| Indice |
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| 16.1.2005 |
| Preghiere dei fedeli |
| Tutte le pagine |
Domenica 16 gennaio 2005
| II domenica del tempo ordinario (A) – II |
| S. Marcello |
| Letture: |
| Is 49,3.5-6 |
| Salmo 39: «Ecco, io vengo, Signore, per fare la tua volontà.» |
| 1 Cor 1,1-3 |
| Gv 1,29-34 |
Domenica 16 gennaio 2005 (messa parrocchiale ore 10.30)
« È difficile trovare nel vecchio testamento un libro in cui non si parla di una qualche vocazione, di una qualche chiamata di Dio verso qualche persona o verso qualche creatura. Subito il libro della Genesi dice che Dio ha chiamato all’esistenza le cose che non erano e ha dato la vita all’uomo; il profeta Barùc, con un’espressione poetica, dice che Dio chiama anche le stelle a una a una, ed esse rispondono "eccoci", e brillano di gioia davanti al loro Creatore; più tardi il Signore chiama Abramo perché diventi il padre di un popolo per Lui prediletto; quando questo popolo cadrà schiavo in Egitto chiama Mosè a liberare il suo popolo; più tardi chiama Samuele perché sia il sommo sacerdote e il giudice di tutte le tribù d’Israele; poi chiamerà Davide perché sia il re del regno di Israele; poi chiama i profeti. A tutti dà un compito particolare. La cosa ci vuole insegnare che non c’è nessuno e nulla, davanti a Dio, che non abbia un compito particolare da svolgere nella sua esistenza.
Anche di Cristo Gesù è così, naturalmente. Il brano del servo di Jahvè, che noi abbi abbiamo letto come prima lettura quest’oggi, mette in bocca al servo di Jahvè, cioè a Cristo Gesù (perché, come abbiamo visto, fin dai primissimi tempi cristiani, nel tempo degli apostoli, i carmi del servo di Jahvè sono visti come espressione della missione e dell’opera di Gesù, del Messia, nel mondo), ebbene il brano che noi abbiamo letto mette nella bocca di Gesù queste parole: "il Signore che mi ha plasmato suo servo dal seno materno per ricondurre a lui Giacobbe e a lui riunire Israele"; poi più tardi gli dice: "E` troppo poco che tu sia mio servo per restaurare le tribù di Giacobbe e ricondurre i superstiti di Israele. Io ti renderò luce delle nazioni perché porti la mia salvezza fino all’estremità della terra".
E` duplice quindi la missione che è affidata a Cristo Signore: primo, quello di riunire le tribù d’Israele, e poi di essere luce di salvezza per tutti gli uomini. Così ha fatto Gesù. Gesù, in occasione della guarigione della figlia della donna siro–fenicia, dice proprio queste parole: "Io sono stato mandato per riunire le pecore perdute del gregge di Israele". Limita la sua vocazione, diciamo così, individuale alla restaurazione di Israele. Essendo fallita questa sua missione – umanamente parlando – perché Israele stesso rifiuta Lui come Messia, e quello che è più grave, sono stati i capi religiosi che l’hanno condannato a morte, Dio lo ha risuscitato da morte; e dopo la resurrezione, Gesù affida agli apostoli e ai suoi discepoli la missione di portare la luce del vangelo in tutte le genti della terra, in tutte le parti del mondo. "Andate," – dice agli apostoli – "predicate in vangelo ad ogni creatura, battezzando nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Andate da tutte le genti e rendetele mie discepole. Ecco io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo".
Quindi la missione di radunare Israele l’ha riservata a sé stesso, poi ha compiuto l’altra missione, di raggiungere tutti gli uomini della terra, di tutti i tempi, di tutti i luoghi, attraverso la sua chiesa. Ha affidato questo compito anzitutto agli apostoli. Anche la seconda lettura di oggi dice… comincia proprio così: "Paolo, chiamato ad essere apostolo di Gesù Cristo per volontà di Dio".
E a noi è stata affidare pure una missione? E’ stato affidato un compito? Abbiamo una vocazione particolare anche noi? Sì. Sempre nella seconda lettura noi troviamo questo: "Chiamati" – San Paolo dice ai Corinzi, e adesso, quest’oggi, lo dice anche a noi di Mandriolo – "Chiamati ad essere santi insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo". Noi siamo chiamati ad essere santi, cioè ad indirizzare la nostra vita a Dio, come scopo della vita, tutto il resto vedendolo semplicemente come strumento e come mezzo.
