, non fa che aggravare la sua situazione. Se uno, invece, ha solo dei peccati veniali, però... è abbastanza affezionato ai suoi peccatucci, ai suoi vizietti, non ha nessuna intenzione di cambiare, allora l’Eucaristia lo farà sopravvivere da cristiano, ma grandi progressi non ne farà perché non c’è la corrispondenza nostra: oltre l’Eucaristia ci dev’essere la corrispondenza nostra; dall’Eucaristia parte la forza prima, ma poi dopo noi dobbiamo rispondere, e dobbiamo andare allora col cuore, con l’animo, con la coscienza completamente distaccati dal peccato; allora conosceremo progressi nella santità, e potremmo arrivare anche a grandi progressi, grandi gioie, grandi intimità con il Signore.
San Filippo Neri, ottantenne quando celebrava, ormai erano abbastanza ridotte le sue attività, però quando celebrava, dopo la comunione si fermava sempre da un’ora e mezza a due ore a ringraziare il Signore, in piedi (fortunato lui che rimaneva in piedi due ore a ottant’anni... e riusciva!); addirittura alle volte lo vedevano anche elevarsi..., quindi andava in estasi proprio, eh? Ma non solo San Filippo Neri a ottant’anni: San Luigi Gonzaga rimaneva cinque ore a ringraziare il Signore dopo che aveva ricevuto la comunione; San Domenico Savio – adesso andiamo ai più piccoli – a tredici–quattordici anni era capace delle volte di stare sette ore a ringraziare Gesù nell’Eucaristia, fermo in ginocchio nel suo banco!
Come abbiamo da vergognarci noi!, che andiamo con tanta indifferenza all’Eucaristia. Se ci andassimo con più fede, e col proposito veramente di lasciarci plasmare da Gesù, conosceremmo le gioie della vita spirituale, la santità, e saremmo capaci di trasmettere la nostra gioia col nostro modo di rapportarci con gli altri, col nostro ottimismo, diciamolo pure con una parola cristiana: con la nostra speranza, saremmo capaci di annunciare che noi abbiamo conosciuto Cristo, come han fatto i due discepoli di Emmaus. Così sia.
Sia lodato Gesù Cristo. »
Domenica 10 aprile 2005 (messa parrocchiale ore 10.30)
« C’è qualche bimbo? ... Sì, qualcuno c’è. Se venite qui poi nei primi banchi quando venite in chiesa, io riesco a parlare meglio con voi.
Allora, la prima lettura da che libro è stata presa? Da che libro della bibbia è stata presa? ... Dalla Genesi? ... Dall’Apocalisse? ... Dalla lettera di San Paolo ai [...]? ...
[un bimbo risponde – n.d.r.] Dagli "Atti degli apostoli".
[riprende il Don – n.d.r.] Dagli "Atti degli apostoli" – eh? – dagli "Atti degli apostoli". Abbiam detto che nel periodo pasquale (adesso siamo nel periodo pasquale che va dalla Pasqua alla Pentecoste) non si legge un brano dei libri del vecchio testamento ma un brano del libro "Atti degli apostoli", che parlano della chiesa nascente, delle prime comunità cristiane fondate dagli apostoli. Il brano che noi abbiamo letto si riferisce al discorso, al primo discorso che Pietro ha fatto il giorno della Pentecoste. Sapete che dopo la Pentecoste gli apostoli si sono sentiti coraggiosi – prima erano tutti timorosi – invece han sentito il coraggio di andar fuori e di annunciare Cristo, di annunciare Gesù.
Che cosa dice nel brano che noi abbiamo letto? Che cosa dice di Gesù, Pietro? Dice tre cose.
Allora, primo: "Gesù di Nazaret uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni, che Dio stesso operò fra di voi per opera sua, come voi ben sapete". Allora, prima cosa, cosa dice? Parla...
[un bimbo risponde – n.d.r.] Di Gesù.
[riprende il Don] E che cosa, di Gesù? La nascita di Gesù a Betlemme? No. La sua giovinezza? Quando giocava al pallone? No. Il suo messaggio? La sua predicazione? Neanche. Parla dei suoi miracoli, dei miracoli che ha fatto.
Perché parla dei miracoli e non parla dell’annuncio della buona novella? Insomma, i discorsi di Gesù, gli insegnamenti di Gesù sono una cosa che dopo ha cambiato il mondo! Era importante! Però voi capite che se Gesù avesse semplicemente detto: "Io sono il Figlio di Dio; il Padre mi ha mandato perché vuole comunicare la sua vita divina ed eterna a tutti voi uomini..." e poi non avesse provato questo con dei miracoli, noi l’avremmo ritenuto un megalomane – noi... quelli di allora, noi non lo conosceremmo neanche Gesù, adesso – l’avrebbero ritenuto un megalomane, un pazzo, e finito; sono i miracoli quelli che danno prova che egli è veramente quello che diceva e aveva ragione a insegnare quello che insegnava.
