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| 11.6.2005. Matrimonio di Alessandra e Gabriele |
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Sabato 11 giugno 2005
| Messa (matrimonio di Alessandra e Gabriele) |
Sabato 11 giugno 2005 (chiesa di Mandriolo, ore 17.00)
« Carissimi Alessandra e Gabriele,
avete scelto per il vostro matrimonio tre letture piene di poesia, specie la prima e il vangelo. E’ un segno della fine sensibilità del vostro animo e anche dello stupore che ci fa vibrare il cuore tutte le volte che celebriamo l’amore umano: la cosa più bella, più cantata, più creativa che esiste in natura. La poesia, quindi, non è, come forse da tanti si pensa, una fuga dalla realtà, un puro sogno della fantasia, un ideale utopico, perché poi… nella vita pratica… l’amore umano è tante volte – troppe volte – un’altalena tra egoismo e altruismo, erotismo e donazione, abitudine di vita a due e paura della solitudine, sprazzi di emozione intensa e meschinità di calcolo, per cui l’amore vero appare, appunto, un’utopia.
La poesia vera, invece, è un’intuizione profonda e ampia della realtà, cioè della bellezza, della bontà, del senso del cosmo e della vita; cioè un ideale che è apice del reale, un apice che, come l’orizzonte, voi sapete che non è mai raggiungibile da creatura, ma verso il quale vi incamminate, con speranza gioiosa e fondata perché, pur consci dei vostri limiti, sapete di poter contare sull’appoggio e sull’aiuto reciproco.
La prima lettura canta la delicatezza, la dolcezza, l’incanto, le sfumature e la passionalità prepotente, cioè le espressioni tipiche, dell’amore umano nella sua corporeità, anche se i mistici vi han visto adombrato l’amore infinito, appassionato e travolgente di Dio per l’umanità.
Nel vangelo abbiamo degli insegnamenti preziosi.
Primo: il primato di Dio. "Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia e tutto il resto vi sarà dato in aggiunta", dove "giustizia" non significa soltanto e tanto la giustizia umana, cioè un rapporto corretto tra gli uomini, ma "santità", perché solo se anelate ardentemente alla santità, da Dio sarete saziati di gioia ("Beati coloro che hanno fame e sete della giustizia perché saranno saziati"). La santità viene prima del benessere materiale. Tuttavia il cristiano non vede nelle parole di Gesù, come ha fatto Marx, un disprezzo per i bisogni primari della vita umana, alienando così la povera gente dalla concretezza della vita terrena con il miraggio del paradiso e divenendo così la religione l’oppio dei popoli; il cristiano, giustamente, per quanto dipende dalle sue capacità, provvede anche a una sicurezza economica per sé stesso, per i propri figli, per il futuro, però avrà uno stile di vita sobrio; vedrà nel denaro uno strumento per aiutare i più sfortunati, e soprattutto non cercherà affannosamente l’interesse materiale, il guadagno, ma vedrà il denaro sempre e solo come mezzo e non come scopo di vita.
Troppe famiglie, ad esempio, anche credenti e praticanti, che sembrano concordi e compatte, poi si dividono e si avversano in occasione di un’eredità: segno evidente che, pur credendo in Dio, per loro il denaro viene prima di Dio. Dobbiamo stare attenti tutti, perché nella mentalità attuale il desiderio del denaro diventa la tentazione più insidiosa che minaccia il primato di Dio e divide le famiglie.
Secondo insegnamento che troviamo nel vangelo: la fiducia piena in Dio. "Il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno", dice Gesù. La storia bimillenaria del cristianesimo è costellata di episodi in cui Dio ha provveduto a chi poneva piena fiducia Lui. Si tratta di capire, carissimi Alessandra e Gabriele, che tutto è dono di Dio: la vita, la famiglia, il lavoro, le capacità, la salute, la fortuna, la fede… tutto proprio, perfino la sofferenza e l’infermità.
Diceva San Pio da Pietralcina: "Non è la croce forse la prova certa del grande amore di Dio per un’anima?"; e Kirk Kirgoul, campione sportivo ridotto su una sedia a rotelle dopo un grave infortunio, in una stupenda preghiera ha scritto: "Domandai a Dio tutto per godere la vita. Mi ha lasciato la vita perché potessi apprezzare tutto. Signore non ho ricevuto niente di quello che chiedevo. Le preghiere che non feci furono esaudite. Sii lodato, o mio Signore. Fra tutti gli uomini nessuno possiede quello che ho io"; e in questi giorni Stefano Toschi, uno che soffre di tetraparesi spastica, ha scritto sul giornale: "Da quarantacinque anni sono anch’io crocifisso, ma attraverso un lungo cammino di fede, ho capito che la mia situazione è una grazia per me e per il mio prossimo".