Noi celebriamo in parrocchia la festa di un santo, anzi di un grande santo: Sant’Antonio abate. Come ha sentito Sant’Antonio abate la sua chiamata? Ascoltando la parola di Dio. Andando alla santa messa, un giorno, sentì la proclamazione del vangelo. Era Gesù che diceva al giovane ricco: "Va’, vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri, poi vieni e seguimi". Sant’Antonio – che già da un po’ di tempo meditava nella sua coscienza: come avevano fatto gli apostoli a lasciare la casa, il loro paese, la loro famiglia il loro mestiere, seguire Gesù, per andare poi a predicare il vangelo, che ha procurato a loro solo delle noie, delle persecuzioni, e la morte… come han fatto ad essere così forti? – ha ritenuto come dette a sé stesso quelle parole che ha sentito in chiesa, ed essendo padrone di trecento campi lungo il Nilo, quindi nella valle fertilissima del Nilo, li ha venduti tutti (era orfano); ha venduto tutto e ha tenuto solo una piccola parte per sé stesso e per la sorellina piccola, il resto l’ha dato ai poveri.
Un altro giorno, sempre partecipando alla Santa Messa quotidiana, sente il Signore che dice: "Non preoccupatevi per il domani, ad ogni giorno basta il suo affanno. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, tutto il resto vi sarà gettato dietro". Ha ritenuto ancora una volta come detta a sé stesso, applicata a sé quella parola di Dio, e allora ha dato via anche quel poco che aveva tenuto; ha affidato la sorella a un collegio, a un istituto di donne pie (noi diremmo oggi di suore), e poi si è ritirato a vita monastica; ha dedicato sé stesso al digiuno, alla penitenza, alla preghiera; nello stesso tempo non dimenticando gli altri, per cui era buon direttore spirituale di tante anime che si rivolgevano a lui; è sceso in Alessandria d’Egitto a confutare gli eretici o a fortificare i martiri… Non è che, insomma, consacrarsi a Dio l’abbia distolto dagli impegni verso il prossimo; piuttosto ha rinunciato a tutto quello che poteva essere di peso per lui.
E noi siamo chiamati alla santità. Essere chiamati alla santità vuol dire, appunto, ascoltare anzitutto la parola di Dio. Voi avete notato che lo stesso Giovanni Battista, che pure era cugino del Signore – non lo conosceva bene, lo afferma due volte nel vangelo di oggi: "Io non lo conoscevo". Non sapeva forse chi era il Figlio di Dio venuto sulla terra; non sapeva… non capiva a modo che tipo di missione o di messianesimo volesse realizzare, e quindi dice: "Io non lo conoscevo". Io credo che la prima cosa che uno deve fare, se vuole arrivare alla sublime conoscenza di Gesù Cristo, è riconoscersi ignorante, cioè inesperto, confessare la propria ignoranza e non aver paura a leggere, meditare – per poi praticare – la parola di Dio ogni giorno, come il pane quotidiano. E applicando a noi la parola di Dio noi scopriremo quello che Dio vuole da noi.
Io faccio un esempio, un esempio che non ha niente a che fare con la vita di Sant’Antonio ma riguarda noi e il nostro tempo attuale in cui noi dobbiamo avere il coraggio di mettere in pratica la parola di Dio e la volontà di Dio.
In questi giorni, nei giorni della settimana appena passata, la corte costituzionale ha ammesso quattro referendum contro la legge della procreazione assistita, la procreazione… diciamo la fecondazione artificiale. Ne ha condannato uno, quello che voleva che non passasse tutta la legge, però se quegli altri quattro referendum passano, hanno il "sì" della maggioranza del popolo italiano, le conseguenze saranno gravissime sotto l’aspetto morale. Avete notato – dico tra parentesi – avete notato che da alcuni anni le grandi questioni, anche politiche e sociali, riguardano proprio la manipolazione genetica, la bioetica, riguardano questi problemi qui? Allora bisogna li affrontiamo. Bisogna che li affrontiamo, che siamo sinceri nel dire le nostre idee, coraggiosi nel professarle anche pubblicamente e nel far di tutto ché queste idee prevalgano. Se dovessero essere approvati questi quattro referendum, io vi dico alcune cose che potrebbero succedere.
Primo. L’accesso a queste pratiche da parte di tutti, non solo delle coppie sposate o anche non sposate ma conviventi – diciamo così – stabilmente, ma di tutti; e quindi anche dei singoli, e quindi anche degli omosessuali, e quindi di una nonna che presta il suo utero alla figlia… sarebbe un caos notevole.