Una volta, discutendo coi dottori della legge, del tempio, dice loro: "Se non credete e me, credete almeno alle mie opere. Queste rendono testimonianza che io sono nel Padre e il Padre è in me, e che io e il Padre siamo una cosa sola", che lui e Dio sono una cosa sola. Sentite cosa dice quando parla nella conversazione che fa nell’ultima cena..., coi suoi apostoli, a un certo punto dice queste cose, ascoltate: "Se non fossi venuto e non avessi parlato loro, non avrebbero alcun peccato; ma ora non hanno scusa per il loro peccato. Chi odia me, odia anche il Padre mio. Se non avessi fatto in mezzo a loro opere che nessun altro mai ha fatto, non avrebbero alcun peccato; ora invece hanno visto e hanno odiato me e il Padre mio. Questo perché si adempisse la parola scritta nella loro legge: Mi hanno odiato senza ragione". Dice: se io non avessi parlato, e se oltre aver parlato non avessi fatto delle opere che nessun altro ha fatto, non avrebbero peccato; ma dato che le ho fatte, ora il loro peccato rimane, e quindi mi odiano senza motivo, non hanno di invidiarmi, di essere miei avversari, di odiarmi e di volermi a morte (come faranno).
La seconda cosa, infatti, di cui parla... allora, la prima abbiam detto che sono i...
[un bimbo risponde – n.d.r.] ...
[riprende il Don – n.d.r.] No... gli "Atti degli apostoli" è il libro; la prima cosa che dice di Gesù, San Pietro, cos’è?
[un bimbo risponde – n.d.r.] I miracoli.
[riprende il Don – n.d.r.] I miracoli – eh? – i miracoli: i suoi segni straordinari. La seconda cosa è... state a sentire (adesso ve la leggo, voi mi dite che cos’è): "Dopo che, secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio, fu consegnato a voi, voi l’avete inchiodato sulla croce per mano di empi e l’avete ucciso". Allora, la seconda cosa che dice di Gesù cos’è? ... Che hanno preparato per lui un bel piatto di cappelletti...? Beh, avete le orecchie per ascoltare o no? [ride – n.d.r.] Cosa ha detto? Parla del tradimento di Gesù, della consegna di Gesù ai pagani – gli empi , no?, infatti l’han consegnato a Ponzio Pilato – e la sua crocifissione ("L’avete inchiodato sulla croce ... l’avete ucciso"). Quindi parla della sua passione e morte. San Pietro, dopo aver parlato dei miracoli di Gesù, parla della sua passione e morte.
Perché, è importante la sua passione e morte? ... Sì, perché?
[un bimbo risponde – n.d.r.] ...
[riprende il Don – n.d.r.] Ha tolto il peccato (bravo, Sebastiano), cioè, dall’inizio della vita pubblica alla fine noi sappiamo tutto. L’inizio comincia, della sua vita pubblica, con il battesimo di Giovanni, e Giovanni cosa dice di lui: "Ecco l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo"; e quando finisce la sua vita pubblica, appena prima della sua passione e morte, del tradimento di Giuda, la notte ultima che egli passa coi suoi apostoli, cosa fa? Istituisce l’Eucaristia e dice: "Prendete e mangiate, questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi; prendete... bevetene tutti, questo è il calice del mio sangue sparso per voi e per tutti in remissione dei peccati". E aveva già detto che lui era venuto per servire, non per essere servito, e per dare la sua vita in riscatto per la moltitudine (la moltitudine degli uomini). Cioè, egli era venuto per questo.
Ecco perché Pietro parla anche della sua passione e morte: perché la sua passione e morte sono state importantissime per la nostra redenzione, per la nostra salvezza.
Voi sentite lì in fondo? Quello che dico lo sentite? No, perché nessuno risponde... Sì, lo sentite? Bene. Perché io parlo ... alla nuora perché capisca anche la suocera, eh? Bene.
Terza cosa che dice San Pietro di Gesù: "Dio lo ha risuscitato, sciogliendolo dalle angosce della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere", e qui, sulla resurrezione di Gesù, il discorso di San Pietro si dilunga perché richiama una profezia che c’era nel salmo quindici, e Davide, componendo quel salmo, dice a un certo punto: "Non abbandonerai l’anima mia negli inferi, né permetterai che il tuo santo veda la corruzione". Ma San Pietro fa notare che, nonostante che abbia detto questo, Davide è morto, è sepolto (il suo sepolcro era lì a Gerusalemme, vicino a Gerusalemme, mi sembra nella valle del cedro), e quindi non lo diceva di sé stesso, ma, essendo anche profeta, Davide, e sapendo che un suo discendente sarebbe stato il Messia, aveva annunciato quello che sarebbe successo al Messia; infatti dice, a un certo punto: "Questi" – Gesù – "non fu abbandonato negli inferi, né la sua carne vide la corruzione. Questo Gesù Dio l’ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni".