La vita del cristiano è un continuo grazie a Dio per il bene che Egli è, che ci vuole e che ci fa. Voi, infatti, avete voluto celebrare il vostro amore innestandolo nell’Eucaristia, che significa ringraziamento. E’ un grazie pieno di commozione e di rinnovato stupore a Dio per averci dato suo Figlio. E se ci ha donato suo Figlio, non ci darà ogni cosa insieme con Lui?
Abituatevi a dire quotidianamente insieme un cordiale grazie a Dio per la vostra vita e tutto ciò che l’accompagna, per la gioia estatica del vostro incontro, per la bellezza del vostro amore.
Di amore parla soprattutto la seconda lettura tratta dalla parte parenetica della lettera ai Romani. La parola italiana "amore", nel greco antico – il nuovo testamento è stato scritto nel greco antico – aveva tre vocaboli: "èros", "filìa", "agàpe". "Eros" che vuol dire il trasporto istintivo, sentimentale, verso una persona; "ilia" vuol dire amicizia, stima, simpatia; "agape" che vuol dire condivisione, amore totale e gratuito, disinteressato. Nei testi del nuovo testamento non c’è mai, per dire amore, la parola "eros"; poche volte la parola "filia"; quasi sempre la parola "agape".
Anche voi, del resto, senza svalutare, disprezzare, le altre forme di amore, avete conosciuto l’"agape" e avete percorso il cammino dell’amore. Anche nel testo che abbiamo letto la carità è nominata "agape". In detto brano San Paolo invita i cristiani, per il Dio che si è rivelato ricco di misericordia verso di loro, a offrire i propri corpi, cioè la propria vita, come sacrificio vivente, santo, il più grande e autentico grazie a Dio, vero culto in spirito e verità.
Contrastando la mentalità mondana, per la quale il criterio di scelta è il piacere o l’interesse individuale, i cristiani devono rinnovarsi interiormente e comprendere ciò che è veramente bene, gradito a Dio e perfetto. "La carità non abbia finzioni", dice San Paolo. Le altre ventitré espressioni sono sfaccettature di questa prima affermazione. La carità sia vera: non dovrete apparire una bella coppia, ma esserlo realmente. Non commento le altre espressioni. Primo perché il loro senso è chiaro, ovvio; poi perché per commentarle a fondo ci vorrebbe un tomo e non un’esortazione a una coppia di novelli sposi.
Ne sottolineo solo qualcuna rileggendola.
"Gareggiate nello stimarvi a vicenda", "Siate lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera, solleciti per le necessità dei fratelli, premurosi nell’ospitalità", "benedite e non maledite", "Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto", "Non fatevi un’idea troppo alta di voi stessi", "Non rendete mai male per male", "Se possibile, per quanto questo dipenda da voi, vivete in pace con tutti".
Piuttosto io approfondirei, e concluderei così, siamo partiti dalla poesia che canta la bellezza della natura. Ebbene, nella scrittura, e più precisamente nella lettera agli Ebrei, San Paolo chiama il Figlio di Dio "gloria del Padre e immagine della sua sostanza". E poiché in nome del Figlio, per mezzo del Figlio, tutto è stato creato, Dio con la sola immagine del suo Figlio guardò tutte le cose donando loro l’essere naturale, facendole compiute e perfette secondo la parola della Genesi: "Dio guardò tutte le cose che aveva fatto ed erano molto buone". Con la sua incarnazione e morte, cioè con il suo abbassamento e innalzamento, Gesù Figlio di Dio rivestì di bellezza divina le sue creature predilette – gli uomini – secondo le sue stesse parole: "Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutto a me". Difatti, nella sua risurrezione, ci ha donato il suo Spirito per mezzo del quale l’amore di Dio è effuso nei nostri cuori sicché l’uomo è divenuto capace di amare come ama Dio: di un amore totale e gratuito.
Così anche l’uomo che vive nella carità diventa "gloria di Dio e immagine della sua sostanza". Ciò gli farà sperimentare la gioia più pura ed elevata e sarà l’esempio più luminoso e la bellezza più splendente per gli altri. "Vedano le vostre opere buone e glorifichino il Padre che è nei cieli", dice Gesù [Matteo 5,16 – n.d.r.]. La società attuale, secolarizzata e materialistica, che ha perso il senso del mistero, non capisce questo ma rimane ammirata e choccata.
Carissimi Alessandra e Gabriele, voi state per celebrare il sacramento dell’amore. Noi tutti preghiamo che il Padre, per mezzo di Gesù Cristo, infonda in voi lo Spirito dell’amore così da diventare una coppia–amore, fonte di gioia per voi e di edificazione per chi vi conoscerà. Questo è il nostro augurio più cordiale. E così sia.
Sia lodato Gesù Cristo. »
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