Seconda conseguenza. Non si vuole, da parte di un certo referendum, di uno dei quattro referendum, che sia stabilita la personalità del concepito, che abbia cioè dei diritti (il concepito), perché questo – dicono – è in contrasto con la legge dell’aborto. E hanno ragione: le due cose, infatti, fanno ai pugni. Quindi anche se quelli che hanno presentato questa legge (della assistenza nella procreazione) han detto che non toccano la legge sull’aborto, la legge centonovantaquattro del settantotto non viene toccata, però o poi le due cose fanno ai pugni e quindi dovranno essere modificate. Io dico solo che se anche fa ai pugni con la legge dell’aborto, tanto che dovessero togliere la legge dell’aborto, sarei ben felice, non sarei infelice per questo. Sarei molto contento.
La legge dell’aborto, comunque, è una legge proclamata, voluta dal parlamento italiano, non fa parte della costituzione, e come tutte le leggi possono essere eliminate o modificate, in meglio o in peggio, quindi la cosa non ci riguarda. Oggi come oggi quelli che han presentato la legge sulla fecondazione artificiale han detto che vogliono lasciar stare la legge sull’aborto che continuerà ad agire come ha agito finora. Però se si stabilisce che il concepito non ha alcun diritto una conseguenza è proprio questa: che allora, se presenta della malformazioni o delle malattie in potenza, può essere eliminato, perché non è una persona quindi può essere eliminato. E avviene così, è ammesso così, l’aborto eugenetico.
Un’altra conseguenza è che in questo modo l’embrione diventa semplicemente materiale biologico a cui si può accedere. Per sanare altri, magari; per inventare… per scoprire rimedi a certe malattie; però in questo modo degli uomini – perché son già uomini: è pacifico che un embrione umano, ad esempio, non diventerà mai un cavolo, diventerà certamente un uomo – allora, degli uomini sono sfruttati per… i progressi della scienza, della medicina, per guarire qualcuno, eccetera. Vengono strumentalizzati. Al limite – anche se oggi quelli che han presentato i referendum lo negano – potrebbero domani arrivare alla clonazione dell’uomo, perché se è materiale biologico lo si può sempre usare, insomma, in qualche modo. E se non è oggi sarà fra un anno, fra cinque anni, ma arriveranno certamente anche a quello. Se viene ammesso questo referendum.
Infine – tanto per concludere; ci sarebbero da dire… – vi ricordo che è chiesta anche l’eterologa, cioè la possibilità che uno dei gameti venga offerto da un donatore esterno, diciamo così, alla coppia. Ora la cosa, se ammessa, deve portare anche una variazione nella legge: che il bimbo abbia il diritto di sapere chi è il suo padre biologico, se non altro perché domani potrebbe averne bisogno in caso di malattia; e poi – questa è una probabilità più lontana, però non impossibile – se un donatore fa più volte la donazione del suo gamete potrebbe succedere che un "lui" e un "lei" sono fratello e sorella, e arrivano a sposarsi, con l’incesto: una cosa obbrobriosa che dalla notte dei tempi non è mai stata ammessa da nessuna civiltà umana, da nessuna legge umana (che un fratello possa sposare una sorella).
Aggiungo solo questo. Stiamo attenti perché c’è una tentazione subdola, sibillina… Voi, cioè, potreste dirmi: "Don Giancarlo, ma noi siamo tutti d’accordo con te, con quello che hai detto. Però, siamo in regime di libertà: lasciamo la libertà agli altri di esprimere la loro idea e di fare quello che credono". E’ un’obiezione, come dicevo, subdola.
Primo. Perché noi dobbiamo – come cristiani soprattutto, direi come uomini, se siamo uomini coscienti – dobbiamo sempre difendere il più debole, non il più forte. E il più debole, in questo caso, è l’embrione, che non può neppure parlare, non può dir niente, anzi non capisce ancora niente. Quindi noi dobbiamo difendere la vita, i diritti, la personalità del più debole.
Ma poi c’è anche un’altra ragione. Non illudiamoci, non lasciamoci… così… abbagliare, non mettiamo in discussione la nostra coscienza perché gli altri ci dicono: "Siete dei retrogradi, dei medievali, non siete moderni; guardiamo ai grandi popoli del centro–nord dell’Europa, più civili di noi…". Ecco: togliamoci dalla testa che i popoli del centro–nord siano più civili di noi. Siamo abbastanza barbari anche noi, ma quelli ancora di più: la Francia ha ammesso che due genitori, anche a un bambino nato, già nato (mica ancora nel grembo materno), nei primi giorni di vita, se presenta della malformazioni o delle malattie che non sono guaribili, secondo i dati della scienza attuale, possono anche eliminarlo; in alcuni paesi – ad esempio l’Olanda – è stata ammessa l’eutanasia. Non crediate mica che quei popoli lì siano civili, eh?! – Saranno ricchi ma sono barbari! Sono tornati indietro, non sono andati avanti!