Allora, terza cosa che dice è la resurrezione. Perché la resurrezione? E’ importante la resurrezione, secondo voi, bimbi?
[un bimbo risponde – n.d.r.] Sì.
[riprende il Don – n.d.r.] Sì, però dovete dirmi il perché è importante, eh? ... Mmm?
[un adulto risponde – n.d.r.] ...
[riprende il Don – n.d.r.] Bene, ha risposto il "Direttore" [Umberto Borghi – n.d.r.] dei bimbi, eh? Bene. Cioè, la resurrezione è importante per due ragioni.
Primo. Perché è la prova suprema che egli dà della verità, di quello che aveva insegnato. E’ successo una volta – ad esempio – che egli aveva cacciato dei demoni da degli indemoniati (posseduti dal demonio); allora qualcuno, dei dottori della legge, sapete, i farisei... che loro la sapevano sempre più lunga di tutti, dicevano così: "E’ nel nome di Belzebul, il principe del demoni, che egli caccia i demoni"; Gesù è rattristato di questa interpretazione e fa un ragionamento che non fa una grinza. Dice: "Ogni regno diviso in sé stesso non può sussistere", quindi, se il demonio è contro il demonio, il regno del demonio vuol dire che sta per finire; "ma se io caccio i demoni nel nome di Dio, allora vuol dire che il regno di Dio è arrivato". Rispondi, mo’, tu, vero? Cioè, fa un ragionamento disgiuntivo, per cui sia vera una cosa, sia vera l’altro, vuol dire che il regno del male sta per finire ed è arrivato il regno di Dio. No? Eh?
Allora, c’è qualcuno della folla che salta su e dice: "Mostraci un segno dall’alto, dal cielo". Perché, sapete, risuscitare Lazzaro... guarire i lebbrosi... moltiplicare il pane... erano "cosette da niente"... e allora vogliono un segno dall’alto, dal cielo, perché Dio è in cielo, quindi un segno dall’alto che dimostri veramente che è vero quello che lui dice.
Cosa risponde Gesù? "Questa generazione malvagia e adultera" – adultera cioè infedele – "chiede un segno, e non le sarà dato altro segno che il segno di Giona. Come infatti Giona è stato tre giorni e tre notti nel ventre del pesce e poi è rinato sulla spiaggia, altrettanto il Figlio dell’uomo sarà tre giorni e tre notti nel ventre della terra e poi risusciterà". Cioè il segno che ha dato Gesù in quell’occasione era la sua risurrezione. Chiede un segno? Sì, il segno le sarà dato: ma il segno di Giona; quindi la sua resurrezione dimostra che era vero tutto quello che egli aveva insegnato a loro.
Ma c’è un’altra ragione per cui è importante la resurrezione: Gesù aveva insegnato a noi che eravamo destinati – eravamo amati da Dio – e destinati a una comunione di vita eterna con lui; una cosa... una cosa esagerata, una cosa che sembrava fantastica, impossibile, irreale, assolutamente! Risuscitando, egli risuscita con un corpo diverso da quello che aveva prima; era lui ma aveva un corpo diverso.
Avete sentito anche nel vangelo che i due discepoli di Emmaus – erano discepoli di Gesù, lo conoscevano bene – han fatto undici chilometri con lui e non l’avevano riconosciuto; l’hanno riconosciuto dopo quando ha celebrato l’Eucaristia, in casa, ma prima non l’hanno riconosciuto; era diverso, un po’. Ha dimostrato, con la resurrezione, che era vero che la fantasia di Dio e l’onnipotenza di Dio è capace di creare forme di vita diverse da quelle che conosciamo noi oggi, e che avrebbe dato a noi una vita eterna, del corpo [...]. La sua resurrezione è garanzia della nostra resurrezione. Molto importante. D’accordo?
Guardiamo che ora abbiamo fatto. Io volevo aggiungere un’altra cosa... mmm... Faccio un’obiezione ai bimbi. Bibmetti, bimbotti, state attenti – eh – che dopo vi chiedo.
San Pietro dice: "Gesù di Nazaret uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni, che Dio stesso operò fra di voi per opera sua"; poi dopo dice ancora: "dopo che, secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio, fu consegnato a voi, voi l’avete inchiodato sulla croce per mano di empi e l’avete ucciso. Ma Dio lo ha risuscitato". Allora: ha fatto tutto Dio!? Dio ha operato i miracoli, per mezzo di Gesù, Dio voleva che fosse crocifisso, Dio lo ha risuscitato. Ha fatto tutto Dio!? Attenti alla domanda birichina che vi faccio. Che da Dio dipendano i miracoli... beh, senz’altro; la resurrezione senz’altro è opera di Dio; ma la crocifissione è opera di Dio? Eh?
