Domenica 19 maggio 1985
« “Città del Vaticano. Don Giancarlo Nasi, Mandriolo di Correggio. Ai novelli sposi Valentino Casarini et Alessandra Giuberti, nel giorno radioso delle loro nozze, Sommo Pontefice rivolge paterni voti di lunga, prospera et felice vita coniugale, sostenuta generoso esercizio virtù cristiane. Mentre impegno continui favori assistenza divina, imparte implorata benedizione apostolica estensibile familiari et convenuti sacro rito. Cardinale Casaroli.
Non è mica finita...
Benedico di cuore i novelli sposi Casarini Valentino e Giuberti Alessandra ed auguro alla nuova famiglia labbondanza dellamore del Signore, per testimoniare la fedeltà e la dolcezza di Dio e continuare il servizio alla comunità parrocchiale. Gilberto Baroni. (e poi cè qualcuno che dubita che i vescovi siano ispirati dallo Spirito Santo. Non glielho mica suggerito io, eh? quello che doveva scrivere, però avete sentito lultima frase? ... e continuare il servizio nella comunità parrocchiale).
Mi sembra che meglio di così non poteva cominciare e mi sembra quasi che ci sia un po tutta la Chiesa qui: abbiamo il papa, il vescovo, ci sono questi due meravigliosi sposi, cè una comunità parrocchiale che, si sente, vive molto questo momento, abbiamo Padre Remo che è uno dei pezzi più grossi dello staff dirigente del suo istituto missionario, eh?, quindi, veramente, abbiamo la chiesa presente, eh? ...
Voi, Valentino e Alessandra, avete desiderato sposarvi, avete scelto questa solennità, che è la solennità dellAscensione del Signore. Di questa festa io vorrei mettere in risalto i due aspetti: Cristo ascende in alto, ascende a Dio, e, nello stesso tempo, lascia la terra, almeno con la sua presenza visibile.
Anzitutto ascende in alto.
Veramente quello che celebriamo nella festa di oggi è lepilogo di tutta una storia damore. Una storia che, come tutte le storie di amore, era cominciata quando Dio ha creduto di trovare nelluomo il suo partner e ha cominciato a rivelarsi alluomo. Non ci si rivela infatti a chicchessia, non si apre il proprio animo alla prima persona che si incontra lungo la strada. Aprire il proprio animo, rivelare sé stesso, vuol dire... che cè già una certa fiducia, una certa sintonia, una certa simpatia, forse intimità, o forse si vuole creare questa intimità.
Quindi questa storia di amore era cominciata già allora; ma si è realizzata, o meglio, ha avuto il primo sguardo di realizzazione quando il Figlio di Dio si è incarnato. Quando il Figlio di Dio si è incarnato nel grembo di Maria, nel giorno dellannunciazione – e la nostra Chiesa, cioè la nostra comunità parrocchiale, è proprio dedicata a Maria Santissima Annunziata – in quel giorno, la divinità ha preso ciò che era proprio dellumanità.
Veramente, debbo dire che è sempre... – anche se sembra estraneo al matrimonio che stiamo celebrando – è sempre con animo dolente che io rifletto allo squallore di Betlemme e alla ingiusta condanna dellUomo–Dio a Gerusalemme; una condanna dettata dalla gelosia, intrisa dodio, realizzata con crudeltà. Avevamo unoccasione buona noi uomini, veramente unica: Iddio che era sceso in forma umana tra di noi, e noi non labbiamo accolto con dei battimani, con delle feste, con delle acclamazioni, come fanno adesso tante volte gli uomini allumile vicario di Cristo quando gira nel mondo. Lui labbiamo condannato.
Ma forse è stato lui stesso che ha scelto questa parte, questaspetto della umanità, perché ha riconosciuto che ne era una ricchezza. Luomo solo, infatti, possiede questa ricchezza: poter soffrire per le persone che si amano. Dio non può fare questo. Neppure Dio – che è Dio – può fare questo, solo luomo è capace di questo; e Dio si è fatto uomo per potere soffrire per noi, per dimostrarci, attraverso la sofferenza, la realtà, la verità del suo amore per noi.
Ma anche preso quello che cera di meglio nella natura umana, infatti ha scelto Maria Santissima. Unumile fanciulla, semplice e pura, riservata, capace di dedizione; non cè niente di più bello al mondo di una donna che sia pura e riservata, capace di questa continua, quotidiana, silenziosa, consumazione della propria vita per gli altri. E tra tutte le donne, checché ne dicano i dissacratori blasfemi di tutti i tempi, Maria Santissima eccelle come unica.
Ecco che cosa ha preso Dio dallumanità: la sua capacità di soffrire, mi sembra, soprattutto, e Maria Santissima. E dalla carne e dal sangue di lei, infatti, che ha preso corpo Gesù Cristo.
Ma oggi noi celebriamo laltro aspetto del matrimonio tra la divinità e lumanità: luomo che diventa a Dio; luomo che è elevato alla altezza di Dio.