Non mettiamoci nella testa che tutto quello che viene dopo è sempre meglio di quello che c’era prima! E neanche è vero che tutto quello che c’era prima sia meglio di quello che c’è dopo: bisogna che valutiamo le cose. E bisogna anche che abbiamo il coraggio di prendere posizione (io credo che in questo caso la migliore posizione sarebbe quella di non andare a votare, perché vuol dire che la legge ci sta bene così, però quello… adesso ne discuteremo e non è questa la sede, e guarderemo su cosa fare).
Certo noi dobbiamo avere il coraggio delle nostre idee. Noi dobbiamo non lasciare che la politica sia in mano ai più furbi, cioè ai più disonesti; perché in quel modo lì ci livelleremo, pian piano, al minimo denominatore comune, lasceremo sempre fare agli altri. I Santi sono quelli che hanno dato la vita per Cristo, col martirio, o che hanno avuto il coraggio di vendere tutto per amore di Cristo. Così ci vuole il Signore: santi così. Così sia.
Sia lodato Gesù Cristo. »
« Obbedienti alla parola di Gesù, che ci invita a essere perfetti come il Padre celeste, preghiamo Dio perché, per intercessione di S. Antonio, accolga le suppliche che ora gli rivolgiamo.
Preghiamo insieme e diciamo: Sant’Antonio, prega per noi.
- S. Antonio è il Padre del monachesimo; ha abbandonato tutto per ritirarsi nel deserto. Perché insegni anche a noi a mettere sempre Dio al di sopra di tutto, unico vero scopo della vita. Preghiamo.
- Perché, sull’esempio di S. Antonio, tutti noi comprendiamo il valore insostituibile della preghiera, come segno del nostro amore appassionato a Cristo, e come mezzo di unione intima con Dio. Preghiamo.
- S. Antonio, chiamato "Fondatore dell’ascetismo", ha macerato la propria carne col digiuno e con dure penitenze. Perché genitori e figli comprendano quale grande valore hanno la rinuncia e la mortificazione per allenare la volontà al bene. Preghiamo.
- S. Antonio ha lasciato il silenzio del deserto per consigliare i penitenti e le anime che andavano a lui, per confortare i martiri nella lotta, per confutare gli eretici. Perché ci faccia capire che l’amore di Dio non va mai disgiunto dall’amore del prossimo, e che la preghiera e il culto non sono per noi alienazione e fuga dai doveri terreni, ma mezzo per avere una maggiore capacità e disponibilità ad amare e servire gli altri. Preghiamo.
- Perché S. Antonio, da buon Direttore Spirituale, illumini dal cielo la Chiesa tutta e ciascuno di noi a fare quelle scelte pratiche che servono al nostro progresso spirituale e alla diffusione del Regno di Dio. Preghiamo.
- S. Antonio fu il braccio destro di S. Atanasio nel confutare l’eresia di Ario. Perché la sua intercessione ottenga ora ai Vescovi, teologi, sacerdoti, catechisti di mantenere integra la luce della fede cristiana in mezzo agli errori moderni, senza contaminarla con la mentalità del mondo. Preghiamo.
- Durante la persecuzione di Diocleziano, S. Antonio confortò i martiri e desiderò egli stesso il martirio. Perché ottenga a chi soffre la serenità della speranza cristiana, e a tutti noi il coraggio di professare dovunque le nostre idee. Preghiamo.
- S. Antonio visse la maggior parte della vita a contatto con la natura allo stato brado, in un rispettoso rapporto con gli animali; forse fu questo il primo motivo per cui il Santo fu venerato come Protettore degli animali. Perché S. Antonio benedica i nostri agricoltori, il loro lavoro, le loro fatiche, e tenga lontana ogni malattia e calamità dalle loro case e dai loro capitali. Preghiamo.
- S. Antonio, ricchissimo, ha rinunciato, per Dio, a tutto ciò che possedeva. Perché, spronati dal suo esempio, non facciamo della ricchezza lo scopo della vita; perché non cerchiamo avidamente guadagni sempre maggiori; ma vediamo nel denaro solo lo strumento della nostra sussistenza e l’occasione per aiutare gli altri. Preghiamo.
O Dio, che hai ispirato a S. Antonio abate di ritirarsi nel deserto, per servirti in un modello sublime di vita cristiana, concedi anche a noi per sua intercessione di superare i nostri egoismi per amare te sopra ogni cosa. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.
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