[un bimbo risponde – n.d.r.] ...
[riprende il Don – n.d.r.] Sì, ma la scelta Gesù. Bravissimo! Abbiamo un Sebastiano che lo faremo dottore della chiesa! ... Eh? L’ha scelta Gesù.
Gesù, sentite cosa dice a un certo punto in un suo discorso: "Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, perché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo comando ho ricevuto dal Padre mio". Ecco in che senso Dio ha voluto questo. Cioè, Dio – vi faccio notare quello che dice, eh?, secondo la sua "prescienza" e il "prestabilito disegno" di Dio – Dio è infinitamente sapiente e conosce che quando manderà il suo Figlio, sa che quando manderà il suo Figlio nel mondo, questi sarà ripudiato dagli uomini, e in modo particolare proprio da quei capi religiosi di quel popolo che egli aveva eletto; quindi la cosa più brutta che poteva capitare. Dio sapeva questo, e allora che cosa ha fatto? Nella sua onnipotenza ha rivolto in bene quello che era male: il grande peccato fatto dagli Ebrei nell’odiare, invidiare e volere uccidere Gesù diventa un mezzo di redenzione del peccato dell’uomo. E allora Dio vuole questo.
Ecco perché quando, ad esempio, San Pietro, nel giardino del Getsèmani dove Gesù è appena stato tradito e catturato, San Pietro tira fuori la spada e taglia un orecchio al servo del sommo sacerdote (Malco), Gesù cosa gli dice? "Rimetti la spada nel fodero, perché se no come potrebbero avverarsi le parole del Padre mio?". Cioè, lui deve fare quello che è stabilito, e accetta di fare quello che è stabilito; accetta liberamente e proprio per questo ci ha redenti, perché se fosse andato contro voglia alla crocifissione non ci avrebbe redenti, invece lo fa liberamente; ma Dio approfitta della malizia degli uomini per redimerci.
Questo ci deve dare coraggio, eh? Noi ci troviamo nella vita e... facciamo dei peccati (peccatini, peccatucci, peccatacci...); noi ci troviamo che delle volte siamo avviliti perché le cose vanno male, specialmente dal lato proprio spirituale e sociale; noi dobbiamo – come diceva il papa che è morto da poco – "non avere paura, non avere paura"; noi dobbiamo avere il coraggio – che ha avuto lui: coraggio indomito, coraggio da leone, è vero, Giovanni Paolo II°, eh? – noi dobbiamo sempre avere fiducia nella misericordia di Dio, perché il nostro peccato e la misericordia di Dio hanno creato la redenzione.
Sia lodato Gesù Cristo. »
Domenica 10 aprile 2005 (messa alla “casa protetta”, ore 16.30)
« ... Leggevo su "Avvenire", a riguardo del papa che è appena morto, quando ha parlato ai giovani ha sempre infuso a loro coraggio, ha sempre detto "non abbiate paura" e qui sono ricordate sette paure da cui debbono essere liberati: "Non abbiate paura...
- di essere giovani;
- della verità;
- di annunciare il vangelo;
- di essere santi;
- di rispondere alla vostra vocazione;
- del futuro;
- della sofferenza e della morte".
Direi che l’unica paura che noi, qui, a parte qualche bimbetto, qualche persona giovane, ma dall’Alle in su che oggi compie gli anni, direi che l’unica paura che non abbiamo è quella di essere giovani; questa è una paura che noi non abbiamo più, eh? Le altre paure le possiamo avere tutti, eh?
[una anziana, con voce tramolante - n.d.r.] Labbiam superata.
[il Don, rivolgendosi allanziana - n.d.r.] La paura di essere giovani non labbiamo più, vero Isolda?
Però io vi ho fatto dare questo... questo santino perché lo leggiamo insieme, in modo da essere liberati... dopo che abbiam letto la parola di Dio, e che magari ci è stata spiegata dal prete, è bene che anche, uscendo dalla messa, gli altri che ci incontrano siano capaci di infondere coraggio e consolazione a noi. Allora lo leggiamo, almeno io lo leggo, chi riesce a leggerlo insieme a me lo faccia.
[in coro, gli anziani e i fedeli presenti leggono il retro de "il cantico di un anziano" – n.d.r.]
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[al termine della lettura, unanziana – n.d.r] Ah, che bello...!
[il Don - n.d.r.] Lo tenete magari, eh? [prosegue con la predica - n.d.r.]
[...]
Sia lodato Gesù Cristo. »
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