La prima e lultima orazione della messa di oggi dicono così: Nel tuo Figlio asceso al cielo, la nostra umanità è innalzata accanto a te; e nellultima: O Dio onnipotente e misericordioso, che alla tua Chiesa pellegrina sulla terra fai gustare i divini misteri, suscita in noi il desiderio della patria eterna dove hai innalzato luomo accanto a te nella gloria. Per Cristo nostro Signore. E lumanità stessa che è innalzata accanto a Dio. Noi lo diciamo anche nel credo: E asceso al cielo, siede alla destra del Padre. Il che vuol dire che ormai lumanità di Cristo, perlomeno lumanità di Gesù di Nazareth, risplende della luce divina, è trasfigurata da questa luce.
Nella corrente di vita, nel flusso di vita della Trinità cè ormai anche un uomo il quale godrà eternamente di Dio. Mai una manciata di polvere come è il corpo umano è stato elevato così grande. Era già tanto che questo corpo umano, questa materia, questa briciola di materia, fosse capace di portare lo spirito umano: un bacio, una stretta di mano, uno sguardo, una parola, sono i mezzi, gli strumenti corporali con cui il nostro animo comunica con lanimo degli altri; ma in Gesù Cristo lumanità è stata capace di portare la divinità; è stata capace di essere trasfigurata come strumento dello Spirito di Dio e della vita divina. Ecco la grandezza delluomo che celebriamo nel mistero di oggi.
Se è vero, però, che luomo mai è stato esaltato tanto come nel giorno dellAscensione del Signore, è pur sempre vero che quaggiù ciascuno di noi, in tanto in quanto è capace di un amore vero, si avvicina in qualche modo alla divinità e porta la divinità agli altri. Perché chi vive nellamore vive in Dio e Dio in lui.
Tu, Valentino, hai trovato un fiore di fanciulla, eh? Veramente... una ragazza... naturalmente semplice, saggia. Cioè, io... posso dire quello che penso di Alessandra? Per me è lequilibrio fatto persona. Eh? E lequilibrio fatto persona. Una ragazza che con la sua pacatezza, che non è insensibilità e tantomeno menefreghismo, una ragazza che con la sua riservatezza, che non è timidezza, che con la sua saggezza, che non è però compromesso tra il bene e il male, tra lerrore e la verità, è sempre riuscita, quando ci si è messa, a distendere le relazioni tra noi, a portare serenità. E... è molto bello, e noi gioiamo con te, Valentino, che tu sia riuscito a cogliere, diciamo pure, uno dei più bei fiori, insomma, del giardino di Mandriolo, vero... e labbia, vero..., domani come tua sposa.
Daltra parte anche tu, Alessandra, hai trovato Valentino (... ci siete in due, a sposarsi in genere ci vuole in due). Un ragazzo... beh, ha laria un po trasognata qualche volta Valentino, eh? [i fedeli sorridono – n.d.r.], però, al di là di questo, vi vedo... un uomo solido nelle sue convinzioni religiose, un uomo di pietà autentica, cosa difficile da trovarsi tra i maschi (mi scusino i maschi presenti), e poi... un uomo intelligente, a volte critico, mai polemico; un uomo capace di unire lidealismo con la concretezza, anche se qualche volta si perde un po nellidealismo. Però questa sua sensibilità artistica, ad esempio, e nello stesso tempo lapertura sociale ai problemi dei più bisognosi, ne fanno certamente un uomo ricco.
Insomma, siete una gran bella coppia e noi siamo contenti che vi sposiate. Noi gioiamo insieme a voi e vogliamo augurarci che siate capaci di realizzare quellamore di cui Cristo ci è stato esempio, perché lamore vero sarà sempre quello; e anche quando questo amore comportasse per voi un qualche sacrificio, rinunce..., dolore forse, vogliamo essere certi – preghiamo il Signore per questo – che saprete scrivere la vostra vita sulla falsariga di quello di Cristo e vivere il vostro amore come Cristo ha amato noi, la sua Chiesa. Ve lo ha ricordato anche Padre Remo allinizio: ogni rosa ha anche le spine, e noi vi auguriamo tutta la felicità possibile, però sappiamo che ogni rosa avrà anche le spine, e vi auguriamo di sapere, in quel momento, avere il coraggio, la fortezza, la grandezza che ha avuto Cristo quando ci ha amato fino alla croce.
Cè laltro aspetto (se voi mi permettete, cercherò di essere molto più sintetico, perché vedo che lorologio va avanti). Cristo è asceso al cielo e... diciamo che è scomparsa in questo modo la sua presenza visibile in mezzo a noi.
Però egli continua la sua presenza in mezzo a noi. Dice, infatti, il verso alleluiatico: Andate e ammaestrate tutte le nazioni... ecco io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo. Comè che Cristo continua la sua presenza in mezzo a noi? Continua la sua presenza in mezzo a noi in modo sacramentale e spirituale.
Anzitutto sacramentale, e tra tutti i sacramenti vi ricordo che ce ne sono due che sono sacramenti permanenti: lEucaristia e il matrimonio. Mi sembra che siano i due sacramenti che stiamo per celebrare.
Il matrimonio non è un sacramento che si esaurisce nel rito che stiamo per celebrare. A differenza degli altri sacramenti (escludiamo lEucaristia, ... ne parleremo), che sono azioni sacre che possono avere i loro effetti – anzi dovrebbero avere i loro effetti – anche a distanza, invece il matrimonio è un sacramento permanente; il che vuol dire che tutte le volte che voi vi vorrete bene, che vivete luno per laltro, voi vi santificate anche; non vi realizzate solo sotto laspetto umano, ma vi santificate.
Questo – diceva giustamente San Paolo nella lettera agli Efesini – è un grande sacramento, e lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!, cioè per coloro che si sposano per realizzare lamore di Cristo per la sua Chiesa, per continuare lamore di Cristo per la sua Chiesa, di Dio per lumanità.
Anzi, nella prima lettera ai Corinzi, San Paolo dice che coloro che si sono sposati in Cristo santificano anche i loro figli.
E del resto, permettete, se voi siete qui e se ci riempite il cuore di gioia proprio per le vostre qualità umane e cristiane, non lo dobbiamo a quelle due meravigliose famiglie che sprizzano fede dappertutto, che sono le vostre due famiglie? Non è vero che anzitutto... Anzitutto cè la famiglia; al novanta cè sempre la famiglia; e quando la famiglia è grande, è buona, certamente è capace di comunicare questi valori cristiani ai figli. Lo ricordava il papa, lo ricordava il vescovo: Auguro alla nuova famiglia labbondanza dellamore del Signore, per testimoniare la fedeltà e la dolcezza di Dio.
E poi cè lEucaristia che è laltro sacramento permanente. Gesù, infatti, è sempre, continua ad essere presente nellEucaristia, fin tanto che non viene consumata, lostia, eh? E quindi è un sacramento permanente. Anzi, è il sacramento che, per eccellenza, vede la comunità cristiana tutta unita e realizza praticamente quel corpo di Cristo che è la Chiesa, quel tempio vivo di Dio che è la Chiesa. Ecco, le famiglie sono come i mattoni, ma poi ci vuole qualcosa che cementi questi mattoni e che ne faccia un tempio vivo per la divinità. Le famiglie sono come le cellule del corpo, ma ci vuole il connettivo che le unisca e ne faccia un organismo, ne faccia tanti tessuti e tanti organi da essere, appunto, un organismo perfettamente ordinato: il corpo bello di Cristo, senza ruga e senza macchia, direbbe San Paolo [Efesini, 5.27 – n.d.r.]. E la comunità cristiana.
E allora permette che io dica un grazie – credo di dirlo anche a nome vostro – a questo... alla comunità parrocchiale, in genere, ma in modo particolare proprio a questo gruppo di giovani che si è prestato tanto per rendere bella questa festa, e lha sentita come una festa propria, quasi che tutti ci dovessimo sposare (ci ho messo anchio in mezzo ai giovani, ci avete badato?), eh?, quasi che tutti ci dovessimo sposare. E quindi io dico questo grazie.
Qual è il frutto dei sacramenti? Il frutto dei sacramenti è lo Spirito di Dio. Ecco perché Gesù ha detto: – E bene per voi che io me ne vada. Vado a prepararvi un posto, ma io non vi lascerò orfani. Manderò a voi lo Spirito consolatore.
Lo Spirito è anzitutto consolatore; ci dà anzitutto la gioia di vivere, la gioia tipicamente cristiana di vivere, e il coraggio delle proprie idee, il coraggio di superare tutte le difficoltà della vita.
Lo Spirito è spirito di verità, che ci porta tutta intera la verità, quindi ci dà la saggezza di vivere, ci dà il senso giusto delle nostre scelte e della nostra vita.
Lo Spirito ci dà lamore. La carità di Dio è diffusa nei nostri cuori dallo Spirito Santo che ci è stato dato, dice San Paolo nella lettera ai Romani; e voi ricorderete nella prima lettera ai Corinzi, quando enuclea tutti i doni dello Spirito Santo, i carismi, arriva alla fine e dice: Ve lo dirò io, cercate i carismi migliori. Se anche parlassi le lingue degli angeli e degli uomini ma non ho la carità... eccetera, vero, quel bellissimo inno alla carità dove si dice il dono per eccellenza dello Spirito Santo è proprio la carità, è proprio lamore.
Noi celebriamo adesso il matrimonio, carissimi Alessandra e Valentino. Pregheremo perché questo Spirito di Dio sia su di noi, su tutta la nostra comunità parrocchiale, ma in modo particolare su di voi, perché riusciate a realizzare la presenza di Cristo Salvatore; perché con la vostra vita sappiate dire al mondo che Dio vive ancora in mezzo a noi e ama ancora luomo.
Così sia. »
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